Picchiarono giovane gay: chiesti tre anni di reclusione

Chiesto il rinvio a giudizio per gli indagati: presero a calci in faccia un giovane romano

Dopo quasi cinque anni dall’aggressione, Simone T. intravede la possibilità che venga fatta giustizia contro chi, quella notte del 25 maggio del 2010 , decise di prenderlo a calci in faccia perché gay. Tre persone, infatti, secondo quanto riporta l’agenzia OmniRoma, rischiano tre anni e due mesi di reclusione per rapina e lesioni gravi. A chiedere il rinvio a giudizio è stato il pm romano Paolo Auriemma e il 17 giugno prossimo si attende la pronuncia dei giudici della II sezione del tribunale penale della Capitale.

Quella sera di maggio, Simone, che allora aveva 22 anni, l’aveva trascorsa al Coming Out, uno dei locali più conosciuti della Gay Street di Roma. Uscito dal locale, nella vicina via del Fagutale, era stato intercettato da un gruppo di persone che avevano iniziato ad urlargli contro: “Sei un frocio di merda”. Simone era al telefono con un amico quando, senza avere neanche il tempo di rendersi conto di quello che stava succedendo, si ritrova aggredito dal gruppo e preso a calci in faccia. Era l’1.30 di notte, circa.

Uno degli aggressori gli strappa il telefono dalle mani prima di scappare insieme agli altri. È l’amico con cui Simone parlava al cellulare, insieme ad un altro ragazzo, a correre in soccorso del ragazzo ed a chiamare aiuto. “In via Cavour, uno dei miei due amici, arrivati per soccorrermi, ha chiesto dei fazzoletti in un bar per tamponare il sangue, ma loro si sono rifiutati – aveva raccontato Simone all’indomani dell’aggressione -. Questo mi è stato riferito, io non ero cosciente e il mio sangue colava. Ricordo ancora i miei aggressori che sghignazzavano mentre mi colpivano”. Una violenza, quella subita dal ragazzo, per la quale ha rischiato di perdere un occhio.

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Sotto accusa per l’aggressione finiscono in tre: Adrian Raileanu e i due fratelli Gabriel Florin Dudau e Alin Dudau che tentano di scappare in Germania. Ma anche in terra tedesca finiscono nei guai e vengono arrestati per furto d’auto e, a seguito dell’arresto, identificati e ricollegati alla violenza perpetrata a Roma. “Siamo soddisfatti per come la Procura e le forze di polizia hanno gestito la vicenda e per la richiesta di condanna formulata dal pubblico ministero Auriemma – ha dichiarato ad OmniRoma l’avvocato Daniele Stoppello che ha assistito Simone fin dal primo momento -. Siamo davanti ad una rapina che, in realtà, celava un’aggressione a chiaro sfondo omofobo e questi elementi sono stati messi in risalto dalla Procura. È stato fondamentale denunciare subito l’accaduto perché solo così sono potute partire le indagini della polizia che è anche riuscita a rintracciare gli aggressori scappati nel frattempo all’estero. Speriamo che fatti del genere non accadano mai più”.