Politica: nell’Ulivo incertezze sul Family Day sfascia Dico

Divergenze d’idee nel centro-sinistra sull’adesione o meno al Family Day, la manifestazione delle famiglie cattoliche che mira a dare il colpo di grazia ai Dico. Follini ci sarà, ma Bindi li difende.

ROMA – Può l’Ulivo, forza primaria della maggioranza di governo che ha proposto (per mantenere la parola data in campagna elettorale) il disegno di legge sui DiCo, partecipare alla manifestazione del 12 maggio prossimo, indetta dall’associazionismo cattolico e che ha come scopo primario quello di affondare proprio tale proposta legislativa? Le opinioni sono divise e una decisione sarà presa prossimamente. Qualcuno vorrebbe caldamente vedere la bandiere dell’Ulivo sventolare a Piazza San Giovanni e l’occhio cade sui ‘teo-con’ della Margherita: «Non ho avanzato io la proposta di adesione dell’Ulivo al Family day» si affretta a precisare il senatore Luigi Bobba. «Ci tengo a informare – aggiunge – che nella riunione di ieri dedicata al forum dell’Ulivo sulla famiglia, non sono stato io ad avanzare la proposta di far aderire l’Ulivo al family day del prossimo 12 maggio né tantomeno, a sollevare il problema. Mi sono limitato a intervenire nel merito del tema della riunione sollecitando due iniziative di carattere legislativo, quella sul quoziente familiare e quella delle politiche di sostegno alla famiglia, come responsabile welfare della Margherita.» Altra precisazione da parte del coordinatore dell’esecutivo della Margherita Antonello Soro, intervistato da Radio Radicale. «Nessuno ha preso questa decisione. È stata avanzata da taluno anche questa ipotesi. – spiega – È di tutta evidenza che noi che abbiamo assunto con responsabilità dentro il governo e in Parlamento una posizione favorevole al progetto per i Dico considerandolo un punto di equilibrio tra le varie posizioni, non possiamo essere contrari e non andiamo in piazza contro quel progetto.»

Ti suggeriamo anche  Giulia De Lellis al GF Vip: "La maggior parte dei figli dei gay diventerà gay"

Se il movimento GLBT (gay, lesbiche, bisessuali e transgender) ha adottato il termine anglosassone Gay Pride per manifestare per il riconoscimento di pari dignità e diritti ecco che le cattofamiglie ne hanno seguito le orme e hanno battezzato “Family Day” la loro manifestazione contro le convivenze. Ufficialmente lo scopo è quello di dare sostegno alla ‘famiglia’, minacciata, pare, da insidie di ogni genere. Nel manifesto “Più famiglia” delle associazioni familiari cattoliche organizzatrici si sostiene che solo la Famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna merita “tutela giuridica pubblica”, tutto il resto no. Le esperienze di convivenza, spiegano, avrebbero un profilo essenzialmente privato e non necessitano di un riconoscimento pubblico, perché questo porterebbe inevitabilmente a istituzionalizzare diversi e inaccettabili modelli di vita in comune che sarebbero in aperto contrasto la Costituzione (cosa non vera, come sostengono anche eminenti costituzionalisti, ndr). Per i firmatari del testo riconoscere altre forme d’unione (come già fa quasi tutta Europa) sarebbe pedagogicamente controproducente, dunque si augurano che i politici facciano, al massimo, qualche ritocchino al codice civile per rispondere alle richieste di chi convive. In altre parole niente Dico, niente Pacs, niente Unioni civili.

Aderisce al Family Day il senatore…

continua in seconda pagina

^d

Aderisce al Family Day il senatore dell’Italia di Mezzo Marco Follini, che ha letto l’appello e lo condivide. «Parteciperò – ha detto ad Affari Italiani, – credo che sia un appuntamento che richiama un grande valore costituzionale, la famiglia. E quindi credo che sia giusto essere lì», aggiungendo comunque che sui Dico «non dobbiamo fare un dibattito parlamentare virtuale, dobbiamo fare a questo punto un dibattito parlamentare vero.»

Ti suggeriamo anche  Un arcobaleno illumina un matrimonio gay, la commovente storia di Andrew Keenan-Bolger

Per il vicepresidente di Forza Italia, Giulio Tremonti, «La sinistra vuole stabilizzare il lavoro e destabilizzare la famiglia: non è un pensiero debole è un pensiero, è un pensiero folle.» Sul tema, per Tremonti, «non è la storia che divide laici e religiosi ma divide due idee opposte: chi vuole una famiglia strutturata e chi vuole una famiglia destrutturata, chi vuole il matrimonio e chi lo vuole affiancato da una piattaforma girevole.»

Difende invece i ‘suoi’ Dico la ministro della famiglia Rosy Bindi, facendo riferimento all’ ‘invito’ rivolto dal Papa ai parlamentari cattolici di non votare leggi che sarebbero, a suo dire, contro natura. Per Bindi il ddl sulle unioni di fatto «non è una legge contro natura. Se lo fosse l’indicazione del Papa sarebbe evidentemente molto stringente per un cattolico. Ma quel ddl non è contro natura perché i diritti delle persone e il tentativo di superare le discriminazioni non possono essere considerati tali dalla Chiesa.» (Roberto Taddeucci)