Renzi: “Il matrimonio? Da politico dico: non è sacramento”

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Intervistato da Max il sindaco di Firenze parla di civil partnership e matrimonio: "Sono cattolico, per me è un sacramento. Ma da politico non posso considerarlo tale".

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In copertina sull’ultimo numero di Max in edicola oggi, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, diventato un personaggio di livello nazionale grazie alla sua "campagna di rottamazione" lanciata all’interno del Pd, si racconta a 360 gradi e tocca un argomento che spesso ha provocato malintesi nel suo partito e sul quale non tutti sembrano pensarla allo stesso modo: le unioni civili.
Sembra andare oltre le "civil partnership", l’uomo che sfida le gerarchie del Pd, puntando dritto al matrimonio: "Io sono cattolico, ma il matrimonio, parlando da politico, non deve essere considerato un sacramento. Magari lo rimane nel mio cuore, ma sono cavoli miei. Non voglio importi niente. Ma nell’esercizio della tua libertà, voglio che tu sia in grado di prenderti diritti e doveri".

Già lo scorso ottobre, alla fine della tre giorni alla Stazione Leopolda di Firenze diventata famosa come "Big Bang", trai cento punti programmatici figurava già un’apertura alle unioni civili.
"Una regolamentazione delle unioni civili – recitava il punto numero 89 -. La legge deve assicurare pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo e assistenziale. Ciascun convivente può beneficiare dell’assicurazione sulla malattia del compagno e l’unione conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza".
Questa volta, però, Renzi sembrerebbe riferirsi esplicitamente al matrimonio. Un’apertura dunque, seppure senza nominare direttamente le coppie gay, che chiude con l’epoca in cui per l’attuale sindaco di Firenze non c’era spazio neanche per le unioni civili. Intervistato da Daria Bignardi, infatti, Renzi aveva dichiarato che per le coppie gay potevano bastare gli accordi privatistici.

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