Preti pedofili: l’intervento del Papa

In una lettera indirizzata a tutti i sacerdoti Giovanni Paolo II dedica alcune righe allo scandalo della pedofilia tra i preti, che in America e in altri paesi sta assumendo dimensioni preoccupanti.

Sta assumendo proporzioni sempre più grandi lo scandalo relativo ai preti omofobi, partito dall’America, dove la Chiesa Cattolica si trova ad affrontare una grossa crisi di immagine e finanziaria in seguito alle cause che vedono coinvolti suoi sacerdoti accusati di molestie sessuali sui minori. Così le 17 righe contenute nella «Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo 2002» di Giovanni Paolo II, resa nota ieri, che fanno riferimento a quei «fratelli che hanno tradito la grazia ricevuta con l’Ordinazione, cedendo anche alle peggiori manifestazioni del mysterium iniquitatis» (il mistero del male, ossia il demonio, ndr) suonano come una denuncia potentissima all’interno di un’organizzazione come la Chiesa Cattolica, che ha invece sempre cercato di dare la minima rilevanza possibile a questo genere di scandali.

Pur senza mai nominare la pedofilia, il Pontefice denucnia il sorgere di «scandali gravi, con la conseguenza di gettare una pesante ombra di sospetto su tutti gli altri benemeriti sacerdoti, che svolgono il loro ministero con onestà e coerenza, e talora con eroica carità».

«Mentre la Chiesa – continua la Lettera ai Sacerdoti – esprime la propria sollecitudine per le vittime e si sforza di rispondere secondo verità e giustizia ad ogni penosa situazione, noi tutti, coscienti dell’umana debolezza, ma fidando nella potenza sanatrice della Grazia divina, siamo chiamati ad abbracciare il mysterium Crucis, e ad impegnarci ulteriormente nella ricerca della santità».

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E in effetti la Chiesa viene sempre più spesso chiamata a rispondere dell’operato dei sacerdoti, almeno in America: in questo paese a maggioranza protestante, i media conducono una campagna senza reticenze per far sì che i preti molestatori di minori paghino per le loro colpe. Finora, quei sacerdoti che sono stati ritenuti colpevoli, sono stati semplicemente spostati in altra sede, e quasi mai sospesi a divinis. Ma qualcosa sta cambiando: l’Arcidiocesi di Boston ha accettato di pagare da 20 a 30 milioni di dollari alle famiglie delle vittime dell’ex-parroco che avrebbe molestato oltre 130 bambini (ma diverse altre fonti gli attribuiscono circa duecento piccole vittime) nelle sei parrocchie dove era stato chiamato a svolgere il suo sacerdozio. L’ex-sacerdote era stato trasferito per sei volte da una parrocchia all’altra, prima di essere definitivamente sospeso a divinis; ora sta scontando dieci anni di reclusione per l’ultima violenza compiuta in una piscina ai danni di un bambino di dieci anni.

Ma i casi di pedofilia tra i preti non si limitano all’America: uno è scoppiato in Francia e vede coinvolto il vescovo ausiliare di Parigi, Jean Di Falco, che ha reagito denunciando il suo accusatore. Nega anche il vescovo polacco di Poznan, Julius Paetz, fino a 20 anni fa prelato in Vaticano, ora accusato di molestie omosessuali verso seminaristi, che ha già visto arrivare un’ispezione del Vaticano. E si parla, ma finora sembra esserci un solo caso, già noto, in Sicilia, di «episodi» che riguarderebbero anche l’Italia.

Intanto, ieri, accanto alle parole accorate e dure verso i preti di Giovanni Paolo II ci sono state quelle difensive e puntigliose del cardinale Dario Castrillon Hoyos, prefetto della Congregazione per il clero, che ha puntato l’indice sul «pansessualismo» e sul «libertinaggio sessuale» dilaganti nella società di oggi della quale sono figli anche i preti, ha negato che tra i sacerdoti ci siano casi particolarmente frequenti rispetto ad altre categorie ed ha rivendicato alle norme canoniche contro la pedofilia un rigore maggiore di quello di altre istituzioni.

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«Risulta da uno studio pubblicato dalla Pensylvania State University, che circa il 3% del clero americano avrebbe tendenze all’abuso di minori e lo 0,3% del clero stesso sarebbe pedofilo — scrive Castrillon Hoyos — Non c’è ancora un’accurata statistica comparativa con riguardo ad altre professioni (medici, psichiatri, psicologi, educatori, sportivi, giornalisti, politici o altre categorie comuni, inclusi genitori e parenti). Vorrei le statistiche degli altri gruppi».