Regno Unito, il Governo vuole vietare le teorie riparative

Il Governo britannico è pronto a bandire una volta per tutte le cosiddette ‘teorie di conversione’, già condannate dal Parlamento Europeo.

Il Regno Unito è pronto ad intervenire una volta per tutte sulle cosiddette ‘teorie riparative’, pochi giorni dopo il bando votato dal Parlamento Europeo.

La scorsa settimana 435 voti a favore e 109 contrari hanno approvato una risoluzione che contiene una condanna delle teorie riparative per le persone LGBT e una richiesta di adottare il riconoscimento delle coppie omosessuali nei Paesi dell’Unione che attualmente non lo prevedono.

Il Governo britannico, che in passato ha più volte condannato questa atroce pratica, sarebbe pronto ad intervenire per vietarla una volta per tutte. L’omosessualità non è una malattia e di fatto non esistono cure per ‘tornare’ eterosessuali. Chiunque dica il contrario è un delinquente. L’Home Office inglese, secondo quanto riportato da Gay Times, pubblicherà i risultati di un sondaggio LGBT nazionale entro la fine dell’anno, che includerà proprio una panoramica sulle teorie di conversione.

Questo governo è assolutamente convinto che l’omosessualità non sia una malattia da curare. La pratica della terapia di conversione è sbagliata“, ha detto un portavoce a GSN. “Nel 2017, abbiamo condotto un sondaggio nazionale sulle persone LGBT che abitano nel Regno Unito. Comprendeva anche domande sulle terapie di conversione. Questo ci aiuterà a capire quali ulteriori passi potremmo fare per porre fine a questa pratica. Abbiamo già lavorato con i principali enti di registrazione e accreditamento per professionisti della psicoterapia e del counseling, incluso il Consiglio britannico per la psicoterapia (UKCP), per sviluppare un memorandum d’intesa per porre fine a questo fasullo trattamento. Stiamo analizzando le risposte al sondaggio e pubblicheremo una risposta definitiva entro la fine dell’anno.

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Entro il 2019 il Regno Unito potrebbe quindi bandire una volta per tutte le teorie riparative. Ad oggi pochi altri Paesi hanno compiuto questo passo, ovvero Malta, nove Stati degli Stati Uniti e lo stato australiano di Victoria. In Italia, purtroppo, la politica nazionale preferisce non affrontare il problema.