Politica e discriminazioni: Fisichella verso il giudizio

Nel 2004 un collaboratore del senatore Fisichella fu licenziato dopo che una sua foto a una festa gay era stata pubblicata da una rivista. Si trattò di discriminazione?

ROMA – Sta per approdare alla Commissione sui contenziosi del Senato il caso di Stefania Prestigiacomo lo assume qualche mese dopo ma Mattiello nel frattempo ha presentato ricorso per ottenere l’annullamento del licenziamento e il reintegro nelle proprie funzioni. Il senatore Fisichella dichiarò che il licenziamento era stato dovuto a difficoltà di rapporti all’interno della segreteria e all’uso “non istituzionale” di uno dei personal computer in dotazione e che ogni accusa di omofobia era infondata.

Nell’ottobre 2005 la prima udienza, nella quale l’avvocato di Mattiello, Alessandro Diotallevi, già funzionario della Camera dei Deputati, invoca l’illegittimità del licenziamento ai sensi della legge del 2003 che vieta espressamente comportamenti discriminatori in ambito lavorativo riconducibili a motivi religiosi, per convinzioni personali, per handicap, per età o per orientamento sessuale. Fisichella chiede e ottiene che il caso venga trasferito alla Commissione Contenziosa del Senato ed è appunto tale Commissione (alla cui presidenza c’è il senatore Roberto Manzione) che giovedì 21 si dovrebbe pronunciare sul caso.

“Finalmente dopo 2 anni si celebrerà il processo, anche non davanti ad un giudice come richiesto da Mattiello – dichiara Fabrizio Marrazzo, Presidente Arcigay Roma – è assurdo che un cittadino licenziato perché gay, con un palese atto di discriminazione, possa accedere ad un processo solo dopo 2 anni. Speriamo che la commissione politica, si tenga ai fatti e non segua logiche politiche per definire la sentenza. Inoltre, riteniamo che sia sempre più urgente l’attuazione di una normativa contro le

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discriminazioni, che non costringa più le persone discriminate a restare senza lavoro per anni in attesa di un processo.” (RT)

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