La polizia russa si rifiuta di proteggere gli omosessuali dagli attacchi omofobi

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Nessuna indagine contro gli omofobi da parte della polizia russa. Perché gli omosessuali non sono considerati neanche un 'gruppo sociale'.

vladimir putin russia
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La polizia russa si è rifiutata di indagare su una serie di minacce omofobe comparse on line, perché a loro dire noi omosessuali non saremmo un gruppo sociale ‘valido’.

Anna Plyusnina, che è consulente legale presso il Centro LGBT di Yekaterinburg, ha avvisato la polizia di decine e decine di messaggi estremisti pubblicati online che annunciano e rilanciano violenti attacchi contro le persone omosessuali. Ebbene un rapporto pubblicato sul sito web russo Znak, tradotto da Meduza, sostiene che gli agenti di polizia le avrebbero risposto che non avrebbero intrapreso alcuna azione perché i messaggi “non erano indirizzati a nessun gruppo di persone per motivi etnici, razziali, religiosi o di identità sociale”.

Questo significa, di fatto, che gli omosessuali non sono neanche riconosciuti come gruppo di persone, da chi dovrebbe difenderli dalla violenza. Le autorità russe sono state più volte accusate di sfruttare le leggi sull’incitamento all’odio per soffocare il dissenso.

Le statistiche di inizio anno hanno mostrato come gli atteggiamenti omofobi siano diventati sorprendentemente all’ordine del giorno in tutto il Paese. L’83% degli intervistati dall’agenzia di sondaggi russa Centro Levada ha ammesso di considerare “sempre riprovevole” o “quasi sempre riprovevole” il sesso gay tra due adulti consenzienti.

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