Pride a Gerusalemme contro le divisioni

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Gli organizzatori del Pride 2001 di Gerusalemme lanicano messaggi pubblicitari in arabo per coinvolegere anche gli omosesdsuali palestinesi, contro ogni divisione.

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Gli organizzatori del Pride 2001 di Gerusalemme, stanno tentando di coinvolgere nella manifestazione anche la popolazione gay palestinese, attraverso alcuni messaggi pubblicitari in arabo.

Il gruppo cui gli organizzatori fanno capo, il Jerusalem Open House, sta invitanto "tutti gli abitanti di Gerusalemme a celebrare l’orgoglio gay nella loro città: arabi e ebrei, palestinesi e israeliani, religiosi e laici", nel corso delle celebrazioni che dureranno per un intero mese.

L’Open House, che ha aperto le sue iniziative il 5 giugno alla presenza della deputata laburista del Knesset, Yael Dayan e del membro del consiglio cittadino di Gerusalemme Anat Hoffman, cerca di offrire occasioni di dialogo con i gay, le lesbiche e le persone transessuali palestinesi.

«In questo periodo di conflitti a Gerusalemme e nella regione, consideriamo particolarmente importante tirar fuori le nostre voci diverse, voci da un tempo diverso, quando le tradizioni islamiche e ebree condividevano una visione dell’amore tra uomini – ha detto Hagai El-Ad, direttore esecutivo della Open House – Speriamo che esprimendo queste voci del passato in un contesto contemporaneo, saremo capaci di sperare per una vita aperta, per la libertà e la felicità in questa città che noi tutti amiamo molto».

Anche se Open House ha già lavorato con la comunità musulmana – la sua libreria ha un Corano regalato dal’organizzazione internazionale di gay e lesbiche musulmane Al Fatiha – questo segna la prima volta che in questo paese vengono diffuse informazioni sull’omosessualità in arabo. «Questo è l’aspetto più di sfida della missione di Open House» ha detto El Ad, sottolineando che il conflitto israelo-palestinese non ha aiutato a unire le popolazioni omosessuali delle due comunità.

Secondo Dayan, la comunità omosessuale, il cui numero globalmente è di circa il 10% di ogni popolazione, ha incontrato una opposizione considerevole in questa parte del mondo. Ha tracciato un parallelo tra la comunità ebrea ortodossa e la comunità palestinese, che frequentemente opprimono coloro che vivono in uno stile di vita omosessuale.

«La nostra comunità religiosa è altrettanto chiusa e arretrata di quella palestinese – ha detto Dayan, che recentemente ha sostenuto una legge che permetta i matrimoni omosessuali – Non solo occorre aprire la propria società, ma in una città come Gerusalemme, devi anche aiutare i membri delle altre religioni».

Ma a dispetto delle somiglianze, la società palestinese è stata molto meno aperta verso stili di vita omosessuali. Open House crede di poter aiutare a fare in modo che questo cambi.

«Anche se sempre più legami tra palestinesi e israeliani vengono recisi, i palestinesi vengono ancora al centro, qui» ha detto El-Ad. «Nella società palestinese, non c’è una cosa come la omosessualità aperta – ha detto Daniel Weishut, capo del Gay and Lesbian Network of Amnesty International, che lavora insieme con Open House – Non ci sono discoteche, bar o luoghi di incontro»

Così come Open House, anche Amnesty International è attualmente occupata in un progetto per offrire informazione educativa sull’omosessualità in lingua araba. «Gli omosessuali di lingua araba soffrono molta discriminazione e normalmente vivono nascosti» ha detto Weishut.

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