PRESIDENZA ARCIGAY: EZIO MENZIONE

Avvocato dei diritti negati, scrittore, attivista del movimento GLBT e, non ultimo, collaboratore legale per la rubrica Esperti di Gay.it. Ecco cosa propone Ezio Menzione per la sua candidatura.

Nel corso del 12° Congresso Nazionale che si terrà a Milano dall’11 al 13 maggio l’Arcigay eleggerà il nuovo presidente. Uno dei due candidati (l’altro è l’attuale segretario nazionale Aurelio Mancuso) è Ezio Menzione,avvocato penalista quasi sessantenne, nato a Massa e difensore di Ovidio Bompressi nel ‘Processo Sofri’. Si occupa di diritti civili e su quelli (negati) degli omosessuali ha scritto nel 2000 un libro, "Diritti omosessuali" (ed. Cooper/Castelvecchi), con presentazione di Stefano Rodotà. La mozione congressuale che sostiene la sua candidatura e quella di Luca Trentini a segretario porta il titolo Diritti in movimento.

Menzione, come e perché Arcigay deve cambiare?

I tempi ci impongono maggiore presenza, iniziativa e dinamismo. Occorre eliminare il burocratismo polveroso e imparare a discutere. Gli attacchi omofobici che la comunità LGBT sta subendo ci impongono una risposta adeguata. Allo stesso tempo, in tema di affermazione dei diritti individuali e laicità dello stato, siamo chiamati a svolgere un ruolo di avanguardia. Occorre scatenare una vera e propria offensiva.

Quali modifiche andrebbero apportate alle "linee d’azione" dell’associazione?

Più attenzione alle richieste e alla costruzione del movimento. Più attenzione a chi chiede con forza pari diritti e dignità. Meno mediazioni politiche e più affermazioni chiare e nette del nostro diritto a esistere e relazionarci come ognuno. Attenzione alle richieste concrete che vengono dalla nostra comunità, fornire una rete vasta e ben integrata di servizi, puntando su ciò che può spostare in avanti le nostre rivendicazioni: diritto all’affettività, alla salute, a non essere discriminati sul lavoro, a scuola ecc.

Il fatto che anche il panorama politico stia mutando è un fattore positivo o negativo per la comunità GLBT?

Se il cambiamento è il Partito Democratico, mi sembra che non prometta nulla di buono, ipotecato com’è da chi si rifà ai dettami della gerarchia cattolica. Ma sta crescendo una voglia di laicità e di uguaglianza che dovrà trovare una sua espressione politica.

Cosa rispondete a chi sostiene che Arcigay ha avuto legami troppo stretti con una particolare sezione della politica italiana?

Che ha perfettamente ragione. Arcigay per troppi anni è stata "collaterale" ai DS: non si muoveva foglia che quel partito non volesse. E così siamo finiti al disastro dei DiCo. È l’ora di rivendicare la nostra totale autonomia.

I rapporti con le altre associazioni GLBT vanno modificati?

Certo. Si può rivendicare il ruolo primario di Arcigay come la maggiore delle associazioni. Ma altre associazioni svolgono un ottimo lavoro e occorre confrontarsi e trovare momenti di sintesi. Non solo organizzativa, come è accaduto per gli ultimi due Pride, anche nelle battaglie concrete.

E quello in particolare con Arcilesbica?

A maggior ragione. Da dieci anni siamo separati. Allo stesso tempo in Arcigay ci sono moltissime lesbiche, anche in posti di responsabilità. È ora di ripensare a ciò che accadde allora, a come stiamo ora e provare a riavvicinarci. Cominciando col confrontare ed integrare le rispettive culture.

Come andrebbero impostati i rapporti col mondo cattolico più aperto al dialogo?

Con i cattolici del dissenso abbiamo ottimi rapporti. Purtroppo le loro fila, per via delle chiusure della gerarchia cattolica, si sono assottigliate. Con il mondo cattolico occorre chiarezza sui principi e capacità di proiettarsi anche nella loro cultura.

Qual è l’ostacolo maggiore che dobbiamo superare?

Per l’associazione, affinare la nostra sensibilità per cogliere meglio le richieste della nostra gente. Nella politica, inchiodare chi, in nome di una malintesa moderazione, nega la nostra dignità e ci nega diritti, per accaparrarsi i voti di un presunto "centro cattolico".

Come pensa finirà il dibattito al Senato sulle proposte di legge sulle unioni civili?

Difficilmente arriveremo a discutere in aula. Il governo Prodi ha scelto di passare prima dal Senato perché lì la discussione si sarebbe arenata. Ciò non toglie che il lavoro fatto fin qui da Salvi, come Presidente della Commissione Giustizia del Senato, sgombrando il campo dai DiCo, sia positivo.

Il 16 giugno ci sarà il Gay Pride nazionale: un auspicio?

Una marea LGBT e una marea doppia di etero che la pensano come noi.

Mentre si aspetta la legge sulle unioni civili per lesbiche e gay, cosa possiamo fare in concreto?

Denunciare anche in sede penale chi si permette attacchi omofonici e proporre in sede giudiziaria richieste di riconoscimento dei nostri diritti. Batti e ribatti, qualcosa resta. E con quel qualcosa tutti dovranno fare i conti.