PyeongChang 2018, una Pride House alle Olimpiadi coreane grazie al Canada

“Questa è la vostra casa, non importa chi siete o da dove venite”, c’è scritto all’ingresso della Pride House di PyeongChang 2018.

Durante i Giochi olimpici invernali del 2010, a Vancouver, il Canada fece la Storia in quanto primo Paese ospitante ad organizzare una Pride House.

Ovvero un ritrovo rainbow che ospitasse atleti, volontari e visitatori lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT). Londra e Rio hanno poi seguito il felice esempio nel 2012 e nel 2016, durante le Olimpiadi estive, ma a Sochi 2014 non si è ovviamente visto nulla di simile, a causa della legge contro la propaganda gay ancora esistente in Russia. Ad intervenire, in quel caso, fu addirittura il Ministero della Giustizia.

Anche a PyeongChang si credeva che la Pride House non potesse vedere la luce, visto e considerato che la Corea del Sud non aveva garantito i finanziamenti necessari, fino a quando il Canada non è intervenuto per ripristinarla. Tornando a fare la Storia, in quanto per la prima volta un Comitato Olimpico ha ospitato la Pride House nella propria casa, nel proprio villaggio.

È la prima volta che una Pride House prende vita in Asia, ed è la prima volta che un Comitato Olimpico nazionale ha ufficialmente adottato il concetto di Pride House“, ha sottolineato Keph Senett, membro del consiglio di amministrazione di PrideHouse International.  D’altronde proprio il Canada, pochi giorni fa, ha potuto celebrare la prima storica medaglia d’oro vinta da un atleta dichiaratamente gay alle olimpiadi invernali. Merito del pattinatore Eric Radford, campione olimpico insieme alla compagna Meagan Duhamel e pochi giorni dopo vincitore anche di un bronzo.

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