Petizione contro il Pride di Biella: “Noi non lo vogliamo”

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La manifestazione piemontese, prevista per il 14 giugno, ha suscitato l'ira di un cittadino di biellese che ha deciso di lanciare una petizione. Guala: "Vogliamo sensibilizzare l'opinione pubblica".

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Come ogni anno, fervono i preparativi, oltre che per il Pride nazionale che quest’anno si svolgerà a Bologna, anche per quelli regionali. Il 14 giugno 2008 è previsto il corteo piemontese che, è stato deciso, si svolgerà a Biella.

Ma non tutti gli abitanti della città hanno gradito la scleta degli organizzatori, al punto che uno di loro, Andrea Bianchetto, ha deciso di promuovere una petizione popolare. Una raccolta di firme contro il Pride. "Non ho nulla contro l’omosessualità – ha dichiarato Bianchetto ad un quotidiano locale – quello che temo è che la manifestazione si trasformi in una specie di carnevale di dubbio gusto. Insomma, è pur sempre un sabato pomeriggio! Quello che ci disturba è lo spettacolo che potrebbero trovarsi di fronte i bambini: come si fa a spiegargli il perché della manifestazione e perché degli adulti si comportano così?".

Certo, come si fa a spiegare ad un bambino che si può (e si deve) essere orgogliosi del proprio modo di essere, del proprio

orientamento sessuale, piuttosto che delle proprie convinzioni? E’ difficile, non c’è dubbio, soprattutto quando chi dovrebbe spiegarlo, a sua volta non ne è affatto convinto. E a quanto pare il signor Bianchetto non è il solo a pensarla così, dato che in un solo giorno ha raccolto un centinaio di firme, stando al quotidiano ‘La Nuova Provincia’ che precisa anche che, però, tra le adesioni raccolte ci sono anche quelle di molti che non vivono a Biella, ma che hanno firmato per puro principio.

"Questa è certo un’opinione – risponde Adriano Guala, tra gli organizzatori del Pride di Biella e presidente dell’associazione LGBT locale ‘Eurialo e Niso’ -, non la nostra, ovviamente. La

manifestazione è l’ultimo aspetto della questione. Il Pride serve a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla grave mancanza di diritti che ancora caratterizza l’universo gay". Già a sensibilizzare anche chi crede che l’omosessualità sia un fatto esclusivamente privato e che scendere in piazza a reclamare diritti che gay e lesbiche in moltissimi altri paesi d’Europa hanno già visto riconoscere, sia cosa che possa turbare i bambini.

"Nelle grandi città – continua Guala – la diversità è più facile da vivere: ci sono locali, associazioni, comunità. E’ nelle piccole città che la cosa diventa più difficile" come dimostra l’iniziativa del signor Bianchetto che promette anche, nei prossimi giorni, di organizzare banchetti per le strade della città per continuare la sua raccolta di firme.

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