PRESIDENZA DI ARCIGAY: AURELIO MANCUSO

Da sempre si occupa delle marginalità e delle tematiche sociali. Tempo fa minacciò di strappare la sua tessera DS innescando un dibattito con Fassino. Aurelio Mancuso presenta il suo programma.

Nel 12° Congresso Nazionale che si terrà a Milano dall’11 al 13 maggio l’Arcigay eleggerà il nuovo presidente. Uno dei due candidati è Aurelio Mancuso ,l’attuale segretario nazionale. Mancuso, giornalista 45enne nato ad Aosta e da sempre impegnato politicamente a sinistra, si è occupato a lungo di tematiche sociali, come l’emarginazione e la droga. Lo scorso dicembre ha fatto notizia la sua lettera aperta a Piero Fassino con la quale annunciava che non avrebbe più rinnovato la tessera dei Ds, a causa della crescente sfiducia verso l’effettivo impegno del partito nella battaglia sui pari diritti per la comunità omosessuale. La mozione che sostiene la sua candidatura, e quella di Riccardo Gottardi a segretario, porta il titolo Visibili cambiamenti.

Come e perché Arcigay deve cambiare?

Arcigay deve evolvere. L’organizzazione politica e sociale è fortemente cambiata da quando è nata l’associazione. Alcune riforme sono state introdotte, ora bisogna trasformare Arcigay in una struttura di servizi e di riferimento per tutti i gay e le lesbiche. Meno politica e più attenzione ai problemi concreti delle persone.

Quali modifiche andrebbero apportate alle ‘linee d’azione’ dell’associazione?

Meno riunioni e più attenzione alle persone, soprattutto a quelle fuori dai circuiti politici e ricreativi del movimento gay. Dobbiamo conquistare quelli che ancora non sono impegnati, bisogna preoccuparsi di più della visibilità di milioni di gay.

Il rapporto col mondo politico deve essere più o meno intenso?

Deve essere paritario e distinto: rappresentiamo istanze concrete di una parte della popolazione, i partiti cercano il consenso elettorale per governare. Quindi autonomia dai partiti e fermezza nelle nostre richieste.

Il fatto che anche il panorama politico stia mutando è un fattore positivo o negativo per la comunità GLBT?

Guardiamo con attenzione questi processi. Speriamo che le formazioni realmente laiche e libertarie riescano a contare di più. Ma per noi le parole stanno a zero, valuteremo i fatti.

Cosa rispondete a chi sostiene che Arcigay ha avuto legami troppo stretti con una particolare sezione della politica italiana?

Che ha un fondamento, ma non spiega la situazione passata. Arcigay si è riferita, pur nella pluralità di appartenenze al suo interno, al più grande partito della sinistra. Si pensava necessario portare quella formazione sulle nostre istanze per ottenere dei risultati in Parlamento. È stato così solo in parte e ora lo scenario è cambiato. Bisognerà essere più attenti e prudenti e salvaguardare la nostra autonomia.

I rapporti con le altre associazioni GLBT devono essere modificati?

Dentro il movimento si è ricostruita un’ottima collaborazione, si è ristabilito il rispetto delle diversità, un buon viatico per essere realmente unitari. Ora bisogna pensare a forme più stabili di consultazione e di conoscenza reciproca.

E quello in particolare con Arcilesbica?

Con Arcilesbica da anni abbiamo un patto di consultazione molto positivo, la ritengo "sorella" di Arcigay. Vedremo se sarà possibile un patto ancora più stringente, anche organizzativo. Ricordando che le specificità vanno valorizzate e non compresse.

Come andrebbero impostati i rapporti col mondo cattolico più aperto al dialogo?

Non dobbiamo porci il tema dei rapporti diplomatici con pezzi del mondo cattolico. Siamo un’associazione laica e non entriamo nelle questioni legate alla fede. Certo il mondo dell’associazionismo cattolico è variegato, con alcuni pezzi si sono aperte delle collaborazioni. Ma per noi ogni silenzio sui nostri diritti negati è complicità colpevole.

Qual è l’ostacolo maggiore che il movimento deve superare?

Dobbiamo avere più fiducia in noi e stravolgere vecchie abitudini: il movimento vince se sarà capace di superare modalità e linguaggi del passato. Senza rinunciare ai nostri valori, ma interpretandoli. Il nostro primo dovere è cambiare la società coinvolgendo le energie migliori.

Come pensa finirà il dibattito al Senato sulle proposte di legge sulle unioni civili?

Non sono ottimista, perché anche se partorissero una legge sicuramente sarebbe brutta e pasticciata. Dobbiamo occuparci già delle mosse future e chiarire che non siamo disposti a mediazioni al ribasso.

Il 16 giugno ci sarà il Gay Pride nazionale: un auspicio?

Che sia un grande appuntamento del popolo GLBT, ma anche di tante persone che vogliono difendere la laicità dello Stato, che vogliono riforme libertarie e civili, la piazza di un’Italia che vuole respirare aria pulita, non quella stantia delle sagrestie.

Per cosa si vorrebbe spendere di più nel futuro?

Vorrei una coscienza nuova dentro Arcigay, che ci renda più consapevoli che sconfiggere l’omofobia, l’odio e il pregiudizio, dipende dalla nostra volontà di guardare con occhi nuovi la società. Troppi gay e lesbiche soffrono di solitudine, si rifugiano in matrimoni eterosessuali per negare se stessi e rassicurare la società. Troppi giovani sono soli e troppi gay e lesbiche, in là con gli anni, non hanno riferimenti. Sono le nuove sfide sociali, con un valore politico, più di tante altre battaglie.