RATZINGER 3 PARLA IL TEOLOGO

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Intervista a Giovanni Felice Mapelli: "E' preoccupante che, come fece con gli ebrei, la Chiesa non spenda neanche una parola sulla violenza contro le persone gay e lesbiche".

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SALERNO – “Mio padre è spaventato, ha vissuto gli ultimi anni della guerra, ricorda ancora i documenti razzisti dei tedeschi e i campi di concentramento. Per la prima volta, da quando gli ho detto di essere gay, ha paura. Per lui il documento Ratzinger è un masso troppo duro da digerire, teme che possa succedermi qualcosa di terribile nella vita pubblica o privata (…)”. Quella di Manlio Converti sulle pagine di “La Repubblica” (03.08.03) è una riflessione legittima che ci porta a riflettere sulle responsabilità del testo pubblicato dalla Santa Sede anche in riferimento alle ultime notizie che giungono da Bari.
La violenza e l’omofobia sono due piaghe della società odierna. Ne abbiamo parlato con il prof. Giovanni Felice Mapelli del Centro Studi Teologici di Milano cercando di fare il punto sugli ultimi due “atti” che hanno scosso l’intera società civile e religiosa.
Prof. Mapelli, in un comunicato del vostro Centro, leggo una comparazione stretta tra le filosofie naziste e la teologia di Ratzinger; a tal proposito, cosa pensa dell’aggressione fascista a Bellomo?
“Per prima cosa vorrei dire che fu proprio Ratzinger a scrivere nella sua famigerata lettera sulla cura pastorale degli omosessuali: ‘i gay che ostentano non debbono lamentarsi se poi vengono fatti oggetto di attacchi e violenze’. In secondo ordine mi colpisce la coincidenza tra la revoca della scorta e l’immediata aggressione. Non hanno aspettato tempo! I casi sono due: o Bellomo è stato pedinato oppure qualcuno ha lasciato filtrare dalla questura che la tutela della polizia era terminata”.

Può, secondo lei, esserci un legame tra l’anatema della chiesa e questi pestaggi?
“Come già avvenuto in altri casi, evitando strumentalizzazioni, è innegabile l’altra coincidenza eclatante tra l’attacco durissimo del Vaticano e questi fatti di violenza, considerando poi le lettere già ricevute da Bellomo a sfondo religioso e fanatico, del tipo ‘Dio ti punirà per la perversione che vai diffondendo a Bari…’. La gerarchia ecclesiastica e i politici di destra che si sono accodati dietro Ratzinger, dovrebbero iniziare a pesare le parole. Quando si discute usando i termini ‘contro natura, depravazione e perversione’ per fare qualche esempio, non si fa che provocare ira e odio, scintille che scatenano violenza”.
Cosa la preoccupa di più in questa chiesa?
“La condanna contro gli omosessuali e, al contempo, il silenzio contro le brutalità subite da lesbiche e gay. Cos’è che incolla la lingua di tutti i vescovi e preti quando i gay vengono picchiati? È talmente forte la disapprovazione morale della chiesa che arriva a censurare ogni condanna della violenza verso i gay. Da qui deduco che la stessa disapprovazione, che si vorrebbe altamente morale, è in realtà un concentrato di razzismo. Altro che ‘retta ragione’! Siamo di fronte ad una pericolosa contorsione mentale dei prelati”.
Vede un parallelo rispetto a quanto accadde nella persecuzione degli ebrei?
“Certo, perché era la cultura antisemita secolare della chiesa cattolica (fondata teologicamente) che non permise né di difendere gli ebrei durante la shoah, né di condannare il nazismo. Oggi, questo Papa, come il suo predecessore Pio XII, quando in Iran o in altri paesi islamici vengono ammazzati e incarcerati gli omosessuali, non proferisce parola”.
Forse perché non vuole entrare in collisione con un’altra religione..
“A prima vista potrebbe sembrare così ma non lo è perché Giovanni Paolo II è addirittura il primo Papa che si è alleato con le correnti integraliste musulmane per bloccare tutte le iniziative progressiste dell’Onu. È il suo disprezzo religioso degli omosessuali, tanto forte, che fa parte del suo integralismo cattolico, a renderlo il primo nemico dei diritti degli omosessuali nel mondo occidentale”.
Foto storica del prof. Giovanni Felice Mapelli in udienza con Sua Santità Giovanni Paolo II (Palazzo pontificio di Castel Gandolfo 25 Luglio 1984)

di Pasquale Quaranta

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