Politica: primo ministro polacco fa l’amico dei gay

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Visita e Bruxelles del primo ministro polacco Jaroslaw Kaczynski nel tentativo di convincere le autorità dell’UE che il suo paese è aperto e tollerante.

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BRUXELLES – Trasferta con ritocco d’immagine per il nuovo primo ministro polacco Jaroslaw Kaczynski, apparso a Bruxelles nei giorni scorsi per un incontro con la Commissione Europea presieduta da Jose Manuel Barroso. Per l’occasione il politico conservatore ha opportunamente lasciato in patria gli sprezzanti toni smaccatamente omofobi che spesso contraddistinguono l’area politica e si è invece sforzato di fare del suo paese un edificante ritrattino, tutto tolleranza e rispetto per le diversità (culturali, religiose, d’orientamento sessuale). «Vi chiedo di non credere al mito della Polonia come un paese antisemita, omofobo e xenofobo» ha detto Kaczynski, aggiungendo che le relazioni con Israele sono ottime, addirittura le migliori d’Europa. Per quanto riguarda gli omosessuali, guardandosi bene dal nominarli, ha detto che «Le persone con certe preferenze hanno pieni diritti in Polonia, non c’è tradizione in Polonia per perseguitare quelle persone» e che nel paese sono presenti locali e riviste per gay. La difesa a spada tratta del suo paese è stata orchestrata per rispondere in qualche modo alle critiche piovute addosso alla Polonia da molte voci della sinistra europea, che hanno sottolineato certe caratteristiche quasi neofasciste nella politica della coalizione al governo, retta dal partito ultracattolico e conservatore della Lega delle Famiglie Polacche. Il presidente della Commissione Barroso ha avuto una reazione prudente a tale discorso, aspettandosi che fatti concreti in futuro facciano seguito alle parole.
In passato il fratello gemello del primo ministro, Lech Kaczynski, che è oggi diventato il presidente della repubblica, quando era sindaco di Varsavia aveva vietato lo svolgimento del Gay Pride, decisione poi ritenuta anti costituzionale, che ha portato allo svolgimento della manifestazione quest’anno e per la quale c’è ancora un caso aperto con Strasburgo. Le belle parole del primo ministro non hanno particolarmente impressionato Robert Biedrom, presidente del movimento che si batte contro l’omofobia, con sede a Varsavia: «Forse Jaroslaw Kaczinsky e io viviamo in due paesi diversi. Cosa lui ha detto a Bruxelles è certamente non vero. Il nostro governo sta addirittura provando a usare ogni metodo per collegare il crimine organizzato, droghe, pedofili e organizzazioni per i diritti dei gay.» Biedrom ha anche ricordato iniziative altamente discutibili come quella intrapresa dal ministero dell’educazione che ha di recente inviato lettere ufficiali alle scuole dicendo loro di non aver incontri con nessuna associazione per i diritti GLBT (Gay, Lesbici, Bisessuali e Transgender) e lo stesso ministro, Roman Giertych, ha detto pubblicamente che farà ogni cosa in suo potere per impedire che soldi pubblici finiscano a tali organizzazioni.
(Roberto Taddeucci)

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