Prima vittoria sulla moratoria contro la pena di morte

L’Italia, per una volta, ha guidato i paesi dell’UE perché si impegnassero presso l’Onu contro la pena capitale. Contrari gli Usa, l’Iran, l’Egitto e la Cina.

L’Italia e l’Unione Europea hanno vinto la prima tappa nella corsa per la moratoria delle esecuzioni capitali. Forte di 99 voti, la risoluzione che ferma la mano del boia è stata approvata dalla Terza Commissione (Diritti umani) dell’Assemblea generale del Palazzo di Vetro, al termine di due giorni di dibattito che ha visto schierato contro la proposta un fronte composito. Al suo interno hanno trovato spazio gli Stati Uniti, accanto a nemici storici come Iran e Sudan e a Paesi comunisti come la Cina. In tutto i voti contrari sono stati 52 mentre in 33 si sono astenuti.

La speranza dei vincitori di oggi è anche che a metà dicembre, quando la risoluzione arriverà in seduta plenaria, diversi Paesi orientati per il ‘no’ o astenuti cambino posizione e si arrivi a quella maggioranza semplice che rappresenterebbe ciò che Amnesty  ha

definito una svolta "storica" verso l’abolizione della pena capitale.

Ieri la Commissione aveva bocciato un emendamento presentato dall’Egitto che tfaceva appello all’articolo 2 comma 7 della Carta dell’Onu, in cui si fa riferimento a quella che si definisce ‘domestic jurisdiction’", un principio secondo il quale "nessuna disposizione della Carta può interferire con le prerogative sovrane degli Stati membri". Il braccio di ferro ha poi conosciuto uno snodo cruciale poco prima del voto, quando Egitto e Iran hanno presentato un emendamento che chiedeva l’inserimento della tutela per "i bambini non nati". L’emendamento ha ricevuto il naturale appoggio di Città del Vaticano, in veste di osservatore e privo del diritto di voto.

Respinti tutti i quindici emendamenti proposti, si è andati a un voto il cui esito è stato definito da Massimo D’Alema "il frutto di un’alleanza transregionale tra Paesi di tutti i continenti". L’Italia, ha affermato il ministro degli Esteri, "conferma di essere in prima linea nel mondo in materia di tutela dei diritti umani. La lotta contro la pena di morte a livello internazionale è uno dei temi prioritari di politica estera, che vede impegnati governo, istituzioni, forze politico-parlamentari e organizzazioni non governative in una campagna corale, convinta e tenace che ha prodotto un primo, rilevante risultato". "La votazione di oggi nella Terza Commissione sulla risoluzione presentata dall’Italia e dall’UE", ha continuato il capo della Farnesina, "lascia ben sperare per l’esame da parte dell’Assemblea Generale". 

Ti suggeriamo anche  Aggredito perché gay, passante lo salva da un pestaggio: "Non uscirò più di casa"

Il primo Stato ad abolire la pena di morte nella storia è stato il Granducato di Toscana il 30 settembre 1786. "Siamo fieri per il peso morale della vittoria all’Onu, fieri per il ruolo chiave dell’Italia,

ancor più fieri per la nostra Toscana, antesignana della lotta a quella barbarie. Niente ci rende più felici del risultato di una lotta per il primo e più inalienabile dei diritti umani: il diritto alla vita". E’ stato il commento di Riccardo Nencini, Presidente del Consiglio regionale della Toscana.

Il provvedimento, oltre ad essere un enorme passo avanti in termini di civiltà e diritti umani, può rappresentare un traguardo importante anche per la comunità LGBT, considerato che in molti paesi le persone vengono perseguitate e contannate a morte a causa del loro orientamento sessuale.