Raid a Genova, individuati gli aggressori. Vacilla il movente omofobo.

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Scoperta la gang che a luglio aggredì un eterosessuale credendolo gay

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Almeno cinque componenti della gang che il 14 luglio scorso ridusse in fin di vita un barman di 44 anni ad una fermata dell’autobus a Genova, nella centrale piazza Caricamento, picchiandolo a sangue poiché credevano fosse gay, sono stati individuati: in tre sono stati arrestati, due maggiorenni e uno, all’epoca dei fatti, minorenne, tutti genovesi; altre due ragazze, un’italiana e un’albanese sono state denunciate. Vacilla però il movente omofobo, almeno secondo i Carabinieri.

Per loro prende corpo l’accusa di tentato omicidio. Potrebbe invece cadere il movente omofobo per l’aggressione: secondo quanto affermato da uno degli arrestati, all’origine del pestaggio ci sarebbe un complimento a una delle due giovani donne del gruppo. Era stata una frase riportata dalla vittima a far sorgere il dubbio che si trattasse di una aggressione a sfondo omofobo: l’ uomo, rincasato subito dopo il pestaggio, aveva infatti detto alla fidanzata che prima di venir picchiato dal branco era stato affrontato da una delle due ragazze che gli avrebbe detto: «non guardare il mio ragazzo, ma che sei gay?».

Secondo infatti quanto riferito da Marco Comparato, comandante della compagnia Carabinieri di Genova Centro, a scatenare l’aggressione sarebbe stato un complimento rivolto a una delle ragazze del “branco”. Complici l’ora tarda e probabilmente l’alcol, è scattata la rissa. E la situazione è sfuggita di mano. “Sono tutti ragazzi normali – riferiscono i Carabinieri – qualcuno studia, altri sono in cerca di occupazione. Uno di loro era minorenne all’epoca dei fatti. Messi di fronte alle accuse sono crollati, si sono resi conto della gravità dei fatti”. Quindi la pista omofoba, che era “una delle possibili spiegazioni”, al momento rimane in secondo piano.

Fa un po’ sorridere come per i Carabinieri sia bastata una frase pronunciata dagli arrestati per escludere il movente omofobo ed infatti attendiamo serenamente la conclusione delle indagini per capire se ciò corrisponde al vero.

I giovani arrestati, uno dei quali all’epoca dei fatti era minorenne, sono tutti studenti genovesi e hanno alle spalle famiglie solide. I carabinieri sono riusciti a individuare prima una delle ragazze e da lei hanno stretto il cerchio sul resto del gruppo. Uno degli arrestati è stato catturato a Milano dove era andato in discoteca.

L’elemento cruciale nella svolta all’indagine, è stato rappresentato dalle tracce telefoniche che i picchiatori hanno lasciato durante la fuga. Due video differenti li immortalano a distanza di qualche centinaio di metri, e questo ha consentito agli uomini del nucleo operativo della compagnia Centro di fissare una direttrice abbastanza precisa lungo la quale si sono allontanati. A quel punto si è indagato sulle celle telefoniche: un lavoro certosino da parte dell’Arma, ma che ha permesso d’isolare un gruppo di numeri sospetti, che si sono “spostati” lungo il tragitto indicato dai filmati.

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