Psicologi americani ribadiscono il no a “guarire” i gay

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All’ultima conferenza dell’Associazione degli Psicologi Americani è stata ribadita la non scientificità delle cosiddette terapie di “conversione” che piacciono tanto ai gruppi integralisti religiosi.

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NEW ORLEANS – L’American Psychological Association (APA), la più grande associazione del mondo degli psicologi, nel corso dell’ultima recente conferenza ha ribadito la propria contrarietà alle teorie psedo-scientifiche sulle terapie di “conversione”, che vorrebbero “guarire” gli omosessuali per avviarli sulla strada dell’eterosessualità. Superfluo forse ricordare che si tratta di terapie delle quali tanto per cominciare non ci sarebbe neanche bisogno dal momento che sono ormai lontani gli anni nei quali la scienza considerava l’omosessualità come una malattia mentale. Le sparute rimanenze di terapisti che ancora cercano di patologizzare l’orientamento sessuale delle persone sono, guarda caso, strettamente legate al mondo religioso e dunque scientificamente assai poco credibili. Fuori dalla conferenza campeggiavano gli striscioni del picchetto dei fondamentalisti cristiani che “sponsorizzavano” e caldeggiavano con preghiere e slogan biblici la sigla N.A.R.T.H. (National Association of Research and Therapy of Homosexuality), ovvero l’associazione che si ostina a voler curare i gay e le lesbiche, ritenendoli malati.
Il gruppo di attivisti GLBT denominato “Truth Will Out” ha applaudito la presa di posizione contro la NARTH dell’Associazione degli Psicologi Americani, che in due comunicati distinti afferma che «Da oltre tre decadi il consenso della comunità scientifica è stato che l’omosessualità non è una malattia e dunque non ha bisogno di una cura. L’APA è preoccupata dalle posizioni promosse dalla NARTH sulla cosiddetta Terapia di Conversione, che non sono supportate dalla scienza. Semplicemente non ci sono prove evidenti e solide che l’orientamento sessuale possa essere modificato. La nostra ulteriore preoccupazione è che le posizioni sposate da NARTH e da “Focus on the Family” creino un clima nel quale il pregiudizio e la discriminazione possano propagarsi.»
L’APA ha inoltre rigettato la possibilità di queste terapie di conversione come trattamento, criticandone i metodi usati, che possono anche risultare dannosi per i pazienti stessi. Tra i vari metodi di “cura” esposti da TWO sono citati il ricorso agli esorcismi, la confisca dei capi intimi di Calvin Klein (considerati troppo “gay”), la somministrazione dell’antidepressivo Prozac e l’invito a bere bevande energizzanti al fine di incrementare il lato “grintoso” e “mascolino” di ogni uomo.
Panzane omofobe a parte collegati alla conferenza c’erano anche vari interessanti workshops, come quello intitolato “Psychotherapy with Lesbians and Gay Men: Surviving and Thriving Between A Rock and A Hard Place” sugli aspetti della terapia affermativa e di counseling nell’esplorare e capire la realtà gay e lesbica come di un gruppo culturalmente diverso e eterogeneo. Tra gli obiettivi del workshop c’era quello di saper individuare linee comportamentali omofobe presenti sia nella cultura dominante sia nei gruppi etnici minoritari.
(Roberto Taddeucci)

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