PREDICA BENE, RAZZOLA MALE

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Ma i parlamentari che si oppongono alle unioni civili in nome della famiglia tradizionale, che tipo di coppia hanno? Il mensile "Pride" ha fatto un'inchiesta. I risultati? Soprendenti!

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Sul numero di questo mese di “Pride“, il più diffuso mensile gay italiano, diretto da Giovanni Dall’Orto, che dedica il suo Dossier (e la copertina) ai Pacs, viene pubblicata questo inchiesta firmata da Andrea Pini: l’autore ha pazientemente spulciato la condizione famigliare dei leader di tutti i partiti che propagandano la famiglia eterosessuale tradizionale e cattolica quale unica proposta accettabile in Italia, scoprendo che la teoria non ha attuazione nella nella vita reale. Dal momento che certamente i risultati di questa inchiesta meritano diffusione, ringraziamo Giovanni Dall’orto per averci concesso di pubblicarla.

MILANO – […] Sappiamo che molti Paesi della UE hanno già approvato leggi a favore delle nuove famiglie (9 paesi su 15 riconoscono con diverse modalità le coppie omosessuali), e che il Parlamento europeo ha votato numerose risoluzioni che invitano i Paesi membri a legiferare in questa direzione. Ma i nostri parlamentari non vogliono sentirne parlare, sordi non solo alle proposte di legge e alle richieste dal basso, ma soprattutto splendidamente ignari dei mutamenti sociali già avvenuti. Coppie omosessuali? Ma scherziamo! La famiglia è un’altra cosa. È cosa nostra!

E allora andiamo a vedere in casa loro, vediamo come è fatta la Famiglia con la F maiuscola, quella tradizionale, eterosessuale, cattolicissima, dei nostri burloni parlamentari che si scagliano contro tutti i tipi di unioni civili.

Intanto diamo un’occhiata dentro la Grande casa del Transatlantico, cioè il palazzo di Montecitorio. Qui scopriamo che esistono regolamenti per i dipendenti e per i parlamentari, che, fra le altre cose, allargano diritti e assistenze ai familiari dei soggetti interessati. Solo a coniugi e figli? Nossignore, anche a genitori e a conviventi. “Il regolamento della Camera risale al 1992” ci dice l’On. Franco Grillini, “e nel modulo per richiedere assistenza si parla esplicitamente di conviventi. È possibile ottenere una ricca assistenza sanitaria e addirittura la reversibilità del vitalizio (cioè della pensione degli onorevoli, N.d.R) a favore di un convivente. Per dimostrarlo basta uno stato di famiglia che certifica un’anzianità di almeno due anni”.

Mentre il regolamento è stato più volte applicato per convivenze eterosessuali, fino ad oggi non è ancora stato esteso alle coppie omosessuali. Ma domande in tal senso sono già state depositate da alcuni parlamentari gay e la Camera dovrà presto decidere se accettarle.

Nel frattempo però le convivenze gay sono già riconosciute per i famosi Commessi dell’aula, quei signori in uniforme che sedano risse, accompagnano fuori deputati espulsi, portano documenti e guadagnano un sacco di soldi. Per loro il regolamento è più avanzato, così i nostri Commessi sono decisamente più vicini all’Europa!

Insomma, ^Sun deputato può tranquillamente votare contro il riconoscimento delle unioni civili e contemporaneamente ottenere il rimborso di un’ampia serie di prestazioni sanitarie (non consentito a noi) per il proprio convivente – purché di sesso opposto^s.

Ma ancora più spregiudicato è il comportamento privato dei nostri eletti riguardo alle scelte familiari a confronto con le posizioni ufficiali di partito.

Qui bisogna distinguere, perché i partiti si pongono su due fronti: contrari Forza Italia, AN, UDC, Lega Nord, Margherita (cioè tutto il centro-destra più i cattolici del centro-sinistra) e favorevoli DS, Comunisti Italiani, Rifondazione, Verdi e Socialisti Democratici (il resto dell’opposizione di centro-sinistra).

Siamo andati a fare una ricerca Ansa (limitandoci agli ultimi mesi) sui comunicati con dichiarazioni anti-unioni civili gay e lesbiche e sono venti i parlamentari che hanno sparato sui matrimoni contro-natura, alcuni con dichiarazioni quasi quotidiane (come quelle dell’On. Pedrizzi di An).

Per la Lega si sono fatti notare Borghezio (indicato anche dai fascisti di Forza Nuova come il loro referente), Calderoli, Bossi, Polledri, Cè, Martini.

Per An, oltre a Pedrizzi, Moscardini, Mantovano, Bonatesta e Storace (che è presidente della Regione Lazio).

Forza Italia ha tenuto un profilo basso con Tajani, Giro e Gentile e i cattolici del centro-destra (UDC) hanno sparato con Buttiglione, Sestini, Tarzia, D’Onofrio, Cutrufo e Giovanardi.

Ma come dimenticare le meno recenti dichiarazioni di Fini, di Casini, di Volontè, della Bindi e di tanti altri?

E come dimenticare che Di Pietro e Rutelli (centro-sinistra) a Strasburgo hanno votato contro l’ennesima risoluzione del Parlamento europeo (15 gennaio 2003) che chiede ai governi “di riconoscere le relazioni extramatrimoniali, anche tra persone dello stesso sesso, e a connettervi gli stessi diritti riconosciuti al matrimonio”?

Ma tornando a confrontare vita privata e dichiarazioni politiche dei nostri, non possiamo non far notare la palese contraddizione e la scelta ipocrita di molti.

Bossi ad esempio si è sposato una prima volta e ha avuto un figlio, poi ha avuto tre figli con la donna che solo dopo è diventata la sua seconda moglie. Riassumendo: ha infranto il sacramento cattolico del matrimonio indissolubile, ha convissuto con altra donna in una tipica “unione civile” di quelle che ora condanna, ha avuto figli fuori dal matrimonio e poi si è risposato (ovviamente con rito civile, dato che la Chiesa non accetta di risposare i divorziati e non permette loro neppure di accostarsi al rito della comunione).

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Nulla da eccepire in queste lecite scelte private, se non fosse che Bossi è il capo di un partito paladino della famiglia legale, tradizionale e soprattutto cattolica! Ed è contrarissimo a qualsiasi riconoscimento dei rapporti fuori del matrimonio, in particolare di quelli contro-natura.

Queste contraddizioni le ritroviamo in tutti i casi seguenti: praticamente nella vita privata di tutti i leader dei partiti contrari alle unioni civili (degli altri).

Berlusconi si è meno esposto in dichiarazioni formali ma è altrettanto contrario a porre all’ordine del giorno la questione, comunque la sua condizione familiare non è molto diversa da quella del Senatur celodurista: infatti il Silvio più famoso d’Italia s’è sposato due volte, ed ha avuto figli in ambedue i casi.

Fini invece si è sposato una volta sola, ma sua moglie è divorziata.

Casini si è separato dalla moglie ed ora ha una nuova compagna fissa. Come dimenticare allora il giorno del suo insediamento alla presidenza della Camera, quando l’On. Casini è salito a ringraziare la madonna di san Luca sopra Bologna? Forse quella madonna lo perdonerà… ma mentre Casini concede a se stesso il diritto di cambiar partner dopo una unione “indissolubile”, non concede ai gay e alle lesbiche nemmeno il diritto di arrivare almeno alla prima unione riconosciuta…

Stessa cosa per il Ministro leghista Castelli, separato e risposato.

Stessa cosa per La Russa di An, separato, che ha avuto due figli dalla seconda compagna.

O per Daniela Santachè (sempre An) divorziata e con un figlio di sette anni.

Oppure per la On. Francesca Martini (Lega Nord), separata con due figlie, che tanto ha protestato pochi mesi fa, all’epoca del Pacs fra Alessio De Giorgi e Christian Panicucci presso il consolato francese a Roma, arrivando a chiedere al governo (ovviamente, senza ottenerlo) d’intervenire presso le autorità francesi.

E che dire della giovane deputata del partito cattolico Udc, Dorina Bianchi, che ha un bambino d’un anno e non s’è affatto sposata? Personalmente mi complimento con lei per il suo coraggio, che porta una ventata d’aria fresca nell’ammuffito partito degli ex Dc di destra… ma in quanto a coerenza con il suo partito e con la Chiesa, non ci siamo proprio!

L’ufficio stampa del gruppo parlamentare di Forza Italia non ci ha rilasciato dichiarazioni sullo status familiare dei suoi deputati.

La Margherita, altro gruppo No-Unioni, sembra dal canto suo un partito più coerente: gli sposati hanno figli e i single no, ma non siamo riusciti a sapere se ci sono divorziati, anche se probabilmente ci sono, come nel resto del Parlamento. Il capo del partito è del resto quel Rutelli ondivago, che nel 1994 venne nella sede del Circolo “Mario Mieli” a Roma a chiedere i voti dei gay per farsi eleggere sindaco, poi si schierò contro il Pride del 2000, passò dalla più redditizia parte del papa, inventandosi un cattolicesimo d’assalto che lo ha portato a sposarsi due volte con la stessa moglie: prima civilmente, quando era libertario, poi col rito cattolico, quando ha deciso che in politica funziona meglio essere cattolici.

Diamo per buone le pubbliche dichiarazioni del resto del centro-sinistra che si è schierato a favore del riconoscimento e quindi più coerentemente può permettersi la forma di famiglia che preferisce. Naturalmente il prossimo (?) governo di centro-sinistra ci svelerà se è una posizione di facciata o si sono davvero convinti che i diritti devono essere uguali anche per i GLT.

In conclusione dal nostro esame dello stato civile dei parlamentari italiani possiamo affermare che il modello di famiglia tradizionale è ampiamente in crisi in tutti i partiti italiani, compresi quei partiti cattolici che in politica più si richiamano ai valori cattolici.

La società del Bel Paese è assai mutata, e accanto alle famiglie tradizionali ci sono parecchi tipi di realtà diverse, e questo fenomeno si rispecchia anche per i modi di vivere dei nostri parlamentari.

Probabilmente gli ultimi ad accorgersene saranno Pedrizzi e Mantovano (quel Mantovano che dichiara: “Esiste una costituzione fondata sulla natura, la quale dice che il matrimonio è tra mamma-donna e papà-uomo e che poi ci sono i figli così come il Signore li manda”), ma la famiglia è già cambiata e malgrado fede fondamentalista, falsi moralismi (cioè ipocrisia), pudibonde posizioni da personcine tanto perbene e calcolo politico di bassa lega (o di bassa Lega), anche la legge italiana prima o poi si dovrà adeguare.

E non solo per i parlamentari, ma per tutti i cittadini.

Ringraziamo per la collaborazione Maurizio Rumori dell’Ansa

di Andrea Pini

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