Quei folli camping gay: storia dei campeggi omosessuali

Era il 1979. Per la prima volta, in Italia veniva organizzato un campeggio per omosessuali. Uno scandalo che aiutò la comunità a ritrovarsi. E che si trasformò in una tradizione che dura ancora oggi.

Mai sentito parlare di campeggi omosessuali in Italia? In effetti l’epoca gloriosa di quelle vacanze alternative sembra completamente tramontata. Ma non è dimenticata e il ricordo ogni tanto riaffiora. Gianni delle Foglie, proprietario della libreria Babele di Milano, ad esempio, dichiarava a Massimo Colombi in un’intervista del 1998: «C’è una cosa importantissima di cui voglio parlarti: i campeggi gay …

Partecipavano dalle cinquecento alle ottocento persone che venivano da tutta Europa. Era stupendo. Per la prima volta gli omosessuali italiani stavano assieme in vacanza». Dove? Come? Quando? Incominciamo dall’inizio.
Era il 1979 e l’omosessualità era ancora reclusa tra le pareti domestiche o nel buio di parchi e vespasiani. Non esistevano che pochi locali gay, Arcigay doveva ancora nascere e il movimento gay, diviso in due gruppo FUORI e Lambda, contava pochi effettivi. Non erano tempi completamente bui ma omosessualità e luce del sole non andavano troppo d’accordo.
Felix Cossolo e Ivan Teobaldelli, intelligenti militanti di Lambda, decisero di portare gli omosessuali in vacanza alla luce del sole e tennero a battesimo il primo dei campeggi Gay italiano a Isola di Capo Rizzuto in Calabria.

Quell’avventura è stata chiamata simbolicamente Alla ricerca del Paradiso perduto (che è poi il titolo di un raro testo della Gammalibri che raccoglie testimonianze dei partecipanti ai campeggi) e a sentire i partecipanti la ricerca diede i frutti sperati.
«Cosa mi aspettavo non lo so – scriveva a Lambda di ottobre 1979 l’allora ventiquattrenne Andrea Pini un partecipante al primo campeggio gay che attualmente ha pubblicato il testo Omocidi per Stampa Alternativa – un po’ angosciato monto la tenda … alla sera le decine di maschietti che c’erano là mi facevano girare la testa continuamente … e i giovani abbronzati, BELLI, mi suscitavano sussulti, domande, Ma quello? Sarà Gay? … Poi è stato tutto più semplice conoscendo gli altri, vivendo giornate di mare molto belle,… stando fra noi in maniera molto tranquilla, affettuosa; toccandoci, baciandoci, parlando… Abbiamo trasformato un campeggio di gente isolata, in qualcosa di amalgamato dove il filo conduttore eravamo noi; noi che prendevamo le iniziative, facevamo spettacoli, iniziavamo giochi, coinvolgevamo gli altri; gli etero si sono un po’ modificati in quei giorni (avevamo mille alibi, no?) e per forza di cose o hanno aperto gli occhi o gli slip o tutte e due le cose …

Alla sera tutto era diverso: tutti si scatenavano. Sulla terrazza potevi vedere pazze danze di noi gaie, pazzi giochi… Sì credo che si respirasse un’aria diversa…Delle mille persone campeggiate nei giorni pieni, circa 250 – 300 erano froci e lesbiche. Complessivamente circa 500 – 600 paia di tacchi a spillo avranno battuto quella spiaggia (che battuage, chére!) … Le uniche cose preordinate erano assemblee e spettacoli; ma alcuni incontri sono nati nel modo più spontaneo e immediato, così come molti spettacoli.. c’era anche Wanda Osiris e poi femministe d’avanguardia, tante puttane, tante maestre di scuola ora convertite, tantissime Grandame e Vere signore. Anche alcune Maschie in Crisi… Contraddizione? Confusione? Qualunquismo? … di tutte queste piccole cose abbiamo parlato nelle assemblee e nei piccoli gruppi che si formavano sulla spiaggia. Ferocie politicizzate, ferocie qualunquiste: questa è una realtà del nostro movimento».

A questa lunga testimonianza aggiungiamo quella di Gianni Calabrese, corrispondente di Lambda pubblicata sullo stesso numero del giornale. «Era un via vai continuo di persone, un continuo frusciare di stoffe a contatto delle ossute gambe, un continuo vociare. Ogni tanto una risata stridula o un falsetto tagliavano l’aria “ma nessuno vi faceva caso”. Qualcuno assistendo alle scene [intende gli spettacoli notturni en travestì] che si mostravano in tutta la loro sincerità, spontaneità, parlò di esibizionismo ed io, sorridendo, non ebbi il coraggio di affermare che forse si trattava di provocazione… una mancanza imperdonabile… nel campeggio non esistevano negozi di parrucchieri».
Tutti i quotidiani parlarono con toni omofobi dell’iniziativa e come ricorda Delle Foglie nell’intervista citata precedentemente: «C’erano in giro per il paese i manifesti del MSI, i vescovi tuonavano dai pulpiti. Ma le autorità erano avvertite con largo anticipo, sapevano cosa stava succedendo e non abbiamo mai avuto problemi. Erano momenti bellissimi».

Le testimonianze sono chiare. Gli omosessuali ritrovarono il paradiso perduto dove due uomini nudi abbracciati alla luce del sole, e non solo, erano la normalità. Le fotografie sono eloquenti. La vita spartana del campeggio era un elemento di divertimento in più e finalmente l’omosessualità, ed era questo il senso di quella vacanza, poteva liberarsi dalla grigia maschera della città. Non deve stupire la politicizzazione degli interventi. Il campeggio era organizzato da un gruppo di militanti, e doveva essere utile anche per capire quali strade gli omosessuali avrebbero dovuto percorrere per liberarsi.

Negli anni furono organizzati in tutto nove campeggi poi, purtroppo, «Cossolo e Teobaldelli – come dice Delle Foglie – non se la sono più sentita e la cosa è morta. In effetti l’organizzazione richiedeva molte energie. Si trattava di prendere contatto con le amministrazioni in cui si sarebbe svolto il campeggio. Spiegare cosa andavamo a fare. Prepararci alle reazioni della gente…».
Nel tempo sono sorti campeggi gay all’estero ma l’Italia non è stata a guardare e in un camping della Marina di Torre del Lago in Versilia, dal 19 aprile al 4 maggio, si potranno rivivere quelle atmosfere di assoluta libertà.
Il Paradiso non poteva più attendere.
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