Radicali: maggiore attenzione a trans in carcere

Anche l’Italia faccia il ‘passettino avanti’ compiuto dalla Spagna a favore dei detenuti transessuali, permettendo loro di essere reclusi in carceri femminili.

ROMA – Anche l’Italia faccia il ‘passettino avanti’ compiuto dalla Spagna a favore dei detenuti transessuali, permettendo loro di essere reclusi in carceri femminili. A chiederlo sono Salvatore Ferraro, membro dell’ associazione ‘Il detenuto Ignoto’ e condannato per favoreggiamento nell’omicidio di Marta Russo, e la giunta di Radicali Italiani.

‘La scelta di destinare i detenuti transessuali in carceri maschili in reparti frequentati, quindi, esclusivamente da uomini’ è ‘devastante’, sostengono i promotori dell’iniziativa, che lamentano: ‘il carcere non riconosce la transessualità’.

Non è un caso, dunque, che ‘il numero dei transessuali detenuti suicidi è in proporzione altissimo come altissimo, sempre in proporzione, è il numero dei detenuti transessuali quotidianamente dediti all’ autolesionismo. Come altissimo è il costo umano di personalità, sicuramente più fragili, intimamente e psicologicamente distrutte da questo brutale trattamento irriguardoso e disprezzante di un’identità sessuale’.

Per questo ‘destinare il transessuale detenuto in un carcere femminile potrebbe/dovrebbe essere un piccolo momento di maggiore garanzia per il rispetto della sua personalità’. Si tratterebbe, però, di un ‘piccolo passo’, che non risolverebbe il problema a monte: ‘il ‘percorso criminale’ del transessuale – spiegano i Radicali – è segnato dalla sua disperata rincorsa al denaro sufficiente per approdare all’operazione per cambiare sesso; un percorso che comincia molto spesso con la prostituzionè, e poi ‘con lo spaccio di droga’. Una realtà di fronte alla quale ‘bisognerebbe intervenire in maniera diversa’, con ‘una nuova legge, forse’, con ‘un potenziamento delle strutture di supporto scientifico’, con ‘la possibilità di accedere gratuitamente all’ intervento’.

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