Polizia incide il termine ‘gay’ sulla pancia di un ragazzo 20enne

Gli agenti possono agire indisturbati, certi che non saranno mai dichiarati responsabili dell’aggressione.

E’ successo in Kirghizistan, un piccolo Stato a sud-est del Kazakistan, poco sopra la Cina. Nonostante la vicinanza con il paese asiatico (dove l’omosessualità non è di certo accettata) e l’influenza della Russia (che dista circa 2.500 chilometri), in Kirghizistan l’omosessualità non è vietata, ma è comunque mal vista dalla società. Non ci sono leggi contrarie, ma nemmeno anti discriminazione. E questo lo sanno bene gli agenti di Polizia, che a piacimento li arrestano senza ragioni, picchiandoli, e rilasciandoli poco dopo. Abbandonandoli feriti.

E’ quello che è successo a un ragazzo 20enne, che per ragioni di sicurezza ha preferito rimanere anonimo. A PinkNews ha raccontato che una sera di novembre dello scorso anno stava tornando a casa, dopo aver passato la serata da un amico. Vedendoli scambiarsi un bacio mentre attendevano il taxi, tre uomini si sono avvicinanti e hanno iniziato a insultarli. Hanno poi estratto dei manganelli e li hanno picchiati ai reni, allo stomaco e alle gambe.

La denuncia alla Polizia da parte del ragazzo

Il ragazzo, dopo l’aggressione, ha denunciato il fatto alla Polizia, sottolineando il fatto che erano stati picchiati con dei manganelli in dotazione agli agenti. Avendo fornito anche un identikit dei responsabili, l’agente che ha raccolto la deposizione gli ha comunicato che sarebbe stato richiamato se avessero avuto dei sospetti. 

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Verso la fine di novembre, nemmeno un mese dopo la prima aggressione, il ragazzo venne nuovamente fermato. L’uomo gli comunicò che avevano trovato dei sospetti e che sarebbe dovuto andare subito in caserma per identificarli. Anche se riluttante, decise di salire in auto del poliziotto, ma capì presto che lo stavano portando nella zona periferica della città. Qui venne di nuovo insultato e picchiato. “Maledetto gay, come osi scrivere una dichiarazione, non capisci che nessuno ti aiuterà, sei una vergogna per tutto società“, gli avrebbero urlato contro. Dopo gli insulti, lo costrinsero a bere una bottiglia di vodka, senza smettere di colpirlo.

Si risvegliò dopo alcune ore in ospedale, con diverse lesioni in tutto il corpo e l’addome fasciato. I medici gli spiegarono che i suoi aggressori gli avevano inciso la parola gay sulla pancia. Dopo due giorni di degenza all’ospedale, la madre lo trasferì in una clinica privata, poiché sembrava che i medici non avessero tanta cura del paziente. La madre, ha spiegato il ragazzo, è stata l’unica che gli è rimasto accanto nonostante la sua omosessualità. Tutti gli altri familiari e parenti lo hanno emarginato.

Le preoccupazione dell’associazione Kyrgyz Indigo

Kyrgyz Indigo è una delle poche organizzazioni che supporta le persone LGBT del Paese. Nel 2018, il gruppo ha raccolto 56 segnalazioni, 34 sono arrivate da uomini che sono stati aggrediti, mentre 13 provengono da donne trans che sono state picchiate. Di queste 56, solamente 9 hanno denunciato l’aggressione. Un’indagine del 2016 eseguita dall’associazione ha riportato che di 88 casi registrati, il 96% ha ricevuto violenza psicologica, un 88% ha aggiunto anche violenza fisica. Il 35% infine ha anche subito degli abusi. 

Gli agenti della Polizia possono agire indisturbati, certi che saranno pochissimi coloro che denunceranno l’aggressione. Difatti, ogni anno le denunce sono sempre meno di una decina. Inoltre, gli agenti contano sul fatto che se una persona LGBT non è dichiarata, di certo non andrà a dire che si è trattato di un attacco omofobo, perché invece di ricevere solidarietà da amici e parenti, potrebbero essere cacciati di casa.