Politica: Rutelli esclude ingresso nel socialismo europeo

Al congresso della Margherita Francesco Rutelli esclude annessione col socialismo europeo e nega che in Italia sia in atto “un processo di clericalizzazione della politica”. Critiche da Boselli.

ROMA – Con i due congressi in parallelo, della Margherita/Dl nella capitale e dei Ds a Firenze, si è avviato il progetto che dovrebbe portare alla nascita del nuovo Partito Democratico. Certo non mancano le incertezze. Il Presidente del Consiglio Romano Prodi, intervenuto a Roma, riconosce che «non sarà facile il cammino che ci attende» ma che è un progetto importante perché nasce dall’esigenza di rendere più ampio l’orizzonte creato dall’Ulivo. Per Prodi dovrà essere un grande partito europeista, espressione di una democrazia attiva e aperta ai cittadini, contro ogni discriminazione di genere e difensore della libertà religiosa e della laicità dello stato.

Ieri da Firenze Piero Fassino aveva auspicato una collocazione del Pd nell’ambito del socialismo europeo ma oggi il leader Dl Francesco Rutelli dice chiaramente che «l’ingresso nel Pse è impossibile per la Margherita, e sarebbe una riduzione delle opportunità, non una crescita, anche per il Partito democratico», lasciando tuttavia aperta la porta delle alleanze. Rutelli nella sua relazione spiega che il progetto è quello di muoversi a livello europeo verso «un nuovo orizzonte» e che per fare questo ci sono due anni tempo, prima delle elezioni europee del 2009. Sulla situazione tutta italiana dell’intricata relazione tra Stato e Chiesa Rutelli ha espresso chiaramente il suo pensiero: «Io contesto l’estremizzazione che alcuni hanno promosso per dare agli italiani l’idea che ci troviamo di fronte ad una grave minaccia: un processo di clericalizzazione della politica italiana. Questa posizione estrema ha già prodotto intossicazioni intollerabili, e anche alcune reazioni sproporzionate, quasi che ci si trovi, di converso, davanti a un disegno di “scristianizzazione” dell’Italia. Noi dobbiamo riaffermare semplicemente e fermamente la chiarezza e la pulizia della distinzione laica delle responsabilità tra poteri pubblici e religione. Confermare il rispetto profondo che le istituzioni hanno verso la fede delle persone e verso la Chiesa Cattolica e le organizzazioni religiose, che sono parte irrinunciabile della ricchezza morale e civile di una comunità.» Il che, naturalmente, lascia del tutto aperta la questione rappresentata da esponenti come la senatrice Paola Binetti dell’Opus Dei e di tutta la folta pattuglia ‘teo-dem’ presente proprio nella Margherita.

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L’intervento del vicepresidente del Consiglio Rutelli non ha affatto convinto il segretario dello Sdi Enrico Boselli, secondo cui «non è che la mancata collocazione europea con il Pse renda più debole il Pd, è la debolezza con cui nasce il Pd che impedisce una collocazione europea comune». Boselli sottolinea la contraddizione che c’è «tra l’essere liberali in economia e conservatori nel campo dei diritti civili e della libertà, della ricerca e della scienza. Su ciò Rutelli mi è sembrato ambiguo e non mi ha convinto.» (RT)