La storia di Pride Run, il videogioco italiano che combatte gli omofobi con la musica

Abbiamo intervistato i realizzatori di Pride Run, disponibile per PC e Mac su Steam a partire dall’11 ottobre, giorno del Coming Out Day.

L’11 ottobre, per il Coming Out Day, esce il videogioco per PC Pride Run, sviluppato da IV Productions, Steam Factory e Hard Ton e pubblicato da Green Man Gaming. Pride Run è un “simulatore di parata del Pride”, un’esperienza musicale in cui guidiamo il corteo attraverso le città del mondo per sconfiggere i bigotti che si oppongono ai diritti LGBTQ+. Per l’occasione, abbiamo provato il videogioco in anteprima e abbiamo intervistato telefonicamente alcune delle persone che lo hanno realizzato.

“L’idea è nata l’11 ottobre 2016” ci ha raccontato Ivan Venturi, direttore di Pride Run. “Ero imbottigliato in macchina sulla tangenziale di Bologna, ascoltavo Radio Città del Capo e per il Coming Out Day intervistavano Vincenzo Branà, all’epoca presidente de Il Cassero, e facevano sentire storie di coming out. Io frequento da tempo i Pride, fondamentalmente perché son feste eccezionali, ed era il periodo in cui lavoravo a Riot [un simulatore di manifestazione]. Pensai allora di mettere insieme queste cose in un gioco basato sulla musica e supercolorato. Mi venne in mente Giacomo Guccinelli, che già conoscevo abbastanza bene, sia perché attivista sia per la sua passione per la pixel art [uno stile grafico che valorizza i “pixel”, i quadrati che fanno da unità fondamentale alle immagini digitali]. Giacomo iniziò a studiare l’aspetto visivo del gioco, io iniziai a realizzarne prototipi, e ne parlai con Vincenzo Branà che mi spiegò quale fosse il significato politico del Pride.” Poi Pride Run incontra anche un editore interessato, Green Man Gaming, nato circa dieci anni fa come negozio online di videogiochi in versione digitale e poi cresciuto come agenzia di marketing e come editore.

“Come tutte le compagnie mentre cresci inizi a chiederti chi tu sia, e quali siano le tue convinzioni” ci ha detto David Clark, responsabile del braccio editoriale di Green Man Gaming. “Un po’ di anni fa come tutte le altre compagnie abbiamo iniziato a colorare con l’arcobaleno il nostro logo durante il periodo del Pride, e per questo abbiamo ricevuto risposte negative e commenti molto cattivi dalle persone. Allora decidemmo che uno dei nostri pilastri sarebbe stato che il videogioco appartiene a tutti, e in base a questo iniziammo a buttar fuori dalla nostra piattaforma chi diffondesse commenti offensivi verso la comunità LGBT. Se lo vedi dal punto di vista imprenditoriale, è una manovra suicida. Partendo da queste basi, la collaborazione con Pride Run ci è sembrata naturale. Non capite male: non abbiamo preso Pride Run perché era un videogioco LGBTQ. Abbiamo preso Pride Run perché è davvero un buon gioco: Ivan e gli altri hanno speso tempo per realizzare questo gioco e meritano di essere retribuiti, e noi ci abbiamo investito e ci aspettiamo un ritorno economico. Il fatto che incontri la nostra filosofia è un piacevole extra. Un altro motivo per cui siamo arrivati a Pride Run è che solo gli editori più grandi possono fare videogiochi per un pubblico ampissimo, perché solo loro hanno il budget per raggiungere con il loro marketing un pubblico che si trova ovunque. Se non hai un budget così grande, l’unica soluzione è cercare la nicchia, capire dove si trova e capire come parlare a questa nicchia.”

Durante la sua promozione Pride Run ha incontrato alcuni problemi. Il videogioco è stato presentato come “the gayest video game ever”, una definizione che riduce l’orizzonte LGBTQ+ al “gay” (anche il Pride ormai non è più chiamato “Gay Pride”). “Da molti può essere percepito come poco inclusivo” ha spiegato Giacomo Gucinelli, principale artista di Pride Run e, come ci ha raccontato Venturi, una delle prime persone a essere coinvolta nel progetto. “Ma questo sottotitolo è anche dettato dall’esigenza di comunicare in modo chiaro a un pubblico che non sa nulla di queste tematiche e che giocando a un gioco che possa divertirlo se ne possa interessare.” Parlare di “the gayest video game ever” rischia anche di sminuire la grande quantità di videogiochi LGBTQ+. Sul concetto è tornato durante un’intervista Clark, affermando che “Pride Run è l’unico gioco LGBTQ+ in uscita quest’anno.”

“Devo correggermi su questo” ci ha detto Clark. “Chiaramente ci sono altri giochi del genere, basta andare su Steam e guardare quanti videogiochi sono stati lanciati con l’etichetta LGBTQ+, e su itch.io ce ne sono anche di più. Ma Pride Run è stato in sviluppo per molto tempo, è stato attentamente rifinito, viene da due anni di lavoro di una squadra con un’elevata esperienza, è un videogioco musicale e non un’opera narrativa o un videogioco di ruolo [come spesso accade per i videogiochi con tematiche LGBTQ+]. Per queste ragioni credo che possa distinguersi, ma allora scelsi malamente le mie parole e la comunità LGBT mi fece chiaramente notare quanto le avessi scelte malamente.”

Durante un’intervista, Venturi ha anche lamentato una certa resistenza da parte della stampa. “Penso che sia parte di un problema più grande” ha spiegato Clark. “Ci sono compagnie felici di cambiare il loro logo per la stagione del Pride, ma questo è tutto il supporto che daranno alla comunità LGBT. Noi abbiamo avuto difficoltà ad avere copertura su alcune testate, e questo succede perché quando pubblichi qualcosa che riguarda la comunità LGBT ricevi risposte… beh potete vederlo da soli quello che la gente dice. Molte compagnie semplicemente non vogliono avere a che fare con questa tossicità, e quindi non si sentono a loro agio all’idea di coprire Pride Run. Ma non capiamoci male: abbiamo avuto un’eccellente risposta altrove.” Quando gli chiediamo se Pride Run sia stato quindi coperto meno dei precedenti videogiochi di Green Man Gaming, Clark risponde affermativamente. “Diciamo che almeno ci aspettiamo che una testata comunichi che un gioco è stato annunciato, ecco”. Una ricerca su Google dà però 16mila risultati per Pride Run (cercato insieme a “Green Man Gaming”) e 138 notizie su Google News, numeri nettamente superiori a quelli del precedente videogioco pubblicato dalla compagnia, ShockRods, che ha poco più di mille risultati e 50 notizie (sempre cercandone il titolo insieme a “Green Man Gaming”).

Se, nonostante questa resistenza da parte della stampa, il videogioco ha quindi ricevuto una copertura in realtà persino superiore a quanto visto per altri videogiochi di Green Man Gaming, è anche vero che chi ha pubblicato notizie ha a volte dovuto effettivamente affrontare gli attacchi del pubblico. Multiplayer.it è uno dei più grandi siti italiani dedicati al videogioco. Quando nel 2017 è stato pubblicato uno dei primi annunci di Pride Run, il pubblico del sito ha reagito con una quantità di commenti inusitata per un videogioco tanto piccolo. Come il giorno dopo, sempre su Multiplayer.it, ha riassunto Simone Tagliaferri (autore tra l’altro della notizia originale) “c’è stato chi ha scritto un delicato ‘è proprio vero che non cè [sic] limite al peggio…’, chi gli ha risposto con un raffinato e intelligentissimo ‘giusto gli Italiani potevano fare un gioco sui froci’, chi ha deciso di esprimere il suo sdegno (non si capisce per cosa) con un ‘Facepalm…….’, e chi l’ha buttata sul bon ton con un ‘ma che é [sic] sta cafonata!’. C’è anche chi ha provato ad articolare meglio le sue argomentazioni, affermando che un gioco del genere è sbagliato perché incentrato su degli stereotipi che danneggiano anche i gay e la loro cultura, come se tutto il resto della produzione videoludica non sfruttasse ampiamente stereotipi di ogni tipo, a partire dal machismo militarista dei vari sparatutto in prima persona, per arrivare al gangsterismo da McDonald di un Grand Theft Auto qualsiasi.” La comunità dei videogiocatori si rivela spesso tanto tossica verso donne e minoranze da essersi meritata un posto in Pride Run: è un videogiocatore il “boss finale” del livello di Stoccolma.

Ti suggeriamo anche  I corpi queer del cyberpunk e del videogioco Daemon X Machina

Credo che sia il momento di spiegare brevemente come funziona il videogioco. Pride Run consiste di tre modalità: Vanilla, Play Hard e Dance Duel. Prima di tutto, scelgo se giocare in modalità Vanilla o Play Hard e poi seleziono il livello, cioè una delle parate del Pride a giro per il mondo, accompagnandola per le strade della città. In Vanilla, questo è un semplice gioco musicale: mentre la parata avanza devo pigiare o tener premuti i tasti indicati sullo schermo a ritmo di musica, e i miei successi vengono premiati con punti. La situazione è radicalmente diversa nella modalità Play Hard, dove Pride Run diventa un videogioco musicale di strategia: decido quali gruppi portare all’inizio nella parata, come muoverli nel corteo e quali “mosse” far loro eseguire, sempre premendo combinazioni di tasti a ritmo di musica. Le mosse eseguite hanno principalmente tre scopi: attirano nuovi manifestanti dal marciapiede, facendoli unire al Pride e ingrossandolo, difendono la manifestazione dagli influssi negativi di chi, sempre dai marciapiedi, protesta contro la parata stessa (per esempio, i membri del Ku Klux Klan nel livello di San Francisco) o accelerano il passo del corteo, anche in questo caso per evitare le proteste e muoversi in punti più tranquilli della città. Alla fine di ogni livello, in modalità Vanilla o Play Hard, arriva il Dance Duel: il leader del Pride si scontra a colpi di ballo con il leader di chi localmente si è opposto al corteo. Sono i “boss finali” a cui accennavo prima, un cast che comprende personaggi come Trump, Putin, Marie Le Pen, poliziotti e attivisti di estrema destra.

Ogni Pride ha anche le sue musiche. “È stato Vincenzo Branà a fare il mio nome a Venturi“ ci ha raccontato Mauro Copeta, compositore della colonna sonora di Pride Run, metà del duo Hard Ton (l’altra metà è Max Bastasi) e direttore artistico de Il Cassero. “Ogni livello prevede due temi musicali, uno per il Play Hard e uno per il Dance Duel, di cui uno (quello del Play Hard) è remixato per il Vanilla. Il nostro progetto Hard Ton è house, ha una direzione ben precisa, mentre Pride Run ci ha dato l’opportunità di spaziare anche in cose più pop. Per dare la loro connotazione ai livelli ho seguito due metodi diversi. Uno è più emotivo ed è dovuto all’immagine che io ho di quelle città dal punto di vista musicale. Per esempio, Parigi contiene un omaggio alla musica elettronica francese, Londra contiene un omaggio alla drum and bass, Roma ha un tocco italo disco. In alcuni livelli, in India, Giappone, Istanbul, ho invece preso qualcosa dalla musica etnica (ma è un termine da mettere tra virgolette), cercando di evitare di dare una rappresentazione macchiettistica. Anche questo lo ho fatto comunque solo nei casi in cui sentissi mie queste influenze.”

“Avevamo bisogno di esprimere la varietà di cui si compongono le culture LGBTQIA+” ci ha spiegato Giacomo Guccinelli raccontandoci come è nata invece la grafica di Pride Run. “Il primo riferimento a cui abbiamo attinto era la pixel art Capcom e Nintendo tra fine anni 80 e inizio anni 90. Volevo tirar fuori il sommerso, tutti quei personaggi LGBTQ non dichiarati esistenti in quelle opere, e se penso al colore, alle differenze, all’inclusione delle differenze, e devo cercare un riferimento grafico per realizzarlo in pixel art penso proprio a questo mondo: eterogeneo, pieno di forme e colori differenti mescolati nella stessa opera, ironico e auto-ironico. Nel Dance Duel abbiamo uno stile più primi anni 90, alla Street Fighter, invece nel Vanilla e nel Play Hard i personaggi hanno uno stile minimalista, che permette di mettere sullo schermo molti personaggi, di creare una moltitudine. Ma quello che si perde di definizione con i personaggi qua la guadagnamo negli sfondi, che son trattati con un dettaglio approfondito e simile a quello visto nel Dance Duel. Anche la contaminazione presente nel Dance Duel tra personaggi in pixel art e loro ritratti in uno stile più da cartone animato viene dal videogioco anni 90. Questo zibaldone con tante cose all’interno ricrea un’atmosfera in cui ci sono tante differenze che però stanno tutte dentro la stessa parata.”

 

Ti suggeriamo anche  Il videogame 'Cyberpunk 2077' avrà personaggi privi di genere e relazioni queer

“Con tutti i limiti possibili, abbiamo voluto fare un videogioco che fosse più rappresentativo possibile. Perché nessuno deve essere escluso dal Pride” ha aggiunto a proposito Copeta. Se la rappresentazione della comunità LGBTQ+ riesce a giocare sulla varietà, sullo stereotipo, sull’esagerazione, sembra più delicato il problema delle rappresentazioni regionali ed etniche. Pride Run, come il Pride, si svolge in tutto il mondo e ha protagonisti di ogni etnia, ma è facile notare come comunque la sua prospettiva sia soprattutto europea. Trattando un evento così ampio è vario, è obbligatorio fare qualche scelta, ma di 16 eventi rappresentati (per ora) nel gioco, 7 sono ambientati in Europa e non esiste alcun evento in Sud America, dove eppure si svolge (a San Paolo, in Brasile) uno dei più grandi Pride al mondo. L’intera Africa (effettivamente povera di eventi legati al Pride) è rappresentata dal Pride di Johannesburg, dove però il suo Dance Duel mostra un personaggio nero che non appartiene a nessuna precisa cultura ma è costruito come un pastone dell’intero continente. “Il costume del personaggio sudafricano è il risultato di una somma, abbiamo studiato diverse tipologie di costumi diversi, riferimenti diversi provenienti da usanze e tradizioni diverse” ci ha confermato Guccinelli.

Questo non vuol dire che Pride Run non abbia idea di cosa accade fuori dall’Europa. Sono presenti Pride a Mosca e Istanbul, luoghi dove la manifestazione è vietata e dove avviene clandestinamente incontrando anche la resistenza della polizia, che nel 2019 ha attaccato il Pride di Instanbul con gas lacrimogeni, ma questa deformazione della realtà è una scelta consapevole degli sviluppatori. “Il Pride non in tutto il mondo è una festa. È per questo che abbiamo inserito dei livelli in cui il Pride non è un evento gioioso, e anche questo ho cercato di tradurlo nella musica di questi livelli” ci ha raccontato Copeta. Questa consapevolezza politica e la volontà di raccontare effettivamente il mondo LGBTQ differenziano Pride Run dal precedente videogioco dedicato al Pride, Pridefest di Atari. Pridefest evita di affrontare davvero tematiche LGBTQ: il Pride è colore che viene portato in una città grigia evitando chi protesta contro la parata, è amore generico contro un odio generico che, inoltre, può essere evitato ma non sconfitto. Atari ha poi venduto Pridefest a LGBT Media che lo ha rinominato QutieLife, perdendo quindi anche qualsiasi riferimento al Pride nel suo titolo.

Pride Run è, infine, anche l’occasione di vedere un videogioco dove il mondo LGBTQ+ non è rappresentato solo come vittima di tragedie e morti. Qua il movimento LGBTQ+ è felice, forte, ha nemici sparsi in tutto il mondo ma li combatte con la musica e, nella finzione del videogioco, alla fine del Dance Duel può convertirli e trasformarli in ally. Trump diventa una drag queen, Marie Le Pen è ora una bellerina di can-can, Putin è sommerso dall’amore di una colonia di micini. Anche il videogiocatore è, alla fine, sconfitto.

Ti suggeriamo anche  Il videogame 'Cyberpunk 2077' avrà personaggi privi di genere e relazioni queer

Pride Run è disponibile per PC e Mac su Steam a partire dall’11 ottobre. Il 10% del suo ricavato andrà a Kaleidoscope, organizzazione che supporta gli attivisti e le comunità LGBTQ+ in Paesi dove non sono riconosciuti i loro diritti.

di Matteo Lupetti