"GAY ITALIANI, DATEVI UNA MOSSA!"

In vista del congresso nazionale Arcigay, il presidente Sergio Lo Giudice si scatena. E va all’attacco dei gay che sanno solo criticare: "Alzate il culo e impegnatevi, se volete ottenere diritti".

BOLOGNA – "Altro che Bossi, i peggiori nemici dei gay sono i gay. Possibile che il nemico numero uno del movimento gay sia l’Arcigay? Cosa ne dite di porre fine a questo cannibalismo?". Ironico, provocatorio, irritato. Sergio Lo Giudice il presidente nazionale di Arcigay, in questa intervista rilasciata a Gay.it in vista del congresso, ai primi di febbraio, della più grande e rappresentativa associazione gay italiana, non pesa le parole e attacca tutti: le ‘velate’, la Chiesa Cattolica, le liste di discussione su Internet, i politici di destra e quelli di sinistra. Spalanca una porta alla ministro delle pari opportunità Stefania Prestigiacomo, mette in guardia il Governo sulle coppie gay, ringrazia l’amministrazione polista di Bologna e raduna le truppe. Pronti? Via!

Quali sono le responsabilità di Arcigay sul fatto che in Italia i gay, sebbene lottino da decenni, non hanno ancora ottenuto alcuna legge in loro favore?

Non ci danno le leggi? Quegli stronzi dell’Arcigay. Mi menano per strada? Ancora colpa dell’Arcigay. Io credo che sia ora di finirla con questo cannibalismo interno. Altrimenti diamo ragione a chi dice che il nemico numero uno di ogni gay sia la propria omosessualità. Allora ecco qui: quegli stronzi dell’Arcigay sono poche persone, troppo poche rispetto a quelle che servirebbero, che a livello volontario si fanno un mazzo così per portare avanti idee, progetti, iniziative. Ma in Italia i gay non sono solo quelli di Arcigay. In Italia c’è una massa di 5 milioni di ‘velate’ che se ne stanno a casa. E ci sono almeno 2-300 mila persone che fanno vita di comunità gay, girano nelle discoteche gay, ma non sono pronte a darsi una mossa. E allora cosa volete? Che qualcuno ci ascolti?

Però sul piano politico e sui giornali è Arcigay che interviene…

Piano, Arcigay ha rinunciato già nel ’96 ad essere il solo ‘movimento omosessuale italiano’. Crescano cento fiori, abbiamo detto. Faranno più bello il giardino.

Arcigay con i suoi 60 mila iscritti, con i suoi circoli politici, con i locali diffusi in tutta Italia, rimane comunque la più importante associazione gay…

Sì, è vero. E allora mi assumo la responsabilità di dire: cari gay italiani uscite da casa vostra e andate nel circolo gay più vicino. Dell’Arcigay o anche di altri movimenti gay. Fatevi vedere. Se ci siete battete un colpo. E poi aggiungo: Cosa pensate? Che se rimanete a casa con il culo sulla vostra sedia a scrivere tonnellate di pagine e pagine di improperi contro Arcigay da inviare nelle liste di discussione su Internet i politici da soli decidano di darci qualcosa? Se continuiamo così mettiamoci pure in mente che per anni noi gay e lesbiche di questo paese, non avremo nessuna legge in nostro favore. In questa legislatura abbiamo anche parlamentari gay dichiarati. Abbiamo eletto Grillini, bene, ma state certi che se non ci diamo una mossa di leggi non se ne parlerà. Sul piano politico quel che conta sono i voti. I politici quando devono legiferare, o anche quando devono manifestare con noi, contano quanti voti gli portiamo e quanti voti cattolici gli facciamo perdere.

Insomma sta facendo un appello ad andare in qualsiasi associazione gay. Ce n’è anche una di gay di destra. Ma in Italia la destra si è distinta per la sua omofobia. Si può essere in questo paese gay e di destra?

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Sì, si può tutto. Io lo trovo assurdo, per carità, ma anche in Italia esistono gay di destra. E dirò di più, fra di loro vi sono anche persone intelligenti. Con contraddizioni fortissime, certo, almeno quanto quelle di chi è gay e cattolico. Che si riconosce cioè in una Chiesa Cattolica romana che lo esclude e lo discrimina in quanto gay.

Insomma Arcigay, nonostante la cocente delusione del governo dell’Ulivo si schiera con la sinistra…

Non ho detto questo. L’Arcigay non è un’associazione schierata con questo o con quel partito. È un’associazione pronta a dialogare con tutte le forze politiche che dimostrino interesse. Arcigay ha un ruolo sindacale non partitico. Se domani la ministro Prestigiacomo si decide a ristabilire, come ha promesso, la commissione ‘diritti e libertà’ per discutere della legge sulle coppie di fatto noi saremo lì. Finora non ci siamo relazionati con le forze del centro destra perché ci hanno sempre sbattuto la porta in faccia. Ma se la porta si apre… Per quel che riguarda l’Ulivo, inutile dire che ci ha profondamente deluso. Ha promesso e non mantenuto.

Tanto era sicuro che i gay avrebbero comunque votato in maggioranza per quell’area. Anche Arcigay ha tirato il carro per l’Ulivo alle ultime elezioni

Non abbiamo tirato il carro per nessuno. Abbiamo offerto il nostro appoggio alle forze politiche che avessero firmato la nostra piattaforma di richieste. Hanno risposto solo la sinistra e i radicali. Abbiamo fornito visibiltà ai candidati gay. Abbiamo anche ottenuto buoni risultati. In Italia però si sta ancora lottando per l’accettazione di sé, figuriamoci se si può chiedere a un gay di scegliere un partito invece che un altro solo perché candida un gay. Qui è ancora troppo debole, nella comunità gay, l’idea che è bene votare un gay in quanto gay ed è invece molto forte la pressione culturale, psicologica imposta dalla Chiesa Cattolica. Non siamo immuni da critiche, ma ricordiamoci che Arcigay è espressione della realtà omosessuale italiana. E che è un movimento debole a causa della scarsa partecipazione attiva. Ha pochi militanti reali perché c’è ancora un fortissimo problema di visibilità.

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Però negli ultimi anni i gay hanno iniziato a muoversi, almeno per i "pride"…

È vero. Ed è motivo di orgoglio. Il movimento gay italiano è in piazza oggi più che mai. Quello che dico è che potrebbe esserlo ancora di più. Per fare questo, il gay pride deve diventare una manifestazione meno ideologizzata e più di massa. E attirare così anche quella parte della popolazione gay che è disponibile a scendere in piazza a patto che tu sappia parlare il suo linguaggio. Un linguaggio che non può essere solo politico.

C’è una responsabilità di Arcigay sul fatto che il movimento gay italiano è considerato in seconda linea rispetto ad esempio a quello olandese o francese o anche britannico?

Siamo un paese arretrato. Questo è certo. Ma non è solo responsabilità dell’Arcigay se è così. Viviamo in un paese clericale, in cui non si riesce ad avere uno straccio di legge e in cui non si riesce ad avere una maggioranza di sinistra senza che sia condizionata dai cattolici. Per questo stiamo cercando di guardare all’Europa in modo che quello che non si riesce a fare qui, sia imposto da là…

Entro il 2003 si dovrà applicare la direttiva Europea che obbliga tutti i paesi che fanno parte dell’Unione ad avere una legge antidiscriminatoria e una legge sulle coppie omosessuali. Cosa sta facendo l’Italia?

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Non solo non si sta preparando ma non si sta nemmeno organizzando. Qualcosa dovranno fare. Sono obbligati. Altrimenti rischierebbero una censura dell’Unione Europea. Quindi attendiamo speranzosi qualche segnale di apertura.

E il fatto che questa legge possa arrivare con un governo di destra non è una sconfitta per i gay e per la sinistra?

Per la sinistra sicuramente sì, ma se la sono voluta. Per il movimento gay invece no. Non è la prima volta che la sinistra cade in trappole che si è costruita da sola. A Bologna ad esempio: la sede nazionale di Arcigay si sposterà entro poco tempo dal Cassero, diventato piccolo e insufficiente alle nostre attività, alla Salara, posto ben più bello, grande, prestigioso. E chi dobbiamo ringraziare? Guazzaloca, il sindaco polista della città più rossa d’Italia, che ci offre anche una convenzione con il Comune per le attività che facciamo. Praticamente ci dà un riconoscimento ufficiale della nostra utilità pubblica. L’analisi politica? Una vittoria del movimento gay, una buona mossa di questa amministrazione di destra che togliendo i gay dal Cassero accontenta i cattolici che lo rivogliono indietro, e una sconfitta cocente della sinistra che ha governato da sempre Bologna senza mai riuscire a proporci una sede alternativa interessante.

di Giacomo Leso