PERICOLO: ZONE PROIBITE. 1) LA MALAYSIA

Prima puntata dell’indagine sui Paesi più omofobi del mondo. A Kuala Lumpur l’omosessualità è un crimine. Avversari politici in galera per sodomia: vietato l’ingresso ai ministri gay stranieri.

Immaginate un paese che faccia dell’omofobia la propria bandiera, sulla quale regolare persino i dissidi interni. Purtroppo quel paese esiste, e si chiama Malaysia: forse non è sanguinario e intransigente come il governo talebano che uccide i gay facendogli crollare addosso un muro, ma rimane comunque uno dei paesi con le più alte pene per chi compie atti omosessuali consensuali. Un paese con la maggioranza di religione islamica, che in molti casi applica una rigida morale sessuale. Decisamente una meta da escludere per le vostre vacanze natalizie…

Il primo ministro della Malaysia Mahathir Mohamad, è arrivato al punto di considerare l’omofobia come una condizione imprescindibile per intrattenere rapporti con il suo paese, minacciando di rimandare con la forza a casa qualunque rappresentante ufficiale gay di un paese straniero che giunga in Malaysia accompagnato dal suo partner.

Ma questo non è il primo caso di comportamento omofobo istituzionalizzato nel paese asiatico: Mohamad ha anche silurato il suo vice-primo ministro Ibrahim Anwar, molto popolare nel suo paese, nell’aprile 1999, usando proprio l’arma dell’accusa di sodomia in un processo durato ben 14 mesi durante il quale la presunta vittima e accusatore di Anwar, un autista di famiglia, ha cambiato tre volte versione dei fatti e perfino l’anno in cui si sarebbero svolti. Così Anwar si trova ora nelle carceri di Kuala Lumpur, dove sta scontando una pena di 15 anni, 9 dei quali ottenuti per l’accusa di sodomia, e 6 per corruzione. Un processo politico, in effetti: questa è l’accusa che i sostenitori di Anwar lanciano alla magistratura di Kuala Lumpur, e che traspare dai commenti internazionali, asserita anche da molti sostenitori malesi dell’ex-vice primo ministro, che il giorno della sentenza hanno affollato lo spazio antistante il tribunale con eclatanti proteste. Mahatir ha sempre affermato che Anwar, che era stato designato per succedergli, è stato processato equamente e ha respinto le condanne internazionali al verdetto e al sistema giudiziario nazionale. A sostegno di queste posizioni, Ariffin Jaka, magistrato dell’Alta Corte, affermò, in occasione della sentenza contro Anwar, che si trattava di una chiara dimostrazione della "massima condanna" che il suo paese esprimeva contro l’omosessualità.

Pochi giorni fa, un giornalista della BBC, nel corso di un’intervista radiofonica a Mahatir Mohamad, gli ha chiesto il perché di una condanna così dura verso Anwar: il premier ha spiegato che la Malaysia non potrebbe mai accettare un Primo Ministro gay. "Si tratta di una differenza di valori. I britannici accettano i ministri omosessuali, ma se vengono qui, accompagnati dai loro amichetti, vieteremo loro" l’ingresso nel paese, ha dichiarato.

L’affermazione pare essere rivolta contro Ben Bradshaw, il rappresentante che il ministro degli esteri ha scelto per intrattenere i rapporti con il paese asiatico, dichiaratamente gay. Ma il governo di Tony Blair non si è lasciato intimorire: il ministero degli esteri ha emanato una dichiarazione in risposta alle affermazioni di Mahatir Mohamad, in cui si afferma che Jack Straw, ministro degli Interni, "ritiene in maniera rigorosa che la vita privata delle persone sia una faccenda privata". Il comunicato pare anche confermare che Bradshaw continuerà a svolgere la sua funzione presso la Malaysia nonostante le affermazioni del premier malese. Si pone però la questione se Bradshaw possa visitare il paese, o debba intrattenere solo relazioni a distanza: anche se il ministero degli esteri britannico ha precisato che i suoi rappresentanti non viaggiano con i loro partner durante incontri ufficiali, una fonte della diplomazia malese, ha detto che se Bradshaw visiterà il paese, anche senza il suo compagno, non c’è alcuna possibilità che il primo ministro accetti di incontrarlo.

Tony Blair ha nominato il primo membro del governo britannico apertamente gay nel 1997, portando Chris Smith (foto) alla poltrona di ministro della cultura. Poi il ministro dell’agricoltura Nick Brown riconobbe di essere gay nel momento in cui un suo ex-amante tentava di vendere la sua storia a un giornale. Anche dell’ex-membro del governo Peter Mandelson, uno dei confidenti più stretti di Blair e architetto della sua prima schiacciante vittoria elettorale, è stata rivelata l’omosessualità da parte di un cronista.

Ti suggeriamo anche  Malesia: due donne frustate pubblicamente in piazza perché lesbiche

Peter Tatchell, attivista omosessuale inglese, ha detto che le affermazioni del premier malese non sorprendono, dal momento che la Malaysia detiene un record negativo nel rispetto dei diritti umani. "In Malaysia, una relazione omosessuale consensuale è punibile con una pena fino a 20 anni di carcere e dalla fustigazione, e questa è probabilmente una delle pene più dure per le relazioni gay in tutto il mondo" ha detto. Tatchell sostiene anche che le dichiarazioni del primo ministro hanno rivelato la natura di alcune delle nazioni coinvolte nella coalizione internazionale contro il terrorismo. Alcuni degli "alleati" britannici sarebbero "compagni molto instabili, molto inaffidabili. In realtà sembra che il primo ministro malese voglia imporre al nostro governo chi mandare come suo rappresentante".

La Malaysia ha condannato gli attacchi dell’11 settembre su Washington e New York, ma Mohamad, sul quale gravano le pressioni dei partiti islamisti d’opposizione, rifiuta di appoggiare il bombardamento in Afghanistan. "Non crediamo che attaccare l’Afghanistan sarà d’aiuto – ha detto – Se si pensasse che noi ci schierassimo tutti in supporto dell’America senza riflettere, perderemmo sostegno, persino dalla nostra gente. Dobbiamo trovare le radici del problema. Le persone non si infiammano per nulla. Dobbiamo riflettere su qualcosa".

Che dire, dunque, a chi pensava di trascorrere le proprie vacanze in Malaysia? David Di Giacomo, responsabile di Out Travel, agenzia online di viaggi specializzata per la clientela gay, conferma che la sua agenzia, «non può non tenere conto delle politiche omofobe dei vari paesi, eventuali mete turistiche di nostri clienti».

Ti suggeriamo anche  'Non ci sono gay in Malesia', l'ultima follia del ministro del turismo malese

«Le dichiarazioni e i comportamenti del ministro malese si commentano da sole – conclude quindi Di Giacomo – e, a fronte di tale criminale chiusura, l’arma che tutti noi possiamo mettere in campo è quella di un attivo boicottaggio e di una costante pressione verso le istituzioni internazionali preposte al monitoraggio del rispetto dei fondamentali diritti civili delle persone. Out Travel si impegna, come nel caso del processo farsa ai gay egiziani, a segnalare quei paesi che non rispettino i più elementari diritti civili delle persone invitando tutte le persone omosessuali ad un attivo impegno affinchè tali comportamenti non abbiano alcun spazio».