"I GAY? LI AMAZZEREI TUTTI"

Novara: gli studenti pubblicano dichiarazioni razziste sull’omosessualità e il caso va in Parlamento. Ma come viene vissuta nelle scuole la diversità sessuale? Gay.it parte con un’inchiesta nazionale.

Episodio sconcertante e terribile a Novara: in un istituto tecnico un giornalino fatto dagli studenti pubblica un articolo sull’omosessualità che contiene offese, discriminatorie e razziste. Si pone un problema grave e urgente: poiché, come ha scritto il grande filosofo Eugenio Garin, "la scuola è il luogo dove si elaborano le idee e si immettono nella società", come viene trattata, se viene trattata, l’omosessualità nelle scuole?

Esiste un’educazione alla diversità? Esiste nei professori la preoccupazione di informare gli studenti su quanta parte l’omosessualità ha avuto nella storia, nella letteratura, nella società italiana e mondiale? Posto che una preoccupazione del genere non esiste nei programmi ministeriali, presidi e professori fanno la loro parte o lasciano gli studenti a se stessi? Dall’esempio di Novara pare che gli studenti non abbiano di fianco nessuno che li tenga informati su cosa è l’omosessualità. E se prediamo Novara come parametro, è scoraggiante toccare con mano l’ignoranza della scolaresca sull’argomento. Ma Gay.it partirà a breve con un’inchiesta a tutto tondo che coinvolgerà i maggiori istituti superiori di otto grandi città: Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli, Bari e Palermo. Un’indagine in tutta Italia che coinvolge presidi, professori e studenti a nord-ovest, nord-est, centro e sud. Aspettando la prima puntata che cominci a far luce su come l’omosessualità viene vissuta nelle scuole, torniamo a Novara.

"Non è rivoltante vedere due persone dello stesso sesso scambiarsi effusioni d´amore?! Per noi due lo è". A esprimere questa discutibile opinione sono due studentesse della 2° C dell’Istituto tecnico per Geometri "Nervi", autrici, per il giornalino autogestito dagli studenti dell’Istituto, di un articolo sull’omosessualità. L’intenzione del pezzo è di presentare le opinioni dei ragazzi della scuola sull’argomento, senza "mancare di rispetto a persone che non condividono la nostra stessa opinione", come premettono in apertura le autrici.

E dopo aver tracciato un quadro della situazione degli omosessuali nella nostra società anche questo opinabile ("Al giorno d’oggi gli omosessuali sono accettati e largamente approvati, e a momenti siamo "noi" i diversi") le due ragazze passano in rassegna le opinioni dei loro compagni di Istituto: e i risultati sono da raccapriccio.

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Facendone una analisi statistica, si può dire che su dodici pareri riportati, ce ne sono sette dichiaratamente contrari alle persone gay. E le "tonalità" con cui si esprime questa contrarietà vanno dal "sono contro" a delle espressioni ben più colorite: "E’ meglio che si suicidino" dice uno, mentre l’altro afferma "Li ammazzerei tutti", e a un terzo "fanno venire il nervoso ‘sti schifosazzi, che schifo!". Ci sono poi opinioni più aperte: dal "no comment", al "sono persone come tutte le altre", fino a una ragazza che dice di avere "due amici omosessuali e li trovo migliori degli etero. Per me sono da ammirare".

L’articolo è capitato nelle mani di un ragazzo omosessuale, che desidera mantenere l’anonimato, ma è rimasto molto turbato: "Dopo giorni di silenziosa sofferenza – ha scritto in una e-mail indirizzata a Gay.it – ho pensato che fosse indecente da parte degli insegnanti e del preside che un "articolo" del genere fosse pubblicato senza neanche un commento". Il caso è effettivamente grave: se si pensa ai ragazzi giovanissimi che frequentano il Nervi, e che lottano con l’accettazione del proprio orientamento sessuale, come spesso accade nell’adolescenza, è chiaro che un articolo di questo tono può costituire un serio motivo di angoscia: "Ho pianto per tre notti – ammette anche il ragazzo in questione – Mi dicono di suicidarmi come se già non ci pensassi abbastanza per conto mio. Mi dicono che dovrebbero bruciarmi! Se avessero scritto una cosa del genere riferita agli ebrei non credo che i professori avrebbero permesso che venisse pubblicato".

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Il caso ha destato l’indignazione anche di molti esponenti del movimento omosessuale: «Non vogliamo certo gettare la croce addosso ai ragazzi – dice Aurelio Mancuso, segretario nazionale Arcigay – qui c´è una responsabilità gravissima di insegnanti e preside. Non si può permettere che in una scuola si scrivano parole in libertà senza che nessuno intervenga, non con un atto di censura ma di educazione. Forse i professori non si sono resi conto della delicatezza di quanto veniva detto». Anche Franco Grillini, presidente onorario Arcigay e deputato Ds ha annunciato una interrogazione parlamentare al ministro sulla questione.

Ma cosa dicono al Nervi? La preside, Anna Maria Bonini, passa per una persona molto aperta, che intende instaurare un dialogo con gli studenti, e quindi cerca di tenersi ben lontana da una cultura dell’intolleranza. Anzi: "Nella nostra scuola lavoriamo da sempre per promuovere la tolleranza e il rispetto delle opinioni, così come ci impegniamo per la crescita umana e culturale degli studenti". La preside assicura che sarà presto organizzato un incontro con un esperto che possa aiutare ad affrontare il tema dell’omosessualità in maniera più approfondita, come d’altronde aveva anche suggerito lo stesso ragazzo che ha lanciato la denuncia. "A volte purtroppo, la tolleranza è apparente, è un semplice slogan – ammette la preside – La nostra funzione è quella di fare crescere i ragazzi, farli maturare". Ed è per questo motivo che i professori hanno scelto deliberatamente di non intervenire nella realizzazione dell’articolo sull’omosessualità:

"I ragazzi devono tirare fuori quello che pensano realmente – ci ha spiegato la Bonini – Quello che intendiamo realizzare è un processo educativo più lungo e complesso". Insomma, lasciare che i giovani esprimano le loro opinioni, per poi stimolarli a riflettere sulla loro reale validità.

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Ma i ragazzi, cosa dicono della bagarre che è scoppiata intorno all’articolo? Loro, a essere criticati proprio non ci stanno, e ribattono: "La tolleranza è un patrimonio del `Nervi´, per questo certe accuse sono inaccettabili". Secondo loro, l’articolo "non è stato capito: non vedo perché fare un caso di una semplice rassegna di opinioni – dice uno studente – e poi in quell´articolo è stato dato spazio a tutti, quindi la presa di posizione di chi ha scritto la lettera è fuori luogo".

Comunque sia, ci sarà modo di chiarire i motivi della diatriba in occasione del prossimo incontro, al quale la preside Bonini ha deciso di invitare, oltre allo psicoterapeuta Paolo Viana in qualità di relatore principale, anche un rappresentante di Gay.it.

di David Fiesoli e Giulio M. Corbelli