QUEST’AMERICA COSÌ POCO FRIENDLY

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Successo dei Repubblicani. Bush confermato per 4 anni. E soprattutto 11 Stati su 11 modificano la costituzione per proibire i matrimoni omosex. C'è ben poco da stare allegri...

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PISA – Non entreranno nella storia della lotta per i diritti glbt, queste elezioni USA 2004. La vittoria di Bush non lascia spazio a molti entusiasmi. E come se non bastasse, tutti gli undici stati in cui si è svolto il referendum sul bando dei matrimoni omosessuali hanno approvato la controversa e discriminatoria norma.
Altri quattro anni con Bush?
Certo, l’ormai certa riconferma di George W. Bush non è affatto consolante, nonostante, pochi giorni prima dello scrutinio, il presidente abbia ammesso la possibilità che alcuni stati concedano diritti alle unioni di fatto omosessuali. Non dimentichiamo però che il presidente repubblicano ha espresso a più riprese la sua opposizione al matrimonio gay, e si è persino detto pronto a intraprendere la strada dell’emendamento della Costituzione federale per impedirlo.
Evidentemente la strategia adottata da Bush si è rivelata vincente: il presidente in carica ha puntato tutta la sua campagna elettorale sulla conquista delle simpatie degli elettori della destra religiosa ultra-conservatrice, che nelle elezioni del 2000 erano rimasti a casa. Così, accanto a un sorprendente aumento della partecipazione al voto, si è avuto anche una impennata dei voti popolari a favore del candidato repubblicano, al quale, secondo l’esame degli exit poll su quasi diecimila elettori in tutto il Paese, è andato il voto di bianchi e conservatori. Hanno invece preferito John Kerry gli ispanici e gli afroamericani, oltre a coloro che hanno particolarmente a cuore l’economia nazionale, l’occupazione e la guerra in Iraq. Indipendentemente da chi abbiano scelto nella cabina elettorale, nove elettori su dieci si sono detti preoccupati per il costo dell’assistenza sanitaria, ma anche per il dibattito sui matrimoni omosessuali: un terzo degli intervistati ha detto di non considerare legalmente valide le unioni gay.
Un’America poco friendly
E infatti in tutti gli undici Stati che ieri erano chiamati a votare sull’argomento, è stata approvata con ampi margini la norma per emendare la costituzione locale in modo da proibire i matrimoni fra gay e lesbiche. Gli emendamenti approvati in Mississippi, Montana e Oregon si riferiscono solo al matrimonio. Quelli in Arkansas, Georgia, Kentucky, Michigan, North Dakota, Ohio, Oklahoma e Utah stabiliscono anche in varie misure un bando sulle unioni civili.
Questi 11 Stati non sono i primi: quest’anno gli elettori di Missouri e Louisiana avevano già votato con percentuali del 70% per inserire emendamenti contro le nozze gay nelle rispettive costituzioni.
Gli attivisti delle organizzazioni gay di Ohio, Mississippi e Georgia stanno valutando la possibilità di portare in tribunale i neo-approvati emendamenti alle costituzioni statali. Giubilo dei conservatori che speravano invece quanto avvenuto: il referendum è passato a larga maggioranza in tutti e 11 gli stati ed ha lanciato un segnale chiaro che la popolazione americana di questi stati è contraria ai matrimoni gay.
Gli attivisti pro gay avevano fatto una strenua campagna in Oregon, lo Stato dove più incerto sembrava il risultato, investendo quasi tre milioni di dollari in spot televisivi e campagne informative; ma sono rimasti delusi. A Portland, in questo stesso Stato, l’anno scorso i funzionari sposarono oltre tremila coppie omosessuali prima che un giudice bloccasse le procedure.
Più probabile un emendamento federale?
L’inserimento di una clausola costituzionale contro i matrimoni gay è ritenuta necessaria dai conservatori per bloccare ad esempio quanto successo in Massachusetts un anno fa, quando la Corte suprema dello Stato stabilì che è incostituzionale proibire il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Nello Stato, l’unico dell’Unione, infatti i matrimoni gay sono legali. Il presidente Bush aveva in mente anche l’inserimento di un emendamento anti nozze gay nella Costituzione federale proprio per impedire ovunque i matrimoni omosessuali; questa misura, se la vittoria di Bush sarà confermata, non è ora esclusa.
A prescindere dai risultati odierni, il dibattito continuerà ad infuriare: molti conservatori intendono appunto estendere il bando alla costituzione federale, ma gli attivisti per i diritti gay continueranno a fare battaglia nei tribunali di Oregon, California e New Jersey, stati dove pensano di trovare terreno favorevole.

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