Pisapia indagato per le trascrizioni dei matrimoni egualitari SMENTITA

Abuso d’ufficio: si rifiutò di cancellare le trascrizioni su ordine del prefetto.

Indagato per le trascrizioni dei matrimoni egualitari. Anzi, per la precisione, per essersi rifiutato di cancellarle, quelle trascrizioni. Dopo il sindaco di Roma Ignazio Marino , è toccato al primo cittadino di Milano Giuliano Pisapia, che come il suo omologo capitolino (e come molti altri sindaci) non solo aveva proceduto lo scorso autunno a trascrivere nei registri di stato civile i matrimoni egualitari contratti all’estero, ma si era poi rfiutato di procedere alla cancellazione imposta dal prefetto a seguito della nota circolare Alfano.

A comunicare di essere indagato è stato lo stesso Pisapia, ieri, durante un convegno del Pd. L’accusa è quella di abuso d’ufficio.

Durante il suo intervento al convegno, il sindaco di Milano ha anche chiesto a Renzi di dare una “tirata d’orecchie al ministro Angelino Alfano per far ritirare quella circolare blasfema da un punto di vista giuridico e sciagurata da quello politico”. “L’assurdità – ha dichiarato Pisapia a Repubblica – è che in un governo a maggioranza Pd ci sia un ministro che si possa permettere di fare una circolare che non ha nessuna logica da nessun punto di vista”. Per nulla preoccupato per l’indagine in corso, il primo cittadino ha dichiarato di volere continuare per la sua strada.”Essendo avvocato posso non preoccuparmi – ha concluso Pisapia – ma magari altri sindaci potrebbero fermarsi su quello che è un loro dovere o comunque una questione su cui c’è grande mobilitazione e sensibilità. Questo indipendentemente da quello che uno può pensare sui matrimoni omosessuali nel nostro Paese”.

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AGGIORNAMENTO 19.01.2015

Pisapia “non è indagato, al momento il fascicolo è a carico di ignoti”. A smentire la precedente notizia Edmondo Bruti Liberati, procuratore di Milano.

La replica del sindaco: “Apprendo con piacere di non essere indagato ma la sostanza non cambia“.

“Ho provveduto personalmente alla trascrizione”, per evitare guai agli addetti al registro. In altre parole – precisa Pisapia – “[Ho] voluto chiarire che l’ignoto era noto”.