Pesaro: un film su giovani e omosessualità

Alla Mostra internazionale del Cinema di Pesaro, il film sull’infanzia e l’innocenza perdute, sull’omosessualità e la fatica di credere in dio del regista spagnolo Augustì Villaronga.

PESARO – Un film sull’infanzia e l’innocenza perdute, sull’omosessualità e la fatica di credere in dio. Così il regista spagnolo Augustì Villaronga ha parlato del film "El Mar", tratto da un romanzo dello scrittore catalano Blai Bonet, e presentato alla Mostra internazionale del Cinema di Pesaro. "Un libro – ha detto Augustì nella conferenza stampa pesarese – che mi ha segnato profondamente quando ero ragazzo."

Il regista ha confessato che desiderava da almeno vent’anni fare un film dal lavoro di Bonet, e poi ha avuto la fortuna di poter scrivere la sceneggiatura insieme all’autore, prima che morisse. "Il tema mi affascinava da sempre, non so dare una spiegazione razionale del perché. Ma anche nel prossimo film che girerò si parlerà della fine dell’infanzia e delle conseguenze che comporta nella crescita di un essere umano".

Secondo la produttrice Isona Passola il tema centrale della pellicola è in realtà la repressione sessuale che colpisce i protagonisti a causa del loro rapporto con la religione. Un argomento trattato in modo "non manicheo: c’è la suora, in rapporto decisamente più armonioso con Dio e l’omosessuale, che inveve reprime il suo impulso e non riesce ad accettarsi".

"Io non giudico mai i miei personaggi – spiega Villaronga – non esprimo giudizi morali su di loro. E credo che questo mi aiuti meglio a rappresentare ciò che mi interessa. Ad esempio, ‘El mar’, è stato proiettato al festival di Berlino del 2000 e alla scena finale, che è molto forte, molto violenta, quasi tutta la sala ha fischiato. Sono atteggiamenti ai quali sono abituato e che non giudico negativamente. Quando la gente si sente aggredita, messa in difficoltà, reagisce, il solo fatto che di fronte a un film ci siano delle reazioni non può essere interpretato come un fallimento del regista".

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L’ interpretazione del finale è aperta, lo spettatore può pensare che la decisione della suora di abbandonare i voti sia dovuta alla perdita della fede, oppure al peso del dolore sopportato, e alla voglia di ricominciare a respirare decidendo di affrontare un’ esistenza di donna normale. Il film è girato in mallorchino, il dialetto catalano di Majorca, e la copia che è uscita in Catalogna è stata sottotitolata perchè gli spettatori non avrebbero compreso i dialoghi. "In un mondo globalizzato – ha commentato la produttrice – può sembrare una scelta estrema, ma io penso che la funzione del cinema europeo sia quella di dare voce alle diversità, perchè l’Europa ha il compito di offrire modelli alternativi al cinema americano".