POLIZIOTTO GAY, MESSO ALLA GOGNA

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Intervista con l'agente di polizia buttato fuori perché omosessuale. "Ora indagano su di me e non su chi mi ha colpito". "Nonostante l'Europa, le discriminazioni sono tante".

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ROMA – Lo identifichiamo come Emanuele, non perché, a differenza di Dario Mattiello non desideri parlare con noi, ma per non esporlo a condizioni sfavorevoli. Lui che di sfavori ne ha subìti e continua a subirne perché gay in divisa, perché stanco di nascondersi dietro un’onorabilità che non gli compete. Così, dopo il caso Buttiglione, Tremaglia e Fisichella, l’uomo gay si ritrova a fare i conti non solamente con le discriminazioni a tutto tondo, ma anche con l’ingiustizia che sovrasta l’elemento omosessuale e ne fa persecuzione. Per questo, siamo grati a Emanuele per quest’incontro.
Emanuele, come stai?
Diciamo bene, perché son riuscito a sopportare con la dignità mai venuta meno tutto quello che mi sta succedendo.
Raccontaci la tua vicenda.
L’11 settembre del 2003 ho conosciuto due ragazzi stranieri che mi hanno chiesto ospitalità. Avevo messo tutte le cose importanti dentro una cassaforte. Alle nove del mattino seguente, i due mi chiedono di essere accompagnati in centro a Roma. Chiedo loro più tempo per riposare ancora ma alla fine, continuando a sentirli parlottare, mi alzo.
Ti sembravano strani, aggressivi?
No, assolutamente no. Dopo aver ripreso gli oggetti e chiusa la cassaforte sento colpirmi pesantemente alla testa e perdo i sensi.
Ricordi se ti hanno colpito entrambi?
Ho capito, successivamente dopo, che entrambi mi stavano massacrando di botte colpendomi al naso e alle mascelle, entrambi rotti. Ho saputo successivamente che il primo colpo mi è stato dato con un trapano.
Immagini per quale motivo ti abbiano aggredito?
Non lo so davvero. Forse, in semicoscienza mi stavano chiedendo la combinazione della cassaforte, forse avevano visto le divise di polizia nell’armadio, qualche mia foto, non lo so davvero. E’ probabile che volessero beni di consumo di mia proprietà.
Cosa è avvenuto dopo?
In un barlume di lucidità ho iniziato a chiedere aiuto. Mi hanno udito i vicini e la baby sitter della bambina di mia sorella che abita al piano di sotto, mentre allertavano il 113. E’ stata la mia salvezza, perché i due sono fuggiti. Ero in uno stato davvero pessimo.
Cosa è successo all’arrivo dei tuoi colleghi?
Dopo le prime domande, hanno preso il mio computer. Non capivo, visto che ero parte lesa. Da lì hanno scoperto che ero omosessuale e le indagini hanno preso una piega completamente diversa.
Rispetto all’aggressione subìta.
Sì! Hanno ipotizzato che ci fosse un reato “virtuale”; che con i due aggressori stavamo facendo un gioco erotico condordato, sfuggito di mano. Non solo: mi è stato ipotizzato che io volevo proteggere i due miei aggressori non svelando la loro identità.
Hai dichiarato loro la tua omosessualità?
Sì, quando son venuti ad interrogarmi in ospedale. La cosa che non capisco è che hanno iniziato a indagare su di me, tralasciando di occuparsi della ricerca dei due che mi avevano fatto finire in ospedale. Hanno pure scoperto che avevano fatto delle telefonate in Romania, insomma avevano degli elementi per poter rintracciare almeno una delle due persone. Dico: indagate pure su di me, ma fatelo anche con chi mi ha ridotto in questo stato. Invece, sono stato maltrattato verbalmente e interrogato in maniera severa. Al mio avvocato hanno detto che i due probabilmente avevano lasciato l’Italia, mentre io ho avuto modo di vedere uno dei due aggressori che si è dato alla fuga non appena mi ha rivisto.
Che brutta vicenda Emanuele.
Non capisco perché si sono scagliati contro di me, colpevole di essere solamente un omosessuale. Invece, mi trovo licenziato e con un processo in corso.
Qual è l’accusa?
Favoreggiamento e simulazione di reato.
Qual è la condizione degli omosessuali in divisa?
Eventuali altri gay, credo vivano la loro condizione sessuale abbastanza male, anche se nessuna legge ci vieta di non essere eterosessuali. Come ben sai, bisogna avere comportamenti che nulla hanno poi a che vedere con la tua vera personalità e scelta di vita.
Tu, come hai vissuto da poliziotto gay?
Nascondendo la mia identità di gay, tranne a un paio di colleghe con cui ero in confidenza e amici a cui voglio bene. Gli altri, al di là dei sospetti, non sapevano nulla, o forse lo sapevano per un fatto di tantissimi anni fa.
Cosa era successo?
Ero stato fermato in un luogo di battuage, a Valle Giulia. Avevano passato le informazioni, ma non ho ricevuto alcun tipo di richiamo. Ma da quel momento non ho avuto vita facile. Dicono che ho avuto comportamenti gravissimi dal ’98, guarda caso proprio quando sono stato fermato a Valle Giulia. Sarà anche quella discriminazione? Credo di sì.
Cosa ti aspetti?
Non lo so; forse che le cose prendano verità e che la gente comprenda che chi è omosessuale, nonostante l’Europa, viene ancora discriminato, violentato, licenziato e messo alla gogna. E poi, questo mio gesto, spero, aiuti altri a uscire allo scoperto.
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di Mario Cirrito

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