Pride: a Gerusalemme vittoria contro intolleranza religiosa

Si è svolta ieri, dopo tante minacce ma senza incidenti, la marcia del Gay Pride di Gerusalemme a cui si opponevano, al solito, gruppi fanatici religiosi.

GERUSALEMME – La marcia del Gay Pride di Gerusalemme si è svolta ieri e si è conclusa in modo pacifico senza incidenti dopo che le forze di polizia, che l’avevano regolarmente autorizzata, hanno protetto i partecipanti. Si è trattato di una vittoria per il movimento GLBT (gay, lesbico, bisessuale e transgender) israeliano dopo che, anche quest’anno, ha dovuto fronteggiare minacce di ogni genere. Nelle settimane scorse esponenti religiosi avevano lanciato una fantomatica ‘maledizione’ sulla parata, mentre ieri mattina un 32enne ebreo ultra-ortodosso è stato fermato e arrestato dalla polizia, in quanto trovato in possesso di un ben più reale ordigno esplosivo, che avrebbe voluto piazzare lungo il tragitto.

Il direttore della Open House che ha organizzato il raduno, Noa Satat, ha ringraziato tutti gli/le agenti delle forze dell’ordine “che hanno fatto un lavoro eccellente nel rendere sicuro l’evento”. Per Satat si è trattato di una grande vittoria per la comunità GLBT e anche Saar Netanel, consigliere comunale apertamente gay, esprime soddisfazione per aver potuto effettuare senza incidenti la marcia: “Abbiamo marciato per il centro di Gerusalemme e le nostre bandiere, che rappresentano tolleranza e uguaglianza, erano dovunque lungo le strade, nonostante il di scontento del sindaco e i suoi tentativi di sabotarci” ha detto.

Oltre agli ebrei ultra-ortodossi anche leader musulmani e cristiani hanno protestato contro le autorizzazioni concesse al Pride, ennesimo esempio (non certo solo locale) di tentativi di limitare la libertà di altri cittadini adducendo come giustificazione le proprie personali credenze religiose. Hagai, un giovane attivista tra i partecipanti ha ben spiegato la ragioni del suo voler partecipare al Pride: «Come persona gay che vive in Israele mi sono sentito minacciato e negato. Devo lottare per i miei diritti. Ciò mi è ben chiaro, per questo sono venuto da Tel Aviv e andrò in ogni altro posto dove non ho uguali diritti.» È stimato che almeno 60.000 gay e lesbiche vivano nell’area di Gerusalemme.   (Roberto Taddeucci)

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