Pride 2007: sabato è la volta di Catania

Continua l’estate dei Pride: sabato in Sicilia manifestazione pubblica per sostenere laicità dello Stato, lotta alle discriminazioni e uguaglianza giuridica. Forza Nuova chiede lo stop dell’evento.

CATANIA – Dopo Torino l’orgoglio in movimento sbarca sabato a Catania. La manifestazione pubblica per le strade della città inizierà alle ore 17,30 del 7 luglio con partenza da Piazza Borgo.

Anche in questa occasione lesbiche, gay, bisessuali e transgender manifestano per la propria dignità e ribadendo la legittima richiesta di essere pienamente cittadini di questa Repubblica. Il Pride siciliano è organizzato da Open Mind GLBT Catania, Arcigay, Agedo e Gruppo Pegaso’s, che nel documento di presentazione denunciano che nell’Italia di oggi “le persone LGBT pagano un prezzo altissimo all’indifferenza della politica di fronte all’ingerenza violenta delle gerarchie vaticane nella vita del Paese: subiamo ogni giorno Pier Gianni Prosperini di AN proponga la messa a morte per garrota degli omosessuali, senza che le istituzioni lo costringano alle dimissioni.”

Molto critico il manifesto anche nei confronti della Chiesa, "che parla tanto di pietas cristiana, di carità, di fratellanza, (ma) non spende nemmeno una parola per condannare duramente chi si rende autore di violenze e discriminazioni ai danni degli omosessuali e transessuali. E come potrebbe, dato che quotidianamente è la Chiesa stessa, attraverso la sua gerarchia, a fomentare l’odio e a legittimare la violenza contro omosessuali e transessuali.” La Chiesa cattolica romana è dunque colpevole quando equipara l’omosessualità alla pedofilia e all’incesto, quando afferma che l’amore omosessuale è un “amore debole” e quando afferma che “la violenza è cugina della trasgressione” (come ha sottolineato il vescovo di Bologna monsignor Vecchi in occasione del pestaggio di un ragazzo gay).”

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Oltre all’inevitabile richiamo al bisogno di laicità delle istituzioni anche delle richieste molto chiare, tra cui l’estensione della legge Mancino all’orientamento sessuale e all’identità di genere; l’applicazione della direttiva europea 207 del 1976 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne anche alle persone che transizionano da un genere all’altro, secondo la sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile 1996; la modifica del Decreto legislativo 216 del 2003 “Attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro”, il recepimento della Direttiva europea 38 del 2004 sulla libertà di movimento dei cittadini europei in modo rispettoso dei diritti delle coppie di fatto o registrate gay e lesbiche; l’abolizione della legge 40; la revisione della legge 164 del 1982 sul cambiamento di sesso, per consentire il cambio anagrafico di nome proprio e identificativo di genere senza l’obbligo di interventi chirurgici e la gratuità delle terapie necessarie alla transizione di genere e che si affronti il tema dell’intersessualismo”. Riassumendo sono quattro i pilastri che si intendono promuovere: lotta alle discriminazioni, uguaglianza giuridica, laicità dello Stato e diritto all’autodeterminazione. Chiunque concorda con questi principi, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, ha quattro buoni motivi per scendere in piazza a farsi vedere e sentire.

Nel frattempo gli attivisti locali di Forza Nuova (non nuovi a intemperanze contro la comunità GLBT) hanno annunciato che chiederanno al prefetto di non concedere l’autorizzazione alla marcia del Pride. Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay, chiede al ministro dell’interno Giuliano Amato di mettere fuorilegge tale movimento, denunciando “fatti di violenza e omofobia in cui sono coinvolte formazioni neofasciste o gruppi eversivi”, citando appunto come ultimo esempio “l’invito rivolto ai nostri associati da parte delle ‘squadre’ di Forza Nuova siciliana a non celebrare il Pride a Catania. Siamo stanchi – aggiunge Mancuso – che persone dalle teste rasate ci minaccino, ci picchino, ci umilino, imbrattino le nostre sedi e continuino a passarla sempre liscia.” Occorre che il Governo intervenga “per porre freno al crescente clima di odio sociale che si sta sedimentando e di cui questi gruppi sono l’espressione violenta” e il ministro Amato dovrebbe “avviare le procedure per mettere fuori legge tutti quei movimenti organizzati che si richiamano al fascismo, in piena applicazione del XII comma dell’articolo 139 della Costituzione.”   (Roberto Taddeucci)