Politica: laicità e diritti dei gay al Congresso dei DS

A Firenze applausi per Angius: gay e lesbiche “per noi non sono esseri innaturali”. Mussi lascia; Gayleft critica Fioroni. Grillini: “Prova laicità doverosa per unirsi con partito confessionale”.

FIRENZE – Con i due congressi in parallelo, della Margherita/Dl nella capitale e dei Ds a Firenze, si è avviato il progetto che dovrebbe portare alla nascita del Partito Democratico. Oggi al IV congresso dei Democratici di Sinistra c’è stato l’atteso intervento di Walter Veltroni, uno dei più probabili leader del nuovo partito. Per il sindaco di Roma «il problema della collocazione internazionale del Partito Democratico non può essere affrontato come una questione di orgogli reciproci». «La mia speranza, il mio sogno – ha detto – è quello della nascita di un’internazionale dei democratici e dei socialisti, di un soggetto che sia principale nella vita politica internazionale», una «grande casa» a cui tutti devono lavorare per «dare risposta a un problema nazionale», ovvero quello di creare una vera e stabile politica dell’alternanza.

Fabio Mussi (nella foto), Ministro della Ricerca, ha preso la parola spiegando bene quelle che sono le motivazioni che lo hanno indotto a lasciare i Ds, puntando molto sul tasto della laicità dello Stato nell’attuale esperienza di governo: «C’è chi ha partecipato alla costruzione della legge sui Dico ha detto Mussi – e chi al Family Day, non è la stessa cosa, come non è accettabile la fobia verso gli omosessuali. (…) Non c’è una sana laicità e una non sana, come sostiene papa Ratzinger, bisogna tornare a difendere la scienza, si è chiuso il processo a Galilei e si apre quello a Darwin.» Per Mussi «senza libertà religiosa non esiste libertà, ma la laicità dello Stato è un principio non negoziabile e le mezze soluzioni sono sbagliate.»

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Al Pala Mandela ha parlato anche il senatore Gavino Angius, altro esponente proponente di una mozione alternativa e minoritaria rispetto a quella di Fassino: «Attenderemo la fine dei congressi dei Ds e della Margherita e poi decideremo» ha detto. Il suo intervento è stato molto applaudito, soprattutto anche qui nei passaggi riguardanti la laicità dello Stato e, conseguentemente, il sostegno ai gay e alle lesbiche «che per noi non sono esseri ‘innaturali’, come spesso sono stati descritti in questi mesi di dibattito sui Dico.» Che il tema dei Dico e quello delle ingerenze della Chiesa siano strettamente è del tutto evidente e tra i più sentiti, infatti anche Angius, come Mussi, ha sottolineato di come «prima il governo vara i Dico e poi si riscopre la famiglia e si organizza una manifestazione contro la legge.»

Grande accoglienza anche per la capogruppo dei senatori dell’Ulivo Angela Finocchiaro, che ha detto che il Pd dovrà essere laico perché «la laicità è l’unico strumento che assicura uguaglianza.» Ha poi fatto un omaggio al ministro Rosi Bindi che sui Dico ha avuto «il coraggio dell’innovazione e della testimonianza laica» perché per Barbara Pollastrini è stato più facile lavorare su quel disegno di legge.

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Oggi sul palco a Firenze anche Andrea Benedino e Paola Concia, i portavoci di Gayleft la consulta GLBT dei Ds. Con riferimento al recente suicidio a Torino di Matteo, preso in giro ed emarginato perché ‘diverso’, Benedino ha detto: «Trovo francamente scandaloso che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni non abbia ancora condannato l’omofobia nella scuola e che tuttora rifiuti di ricevere l’associazione dei genitori degli studenti omosessuali.» Al suo fianco Concia: «Non siamo esibizionisti, abbiamo deciso di fare questo intervento insieme per dimostrare che le convivenze tra persone differenti sono possibili.» I due hanno sottolineato di come capiti ancora di venire «trattati da cittadini di serie B, non solo dagli avversari politici, ma anche dai nostri stessi alleati del centrosinistra e talvolta, addirittura, dai compagni del nostro partito.» C’è allora forse davvero bisogno di dare un respiro che sia davvero europeo al nuovo soggetto politico, dove non ci sia più posto per questo tipo di comportamenti.

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Rivolto a Fassino si riallaccia al Family Day anche Franco Grillini, deputato dell’Ulivo e nome storico dell’Arcigay: «Caro Fassino voglio dirti che non sono d’accordo con te sul Family Day perché quella sarà la più grande manifestazione clericale della storia italiana. Caro Fassino dì qualcosa di laico e soprattutto fallo, perché se non accadrà tra qualche mese io dirò di no a un partito che nasca prigioniero delle signore del cilicio» (con riferimento alla senatrice Binetti, seguace dell’Opus Dei). Grillini insiste molto sulla necessità anche in Italia di una legge che regoli le unioni di fatto: «Io sto con un compagno, che in questo momento mi sta ascoltando, io lo amo e noi siamo una famiglia. Se siamo una famiglia non lo decidono né Ruini, né il Papa né la Margherita. Sono le persone che decidono della propria vita, che hanno la signoria sul proprio corpo, da quando nascono a quando muoiono. La laicità – ribadisce Grillini – va calata in atti concreti del governo e del Parlamento perché finora non abbiamo portato a casa molto. Da qui all’assemblea costituente del Pd dobbiamo dare almeno una prova di laicità perché quando si discute di un progetto di unificazione con un partito confessionale come quello di Rutelli, che su quella porcheria della legge 40 si è schierato sulla stessa posizione di Ruini, una prova di laicità è non solo necessaria ma doverosa.» Anche Grillini, molto applaudito, ha incalzato il Ministro della Pubblica istruzione sul suicidio del giovane torinese, invitandolo «a siglare un accordo con l’associazione delle famiglie, eterosessuali e regolarmente sposate, degli studenti omosessuali», ovvero l’Agedo. (Roberto Taddeucci)

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