Più di 4000 emendamenti al DDL sulle Unioni Civili, 2800 solo di NCD

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La mole di modifiche rischia di ritardare l'iter. Lo Giudice: "In aula prima dell'estate".

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Sono 4320 gli emendamenti presentati in Commissione Giustizia del Senato contro il DDL sulle Unioni Civili. A presentare più proposte di modifiche in assoluto è stato il gruppo di NCD che vanta all’attivo 2778 emendamenti, più della metà del totale. A questi vanno aggiunti i 282 presentati personalmente dal senatore Carlo Giovanardi, per un totale di 3060. Segue il gruppo di Forza Italia, con 829 proposte di modifica (di cui 700 del senatore Malan), e quello di Gal con 332. Si è chiuso oggi, infatti, il termine per la presentazione degli emendamenti che ora dovranno essere discussi e votati uno per uno prima che il testo, nella versione emendata, arrivi al Senato per la discussione e poi il voto in aula.

LO STUDIO DELL’INPS SMENTISCE NCD E ALFANO

Questo dato arriva nel giorno in cui Articolo 29 diffonde uno studio dell’Inps secondo cui estendere il diritto alla reversibilità della pensione alle coppie gay e lesbiche non incide sul bilancio dello stato dato che, per il 2016, parliamo di appena 100.000 euro in più che arriverebbero a 500.000 nel 2017 e a soli 6 milioni di euro nel 2025. Cifre ben lontane degli allarmistici dati diffusi non molto tempo fa dal ministro Alfano il cui partito, NCD, ha posto come paletto per discutere di unioni civili proprio la la non estensione della reversibilità della pensione, oltre al no alle stepchild adoption.

LO GIUDICE: “È UNA PARTITA CHE SI GIOCA NEL PAESE. IN AULA PRIMA DELL’ESTATE”

“Era previsto che ci sarebbero stati molti emendamenti, forse non così tanti, ma di sicuro sapevamo che la mole sarebbe stata imponente – commenta a Gay.it il senatore del Pd Sergio Lo Giudice -. Del resto sono solo pochi di più di quelli presentati da Giovanardi e Malan sulla legge contro l’omofobia”.

“Ma ora il punto non sono gli emendamenti – continua Lo Giudice -. Il punto è giocare la partita facendo sì che il testo, che dovrà essere discusso ed emendato in alcune parti, possa essere solo migliorato e non peggiorato”.

Un numero che desta non poche preoccupazione su quali saranno i tempi necessari al dibattito in commissione.

“Si dovrà arrivare, o tramite un accordo politico con gli altri gruppi o comunque tramite procedure regolamentari, a ridurre i tempi contingentati – spiega Lo Giudice -. Bisognerà stabilire una data per l’arrivo in aula e rispettarla, anche a costo di fare nottate”. Difficile fare previsioni più precise, ma il senatore ricorda che “il termine che ci siamo dati è prima dell’estate. Si era detto entro la primavera, ma è chiaro che potremmo andare un po’ più lunghi”.

“Adesso è fondamentale l’attenzione dell’opinione pubblica – conclude -, dei soggetti interessati e delle associazioni, perché questa non è una partita che si gioca in commissione o in Senato. È una partita che si gioca nel Paese”.

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