Primark lancia una linea di vestiti “Pride”, ma qualcosa non piace alle associazioni LGBT

La catena inglese è accusata di sfruttare un simbolo LGBT senza versare un soldo ai Pride.

Arcobaleno sulle magliette, ma non nel portafogli: Primark accusata di non sostenere i Pride. Un caso di pinkwashing con i nostri soldi?

Dopo Disney, anche Primark ha preparato una linea di vestiti orgogliosamente rainbow in concomitanza con il Pride Month. Cosa c’è di meglio che stampare l’arcobaleno sui propri prodotti per sostenere i diritti LGBT? Forse, fanno notare alcune associazioni rainbow, si potrebbe sganciare anche qualche soldino.

L’accusa è stata lanciata alla compagnia di vestiti inglese, per via delle magliette arcobaleno con stampati i nomi di alcune città, che strizzano evidentemente l’occhio agli imminenti Pride in giro per l’Europa. Senza tuttavia sostenerli.

A puntare il dito contro Primark è stata l’associazione dei Pride inglesi, che ha ricordato in una nota come proprio in alcune delle città indicate dalle t-shirt dell’azienda, il Pride sia stato ridimensionato o cancellato per mancanza di fondi: “Tutte le organizzazioni dei Pride sono composte da volontari che ogni anno lottano per raccogliere i fondi necessari a mantenere questi eventi, la gran parte dei quali è gratuita”.

In realtà sulla linea di vestiti Pride, la compagnia ha previsto una quota di finanziamento destinata alla comunità LGBT: il 20% degli incassi infatti andrà all’associazione britannica anti-discriminazioni Stonewall, che però fanno notare gli organizzatori dei Pride, non c’entra nulla con i cortei LGBT e che anzi ha boicottato in passato quello londinese.

Dopotutto si sa, i Pride, con la loro esuberanza, le loro sfilate, la nudità, hanno i loro detrattori, sia tra le persone eterosessuali, sia nella comunità LGBT. Che sia stata una scelta di comodo di Primark?

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