Pride: i teo-dem gongolano, Amnesty sfila col popolo GLBT

Il passo indietro sul patrocinio riceve gli alleluia dei teo-dem, Amnesty Int. scende in piazza col popolo del Pride e la Pollastrini e Mancuso dicono la loro.

ROMA – Nuovo penoso ‘annacquamento’ dell’italica politica e delle Istituzioni al sostegno delle libertà civili e al diritto di piena cittadinanza per tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale. Il patrocinio dato dal Dipartimento per i Diritti e le pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri inizialmente dato alla manifestazione del Pride è stato ieri comprensibilmente restituito dagli organizzatori. Notizia che fa gongolare per l’ennesima volta le truppe teo-dem: “Il ridimensionamento del patrocinio dato al Gay pride mette in evidenza come la presidenza del Consiglio dei ministri abbia recepito l’imbarazzo manifestato da noi, da una parte della maggioranza, da quasi tutta l’opposizione ma soprattutto da una larga parte dell’opinione pubblica” affermano i teo-parlamentari dell’Ulivo Emanuela Baio, Paola Binetti, Luigi Bobba, Marco Malgaro ed Enzo Carra. “La presidenza del Consiglio dei ministri – aggiungono – ridimensionando il suo patrocinio ha, a nostro avviso, espresso rispetto e condivisione per il lavoro della Chiesa non accettando critiche gratuite e infondate.”

Le accuse di sostegno alle discriminazioni tuttavia non sembrano essere affatto né “gratuite” né “infondate”, tant’è che recentemente l’associazione per la difesa dei diritti umani Amnesty International, le cui attiviste e attivisti sfileranno dietro lo striscione ‘Libere e liberi di essere’, ribadendo l’impegno al fianco delle altre organizzazioni non governative e associazioni contro ogni forma di discriminazione a causa dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Il presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, Paolo Pobbiati ha dichiarato: «L’orientamento sessuale e l’identità di genere fanno parte dei caratteri fondamentali dell’identità umana. È per questo che Amnesty International ha deciso di denunciare e contrastare le violazioni dei diritti umani di lesbiche, gay, bisessuali e transgender e affermare che i diritti delle persone Lgbt non sono diversi da quelli degli altri individui: il diritto a realizzarsi compiutamente, all’incolumità fisica, alla privacy, alla libertà di associazione e di espressione… diritti che purtroppo ancora oggi in molte parti del mondo vengono negati dai governi e dall’opinione pubblica, in nome di presunti principi religiosi, culturali, morali o di salute pubblica».

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In una posizione evidentemente non facile in questa maggioranza la ministra per i diritti e pari opportunità Barbara Pollastrini, che oggi ha inviato i suoi (personali) “auguri più sinceri per la riuscita del Pride 2007” ammettendo di vedere “il riemergere inquietante di atteggiamenti e fenomeni di omofobia che spesso colpiscono le persone più fragili e più esposte ai rischi di nuove discriminazioni.” “È sul terreno della libertà e della responsabilità di ognuno che si distinguono le democrazie più mature e si può costruire, anche nel nostro Paese, un’etica pubblica condivisa. Perciò mi sento vicina a voi e mi auguro che la serenità, l’entusiasmo e la sobrietà del corteo di Roma segnino non solo la giornata dell’orgoglio omosessuale, ma rappresentino l’occasione per un rafforzamento dei valori di laicità e delle ragioni della tolleranza per le quali, in moltissime e moltissimi, vi troverete a Piazza San Giovanni.”

Sul versante opposto,in tutti i sensi, il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, che sostiene che il governo dando il patrocinio al Pride avrebbe mostrato di "disprezzare le famiglie italiane", affermazione inaccettabile per Aurelio Mancuso, che si chiede anche "ma quando mai il governo ha davvero aderito? Tant’è che siamo un po’ critici verso l’atteggiamento di questo o quel ministro che non viene." Per il presidente di Arcigay “il vero disprezzo verso la famiglia l’hanno costruito i democristiani come Cesa, che hanno governato per 50 anni questo Paese senza mettere in campo delle autentiche politiche familiari”, mentre all’estero “tutti i governi civili hanno promosso delle politiche rivolte a tutte le tipologie di famiglie, anche a quelle omosessuali: così è accaduto in Francia, in Germania, in Spagna, in Inghilterra.” (Roberto Taddeucci)