Quelle foto di bambini sul computer di Alberto

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Nuovi elementi nell'inchiesta sul giallo di Garlasco. Dopo un'approfondita analisi dell'hard disc del pc di Stasi, gli inquirenti hanno rinvenuto materiale pedopornografico. Chiara se ne era accorta?

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La trama di quello che è ormai noto a tutti come "il giallo di Garlasco" si infittisce sempre di più e più passa il tempo, più elementi si aggiungono, più tutto sembra ricondurre a lui, Alberto Stasi, il giovane ex fidanzato di Chiara Poggi che resta l’unico indagato per l’efferato delitto. E’ di oggi la notizia di una nuova accusa a suo carico, quella di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Questo sarebbe anche il possibile movente per l’omicidio della ragazza uccisa nella sua villetta di via Pascoli a Garlasco, in provincia di Pavia, il 13 agosto scorso. Nel pc del bocconiano, analizzato dai consulenti nominati dalla Procura di Vigevano, sono stati trovati diversi filmati e foto di bambini nudi "che non lasciano dubbi" secondo gli inquirenti. Immagini che Alberto avrebbe tentato di cancellare dalla memoria del suo computer, ma che sono state rinvenute grazie ad un’analisi più accurata dell’hard disk.

Ma cosa c’entra il materiale pedopornografico con la morte di Chiara, vi starete chiedendo. L’ipotesi degli inquirenti è che la ragazza avesse scoperto il materiale video e le immagini e sarebbe stata uccisa in seguito a possibili tensioni e, forse, una minaccia di denuncia. Ieri pomeriggio Alberto è’ stato ascoltato in Procura, alla presenza dei suoi avvocati, dal pm Rosa Muscio, titolare dell’inchiesta sull’omicidio. Il laureando si sarebbe avvalso, però, della facoltà di non rispondere di fronte alla nuova accusa.

In oltre, secondo l’accusa, Alberto Stasi avrebbe divulgato su internet alcuni filmati che ritraevano minorenni nudi o in atti

sessuali. Intanto ieri mattina i carabinieri sono tornati nella villetta di via Pascoli. Un’attività investigativa che avrebbe dovuto svolgersi nel più assoluto segreto. Gli inquirenti pero’ sono stati traditi dall’antifurto che ha messo in allarme i vicini. Si è scoperto così che erano entrati per effettuare alcuni rilievi di carattere generale su richiesta del Pm Rosa Muscio, titolare dell’inchiesta sull’omicidio. Probabilmente il magistrato vuole incrociare o verificare alcuni dati emersi nelle relazioni consegnate una dai Ris e una dal loro comandante Luciano Garofano.

I fatti emersi oggi rivelano una realtà molto peggiore e più sconvolgente di quella che

gay.it stesso aveva ipotizzato pochi giorni dopo la tragica morte della giovane Chiara, attirandosi polemiche e accuse di strumentalizzazione rispetto ad una teoria ben lontana da quella che, adesso, gli stessi inquirenti profilano.

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