Piacenza: il PD nega la sala comunale per i matrimoni alle unioni civili

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I senatori Lo Giudice e Cirinnà denunciano il fatto, Arcigay Piacenza lamenta il clima discriminatorio: sarà un giudice a risolvere?

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A Piacenza le unioni civili non avranno alcuna celebrazione. L’assessore Giorgia Buscarini è serafica: l’unione civile “non sarà una celebrazione, ma una registrazione”. Dunque, le coppie omosessuali piacentine dovranno semplicemente recarsi all’Ufficio di Stato Civile unicamente con due testimoni a testa, firmare l’atto e tornarsene a casa.

Non è passata inosservata la questione: “Speriamo che il Comune di Piacenza intenda muoversi nell’ambito della legalità e non voglia essere esempio di quei trattamenti discriminatori che troverebbero comunque risoluzione in un’aula di tribunale” affermano i senatori del PD Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà, tratteggiando possibili azioni legali. Si riferiscono alla legge sulle unioni civili che prevede “che le disposizioni che si riferiscono al matrimonio ovunque ricorrono, non solo nelle leggi, ma anche nei regolamenti e negli atti amministrativi, si applicano anche alle unioni civili”, ovvero, che la registrazione debba essere celebrata nella sala comunale adibita ai matrimoni civili. Arcigay Piacenza L’Atomo ha rilasciato un comunicato, che in un passaggio attesta: “Sappiamo già di alcune coppie che, dopo avere saputo della negazione del Salone Pierluigi a Palazzo Farnese, hanno minacciato di andare a unirsi civilmente in comuni meno problematici del nostro. Dove sanno per certo che verranno trattate al pari degli altri cittadini, e non come una sotto categoria che, in un’occasione così importante, deve subire l’umiliazione di vedersi relegata in qualche angusto ufficio comunale”.

Il presidente di Arcigay Piacenza, Valeriano Scassa, ricorda come il territorio in cui opera sia difficile: “Piacenza è nota per il suo festival del Diritto, dentro al quale Arcigay ha sempre ritagliato un proprio spazio. Ma, purtroppo, da quest’anno siamo stati esclusi. La nostra realtà associativa è cresciuta negli ultimi anni e non molleremo la presa: abbiamo deciso di tenere comunque la conferenza pronta per il festival al di fuori del circuito ufficiale”.

Tira aria di tempesta attorno al comune di Piacenza, governato dal sindaco Paolo Dosi e la sua giunta monocolore del PD. Una città, quella emiliana, da sempre poco incline alle novità, dove da svariati anni era stata infilata in un cassetto la proposta di istituire il registro delle coppie di fatto, dove venne affossato il questionario AGEDO per le scuole contro l’omofobia, mentre vengono somministrati senza controllo materiali del Popolo della Famiglia in un liceo psicopedagogico.

Chi sta scrivendo questo articolo è nato e cresciuto a Piacenza. Con orgoglio ricopro la carica di segretario locale di Arcigay, e con dolore vivo questa faccenda. Se già le coppie gay devono accontentarsi, per ora, di un istituto giuridico differente dal matrimonio civile e già percepito di grado inferiore, vedere il proprio comune d’origine discriminare ulteriormente fa male. Questa decisione ha il sapore amaro della sopraffazione: “Unitevi pure, ma non avete nulla da festeggiare. Siete inferiori alla famiglia eterosessuale, fatevene una ragione”.

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