Pro Vita contro il Queer Lion di Venezia: “Blasfemo e immorale, promuove l’omosessualizzazione”

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"Ancora più squallido è il video promozionale della rassegna, con immagini di nudo integrale maschile, pubi e deretani offerte a tutti".

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Non è certo nuova a discutibili uscite antigay, l’associazione Pro Vita presieduta dall’integralista cattolico Antonio Brandi. Questa volta si scaglia contro il Queer Lion, celebre premio Queer della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia arrivato al decimo anno di vita, scambiandolo però per una ‘rassegna’ e non un riconoscimento trasversale del festival: “Non sfugge a nessuno la blasfermia e l’immoralità di una rassegna in cui si premia il miglior film omofilo, sotto le ali dell’Evangelista – scrive Brandi in una lettera al Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia – . Ancora più squallido è il video promozionale della rassegna, con immagini di nudo integrale maschile, pubi e deretani offerte a tutti. Crediamo che la misura sia colma e che qualcuno debba dire una parola di fermezza, a fronte di quest’evidente campagna di omosessualizzazione della società, con l’avallo delle Istituzioni”.

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La lettera è firmata anche da Marco Bonazzi dell’associazione Famiglia e Civiltà, Palmarino Zoccatelli del Comitato Veneto Indipendente e Nicola Cavedini del Comitato Celebrazione Pasque Veronesi.

Riguardo alla fantomatica ‘omosessualizzazione’, Brandi spiega sul suo sito che si tratterebbe di “propaganda del sesso tra uomini (o donne) che invade il cinema”.

Confondendo le cose, Brandi scrive che il Queer Lion è un “festival di cinema lgbt che si svolge in parallelo al festival del cinema di Venezia” e di “leone gay che non è andato giù a molti Veneziani (in realtà anche chi non è di Venezia potrebbe a buon titolo indignarsi per questa che è una vera e propria profanazione di un simbolo sacro)”.

queer_lion_zazie_de_paris_alessandro_zan_daniel_n_casagrande“Né son contenti – continua Brandi – che si usino il logo della Regione Veneto e i soldi dei cittadini per fare propaganda all’omosessualismo, ben condito di porno (basta vedere lo spot pubblicitario della cosa che è pieno di uomini nudi e di sederi maschili ammiccanti). Non poteva poi mancare la benedizione della Presidenza del Consiglio e dell’UNAR, ovviamente”.

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