Politica e omofobia: Andreotti spedisce i Dico all’inferno

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Agghiacciante consiglio letterario-politico di Andreotti a Prodi: andare a rileggersi Dante, “i sodomiti nella Divina Commedia finiscono all'inferno”. Replica del senatore Silvestri.

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ROMA – Intervistato dal Corriere della Sera sul tema dei Dico e il molte volte presidente del consiglio e senatore a vita Giulio Andreotti proclama apertamente il proprio pregiudizio contro le persone omosessuali. Per Andreotti «Se la cosiddetta modernità vuol dire che addirittura si possa legiferare sulle unioni tra persone dello stesso sesso, si è veramente fuori dal giusto. Nel disegno di legge c’è questo grosso problema: è lì dove si parla delle unioni di fatto tra persone ‘anche dello stesso sesso’. Questa cosa non mi va giù.» «Non sarebbe male – aggiunge Andreotti – se tutti, compreso Prodi, si andassero a rileggere Dante: i sodomiti nella Divina Commedia finiscono all’inferno. Non c’è un quarto girone che si crea per decreto legge.» Alla luce di queste brillanti affermazioni viene da chiedersi se in uno Stato moderno e progredito le leggi debbano essere fatte (o non fatte) per quanto scritto in antiche opere letterarie. Il problema sta ovviamente a monte, nei nebulosi confini tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica che stanno emergendo in tutta la loro pericolosa consistenza proprio in riguardo al tema delle unioni civili. Andreotti infatti si rifà alle aspre critiche avanzate sul tema proprio dalla Chiesa e il richiamo alla Costituzione Italiana avviene solo nella speranza di un ripensamento: «C’è da avere rispetto della Costituzione – dice Andreotti -. È la Costituzione che da alla famiglia un ruolo essenziale ed esplicito, con particolare tutela delle famiglie numerose.» Per l’appunto giusto ieri un gruppo di illustri costituzionalisti aveva ben illustrato in un appello che “Il fatto che la Costituzione garantisca in modo particolare i diritti della famiglia fondata sul matrimonio non può in alcun modo avere come effetto il mancato riconoscimento dei diritti delle altre formazioni famigliari.”
L’insofferenza e il pregiudizio del senatore Andreotti verso le coppie omosessuali non sono peraltro cosa nuova. Nel 2003, quando il governo britannico affidò alla Regina il compito di annunciare il progetto di legge sulle Unioni Civili, poi entrato in vigore nel 2005, Andreotti non capì il perché all’estero si preoccupassero tanto dei diritti civili degli omosessuali: «Come facciamo, per esempio – dichiarò (AGI, 2 dicembre 2003) – noi cattolici italiani a capire il grande impegno che in questi giorni occupa tanto la Regina d’Inghilterra, per il riconoscimento della legittimità del matrimonio tra coppie gay?» La risposta naturalmente, allora come oggi, all’estero come in Italia, è che il valore di una democrazia si misura anche e soprattutto dal modo in cui vengono trattate le minoranze. Nessuno, che non violi alcuna legge, deve essere penalizzato dal proprio Stato per ciò che è.
Sarcastico il commento del senatore dei Verdi Gianpaolo Silvestri, che considera «Pessima la citazione del senatore a vita Giulio Andreotti che invita a rileggere Dante e la condanna dei sodomiti.» Silvestri precisa che «Dante mette negli inferi anche i Papi, ed oggi sarebbe considerato un pericoloso laicista anticlericale» e inoltre ricorda al senatore a vita «che, tra l’altro, come tutti i pontefici anche l’attuale è stato eletto sotto le volte affrescate da uno degli artisti omosessuali più grandi della storia: Michelangelo. Che il senatore, poi, trovi aberrante che nei Dico si parli (in realtà con eccessiva prudenza) di ‘unione di fatto tra persone anche dello stesso sesso’ la dice lunga sull’ipocrita pratica di un certo cattolicesimo italiano che, appunto, si fa ma non si Dico.» (Roberto Taddeucci)

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