PRIDE: PERCHÉ OCCORRE ANDARCI

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L'editoriale del webmaster di Gay.it Alessio De Giorgi

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Sabato pomeriggio, a Milano, si terrà il Gay Pride nazionale. Forse non tutti i nostri lettori lo sanno, ma è così. Gay e lesbiche da tutta Italia accorreranno a Milano per un gay pride che deve, o dovrebbe, essere unitario, di tutte e tutti: di lesbiche e di gay, di bisessuali e delle e dei transessuali; di chi ama sfilare in giacca e cravatta e di chi sfoggia l’ultimo tacco a spillo e l’ultimo boa; di chi studia e di chi lavora; di chi è politicamente schierato a destra, di chi è a sinistra e di chi è disimpegnato; di chi vive la propria omosessualità con orgoglio e di chi non si è ancora pienamente accettato; di chi l’ha detto a tutti e di chi non l’ha detto a nessuno. La nostra bandiera è e deve essere la bandiera rainbow, l’arcobaleno di colori: un arcobaleno dei mille modi di essere e di vivere il proprio orientamento sessuale.

C’è chi preme perché così non sia. Non è un caso che quest’anno abbiamo quattro pride diversi, uno regionale – quello di Catania -, uno degli antagonisti "duri e puri" – quello di Verona -, uno milanese ed uno romano. Non è un caso che qualche giorno prima del Pride qualcuno abbia tentato di mettere le proprie bandiere sulla manifestazione milanese, lanciando una improponibile piattaforma che sembra rispolverata da qualche documento anni ’70 (ma il muro di Berlino da noi non è caduto?). Non è un caso che i gruppi antagonisti – Mario Mieli, Firenze e Torino in testa – abbiano deciso di non organizzare nulla per il Pride milanese e che alla fine siano solo tre – sì, solo tre – i pullman che arriveranno nella città lombarda (pensate che l’anno scorso erano quattro quelli che venivano dalla sola Pisa…). Non è infine un caso che ieri un gruppo di lesbiche bolognesi abbia dichiarato di non venire al Pride perché altrimenti si troverebbe a sfilare insieme ai gruppi "liberalfascisti" di GayLib: che paradosso vedere i poveri ragazzi milanesi che si sono sobbarcati l’onere – più che l’onore – di metter su questa manifestazione vedersi attaccati da sinistra perché troppo commerciali e da destra perché troppo antagonisti… miracoli della politica gay italiana.

Se c’è chi preme che non sia così, non è affatto una buona ragione per fare spalluccie e dire "beh, allora non ci vado neppure io". Tutt’altro. Se c’è chi rema contro, allora questa sì che è una buona ragione per non far prevalere le divisioni e i particolarismi all’unità e gli ideologismi al pragmatismo. Milano non è lontana, e dedicare otto ore del proprio anno alla battaglia che è comune per avere diritti e dignità come categoria sociale, non mi sembra un grande sforzo. Noi di gay.it ci saremo, seppure senza una grande organizzazione per qualche dissidio con gli organizzatori – poi superato, proprio in nome di quell’unità di cui parlavo sopra -.

Fate in modo di esserci anche voi. Se non volete farlo per quegli adolescenti che ancora oggi, nonostante tutto, vivono la scoperta della propria omosessualità come un trauma, fatelo per quelle coppie di gay e lesbiche che si trovano in una condizione dove se fossero riconosciute e tutelate supererebbero meglio problemi e le vicende tristi della vita. Fatelo per quegli omosessuali che, in Afghanistan come in Iran, a Cuba come in Romania, vengono incarcerati a causa del loro orientamento sessuale o, in alcuni casi, condannati a morte. Fatelo per quanti in Italia – e sono davvero molti più di quelli che ci immaginiamo – subiscono violenze fisiche a causa della loro omosessualità. Fatelo per quei ragazzi milanesi che, senza alcun compenso e in maniera del tutto volontaria, ci hanno organizzato una manifestazione e, poi, una grande festa. Se non volete farlo per nessuno di questi, fatelo almeno per voi. Almeno per un giorno, voletevi davvero bene.

Alessio De Giorgi

Direttore di Gay.It S.p.A.

adegiorgi@gay.it

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