Prete abusò di 200 bambini sordi. NYT: “Ratzinger lo coprì”

Il New York Times rivela che i “big” del Vaticano non fecero niente per punire un prete accusato di pedoflia. Abusò di 200 ragazzini sordomuti. E non sarebbe il solo caso.

Ieri il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi si è lanciato in lodi sperticate al Vaticano, elogiando il Papa per "la risposta straordinariamente efficace" che, a suo parere, la Chiesa romana starebbe dando allo scandalo dilagante della piaga pedofilia in ambienti ecclesiastici.

In quelle stesse ore il New York Times andava in stampa con un articolo bomba nel quale rivela che verso la fine degli anni ’90 alte sfere vaticane – tra i quali l’allora cardinale Joseph Ratzinger (oggi Papa) e il cardinale Tarcisio Bertone (oggi segretario di Stato vaticano) – non presero alcuna iniziativa punitiva nei confronti di un prete (padre Lawrence Murphy) che aveva molestato nel corso della sua carriera almeno 200 bambini non udenti. Questo nonostante diversi vescovi avessero ripetutamente allertato la Congregazione per la Dottrina della Fede, un tempo nota come Santa Inquisizione e guidata in quegli anni proprio da Ratzinger.

Il prestigioso quotidiano pubblica la corrispondenza interna tra i vescovi del Wisconsin e il cardinale Ratzinger dalla quale risulta – scrive il giornale – che le autorità ecclesiastiche, mentre discutevano se il sacerdote dovesse essere sconsacrato per quello che aveva commesso nell’arco di ben 25 anni, fino al 1974, avevano come "principale preoccupazione quella di proteggere la Chiesa dalla scandalo". Alla fine non fecero niente. Non solo il caso, gravissimo, non fu denunciato alle autorità ma il prete in questione non fu neanche mai punito in alcun modo e neanche ridotto allo stato laicale. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha giustificato la totale inazione del Vaticano affermando che padre Murphy era in precarie condizioni di salute e che comunque "il diritto canonico non prevede punizioni automatiche".

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Da Lucerna il teologo riformista svizzero Reverendo Hans Küng già la settimana scorsa aveva esortato il Pontefice a fare pubblicamente un mea culpa su questi episodi: «Non c’era nessun altro uomo, in tutta la Chiesa cattolica, che sapeva così tanto sui casi di abusi sessuali – ha dichiarato Kung a un’emittente televisiva svizzera – e certamente ex officio, in virtù della sua carica». L’ufficio di Kung ha precisato che il riferimento è a una lettera del 18 maggio 2001 inviata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, nella sua veste di presidente della Congregazione per la dottrina della fede, a tutti i vescovi cattolici.

Come già riportanto in precedenza anche da Gay.it quella lettera riservata fu resa pubblica nel 2005 dal settimanale britannico The Observer, presentata come documento dall’avvocato americano Daniel Shea durante una causa legale in Texas. Shea, che rappresentava due vittime di abusi, già allora aveva accusato Ratzinger di aver cercato di ostacolare il corso della giustizia. Nella lettera in questione si ordinava ai vescovi di non rendere pubbliche le indagini su presunti abusi per almeno 10 anni dal raggiungimento della maggiore età da parte delle vittime. Chiunque non si fosse attenuto alle indicazioni riportate, sarebbe stato soggetto a scomunica.

Secondo l’avvocato Shea lo scopo della missiva, co-firmata dall’attuale Papa e da Tarcisio Bertone, era evidentemente quello di evitare che le forze dell’ordine venissero a conoscenza di tali reati affermando che la Chiesa poteva rivendicare per questi episodi una propia autonomia di legislazione. Shea durante lo svolgimento di quel processo aveva espresso le proprie perplessità su tale ordinanza, riguardo al decennio che sarebbe dovuto passare prima che il reato divenisse di dominio pubblico, una vera e propria occultazione dei fatti.

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Secondo quanto riportato già 5 anni fa da The Observer in quell’occasione l’attuale Segretario di Stato vaticano cardinale Bertone disse che: "Secondo la mia opinione la richiesta che un vescovo sia obbligato a contattare la polizia al fine di denunciare un prete che abbia ammesso il reato di pedofilia è priva di fondamento".

In entrambe le vicende fatte emergere, a distanza di anni, dall’Observer e dal New York Times sono coinvolti l’attuale Papa Ratzinger e l’attuale Segretario di Stato vaticano Bertone e si riferiscono a due casi distinti. Viene dunque da chiedersi se, a fronte di questi casi che sono stati scoperti da organi di stampa, ve ne possano essere altri magari accaduti in altre parti del mondo e sul quale il muro di silenzio voluto dai vertici ecclesiastici ancora non è stato squarciato.