Politica: ancora reazioni al DDL sui DiCo

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C’è chi si straccia le vesti e promette disastri sociali, mentre chi ritiene il progetto di legge sui diritti dei conviventi insufficiente e sin troppo timido. Panoramica di...

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ROMA – Il Decreto di Legge approntato grazie alla collaborazione delle ministre Barbara Pollastrini e Rosy Bindi (nella foto), denominato DiCo (Diritti e doveri delle persone stabilmente Conviventi) continua a scatenare una valanga di prese di posizione, alcune sensate e legittime, altre che mirano a un allarmismo esagerato della serie “l’umanità è pericolo” e che finiscono per essere così estremizzate da cadere nel ridicolo. In prima fila in questa sezione ci pare rientrare Isabella Bertolini, di Forza Italia, per la quale con questa legge «Si tolgono diritti alle famiglie per darli alle unioni di fatto. La volontà del centrosinistra è quella di smantellare la famiglia e di aprire la porta ai matrimoni gay.» Bertolini non vuole sentire storie: «Non c’era bisogno di nessuna legge. I diritti ribaditi nei Dico sono già ampiamente tutelati dal codice civile. Daremo battaglia affinché il DDL Bindi-Pollastrini, che non piace a nessuno, non veda mai la luce in Parlamento.» Il presidente della Regione siciliana e vicesegretario nazionale dell’Udc Salvatore Cuffaro afferma di essere «assolutamente contrario a qualsiasi forma di riconoscimento giuridico alle coppie formatesi tra omosessuali. L’unica forma di famiglia a cui credo è quella prevista dal diritto naturale e riconosciuta dalla costituzione.» Dopo questo proclama di messa al bando dalla giurisdizione delle “innaturali” coppie gay Cuffaro aggiunge prudentemente però di avere «grande rispetto per le scelte di ognuno, ma una cosa è rispettare queste scelte, un’altra riconoscerle giuridicamente. È giusto che le coppie di fatto tra uomini e donne abbiano dalla società i diritti riconosciuti, ma non credo bisogna farlo per legge, il Codice civile in questo ci può aiutare.» È ben noto invece che il Codice civile è assolutamente insufficiente a garantire quel livello diritti che sono ormai indice di civiltà laica e democratica in Europa, un ambito nel quale è evidente che ancora l’Italia annaspa penosamente.
Per il segretario della Democrazia cristiana per le autonomie Gianfranco Rotondi «Le unioni di fatto non sono un tabù e compito del legislatore è quello di disciplinarne i diritti e i doveri. Un primo passo è stato fatto, ma è francamente poco edificante lo spettacolo che sta offrendo questa maggioranza» riferendosi probabilmente al defilarsi del ministro Mastella. Per il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio «il Ddl, seppur lacunoso e in alcuni casi limitativo – come nei punti relativi al divieto della dichiarazione congiunta di convivenza, la durata della convivenza stessa per poter acquisire i diritti e il rinvio del nodo della pensione di reversibilità – apre una breccia di civiltà, rompe un muro. È la prima volta – sottolinea Sgobio – che una legge riconosce i diritti ed i doveri dei conviventi. Il testo è chiaramente il frutto di una mediazione. Già nel programma dell’Unione l’argomento era trattato in maniera timida. D’altronde, la coalizione è composita e variegata e l’anima laica, su questi argomenti, non sempre prevale con nettezza al suo interno. Spetta, adesso, alla società e alla politica lavorare per renderlo più completo e soddisfacente.»
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Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani, concorda con Emma Bonino, «che ha espresso anche lei le sue riserve sul testo, questo non è il Governo Zapatero che con una semplice legge ha risolto il problema delle discriminazioni verso le persone omosessuali» e annuncia che «i Radicali, da sempre impegnati per la difesa della dignità e dei diritti delle persone gay, si batteranno in Parlamento per migliorare questo provvedimento governativo che andrà per il suo esame al Senato.» Per il sottosegretario all’economia Alfonso Gianni (Prc) «Questo disegno di legge è un punto di partenza, ma non c’è un vero e proprio riconoscimento dell’unione come un fatto giuridicamente innovativo.» Gianni, come molti, sostiene che su questo testo ha pesato un’ingerenza massiccia da parte della Chiesa. E a proposito di Chiesa, essendo stato presentato un DDL dello Stato Italiano non potevano non prendere posizione i Vescovi, che lo hanno fatto a mezzo del Sir. L’agenzia della Conferenza Episcopale scrive che “I cosiddetti Dico appaiono destinati a produrre sul cruciale piano delle politiche sociali e di solidarietà problemi più gravi di quelli che si ci si ripromette di affrontare.” Probabilmente alle coppie omosessuali (che non hanno l’opzione di scelta del matrimonio) qualche problema pratico e di diritto i DiCo lo risolvono, ma la qualità della vita delle persone omosessuale non pare essere di troppa importanza per i vescovi, per i quali addirittura il testo normativo proposto e avviato verso l’iter parlamentare “minaccia di incidere pesantemente – per intenzioni palesi e per conseguenze prevedibili – sul futuro della nostra società nazionale sia dal punto di vista giuridico, sia a livello culturale e di costume sia, infine, nella concreta ricaduta sulla vita delle famiglie italiane.” E dopo il consueto tasto dell’allarmismo sociale dei vescovi come non soppesare le parole della senatrice Opus Dei Paola Binetti, che già promette che presenterà «emendamenti significativi», tipo l’allargamento a rapporti solidaristici fra fratelli o fra cugini e che «affermino più chiaramente la dimensione individuale dei diritti.» Le coppie gay e lesbiche già tremano a ogni possibile intervento “migliorativo” targato Binetti.
Tra gli esponenti del movimento GLBT italiano nel suo editoriale il direttore di Gay.it Alessio De Giorgi si dichiara tutto sommato soddisfatto mentre Imma Battaglia del Di Gay Project è delusa. Riconosce che, nonostante le pressioni dei vescovi, «l’Unione, con un sussulto di laicità, compie un primo passo in avanti, proponendo una legge sulle unioni civili che contempla esplicitamente anche le coppie omosessuali, riducendo (un poco) la distanza che separa l’Italia dagli altri paesi europei. Non possiamo però ritenere un tale progetto di legge sufficiente per la comunità omosessuale. Non solo manca un riconoscimento pubblico della coppia, ma è sparita anche la dichiarazione congiunta, così come i tempi minimi di convivenza per accedere ad alcuni diritti» sono troppo lunghi. «Questa non è la legge per la quale ci siamo battuti per vent’anni» dichiarano dal Direttivo del circolo bolognese Il Cassero, aggiungendo che non è accettabile «questo compromesso al ribasso dopo vent’anni di lotte.» Mobilitazione permanente dunque durante tutto l’iter parlamentare. Concorda Rossana Praitano, Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma, che dice che «Questa legge non ci soddisfa affatto, è vergognosamente al ribasso e non può che spingerci a continuare la nostra azione di lotta per pari diritti e pari dignità per le persone omosessuali e transessuali, nonché per ottenere leggi degne di un Paese civile che riguardino tutti. Riteniamo ancora di più necessarie le nostre azioni di lotta, come l’appuntamento del 10 febbraio a Roma (manifestazione NO VAT), del 10 Marzo sempre a Roma (Manifestazione Diritti Ora!) e il grande Pride Nazionale Unitario del Movimento glbt del 9 Giugno a Roma.» Sui DiCo, naturalmente, ci sarà ancora molto da dire nei prossimi mesi. (Roberto Taddeucci)

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