Picchia il figlio gay a morte: condannato all’ergastolo

Lo considerava una vergogna per la famiglia. Quindi, con l’aiuto degli zii, lo ha picchiato a morte. Dopo due anni un tribunale lo condanna all’ergastolo. E’ successo in Turchia.

Ha picchiato suo figlio fino ad ucciderlo e adesso è stato condannato all’ergastolo. La colpa del figlio? Essere gay e, per questo, essere “la vergogna della famiglia”. E’ successo in Turchia dove il 2 luglio del 2012 il 17enne Roşin Çiçek è stato ritrovato sul ciglio della strada picchiato a sangue e ferito. I traumi riportati erano talmente gravi che il ragazzo è morto due giorni dopo. Non è stato subito chiaro chi fosse l’autore del brutale pestaggio, ma dopo quasi due anni di indagine un tribunale turco ha stabilito che il responsabile della morte del ragazzo era proprio suo padre che aveva agito insieme agli zii Seyhmus e Mehmut. I tre sono stati ritenuti responsabili di omicidio colposo e condannati all’ergastolo.

Per tutta la durata del processo la linea difensiva della famiglia ha puntato su un incidente, ma i giudici non hanno creduto alla versione dei tre uomini. Stando a quanto riferiscono gli attivisti lgbt locali, la famiglia e i loro difensori hanno sempre avuto un atteggiamento molto aggressivo nei loro confronti e nei confronti della stampa. Durante il processo, la madre di Roşin ha urlato contro gli attivisti presenti: “Se mio figlio fosse stato gay, l’avrei ucciso con le mie mani! Siete la nostra vergogna!”.

A seguito di questa vicenda, il vicepresidente del partito Repubblicano turco ha chiesto al governo che si discuta una legge contro i crimini d’odio e le discriminazioni ai danni delle persone lgbti.

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