Perugia, la Corte di Appello ribadisce: Joan ha due mamme e il suo atto di nascita va registrato

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La Corte di Appello ha scritto la parola fine sul caso del piccolo Joan, che il Comune si era rifiutato di riconoscere perché figlio di due donne.

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Andrea Romizi, sindaco di centrodestra di Perugia, ha nuovamente perso la battaglia contro le famiglie arcobaleno.

La Corte di Appello ha infatti nuovamente preso parola sul caso del piccolo Joan, che il Comune di Perugia si era rifiutato di riconoscere perché figlio di due donne, ordinando al primo cittadino di trascrivere immediatamente l’atto di nascita con entrambe le madri. Nel giugno scorso Romizi, spalleggiato dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, presentò ricorso. Perdendolo.

«La magistratura è dovuta intervenire ancora una volta in pochi mesi per tutelare i diritti fondamentali del piccolo Joan; diritti che il Sindaco Romizi ha costantemente ignorato nel corso di tutta questa lunga vicenda – commenta Stefano Bucaioni, Presidente di Omphalos LGBTI-. Quello del comune è stato un vero e proprio accanimento ai danni di un minore che ha anche leso profondamente l’immagine di un’intera comunità cittadina non abituata a simili crociate ideologiche».

«A livello nazionale e non solo, Romizi ha dato un’immagine di Perugia, come di una città incapace di accogliere un bambino nato all’interno di una famiglia arcobaleno, lasciandolo senza documenti e ignorando la sua esistenza per un anno – prosegue Bucaioni-. Il rifiuto di Joan è una scelta che non rappresenta e non ha mai rappresentato le cittadine e i cittadini di di questa città». «Ci auguriamo che il sindaco Romizi abbia finalmente compreso che non esistono famiglie di serie A e famiglie di serie B. L’attività amministrativa del primo cittadino impone la tutela di tutti i bambini, indipendentemente dalla tipologia di famiglia in cui sono nati, amati e cresciuti. Romizi riconosca i suoi errori, altrimenti farà bene a dimettersi. Ricoprire il ruolo di primo cittadino significa saper essere il sindaco di tutte e di tutti; è un atto grave arrivare a strumentalizzare l’istituzione che si rappresenta per una crociata ideologica a meri fini elettorali, con lo scopo di accattivarsi le simpatie dei fondamentalisti religiosi e dei peggiori ambienti reazionari».

A difendere Joan e le sue mamme durante il lungo iter giudiziario sono stati gli avvocati Vincenzo Miri e Martina Colomasi dell’associazione Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI, che hanno così commentato la sentenza: «Siamo molto soddisfatti per il decreto, che ricostruisce con precisione un quadro giuridico della genitorialità a tutela di tutti i figli, senza che rilevi l’orientamento sessuale dei genitori e il modo in cui i bimbi vengono al mondo. L’equivalenza di ogni famiglia è il punto cardine della pronuncia e rappresenta un premio ai tanti sforzi compiuti in questi anni, insieme alla insostituibile attività di Omphalos, vera risorsa nazionale a tutela delle persone LGBTI»

A far festa sui social anche Monica Cirinnà: ‘Gioia per Joan e sue mamme: Corte Appello Perugia dice a Comune di trascrivere atto nascita con entrambe mamme. Amore non è contrario a ordine pubblico, lo capiscano sindaco @Andrea_Romizi e ministro @matteosalvinimi no a battaglie su pelle dei più deboli‘.

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