Report Ilga Europe ’15: Italia in caduta libera su dritti lgbt – MAPPE

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Meglio del nostro paese anche l'Albania, il Montenegro e la Serbia. Tutti i dati dell'Ilga

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Come ogni anno a ridosso della Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia, l’Ilga Europe ha rilasciato il rapporto Rainbow Europe che fa il punto della situazione dei diritti delle persone LGBT in Europa. Il report non si limita ai paesi che aderiscono all’UE, ma si estende a tutto il Vecchio Continente. L’Italia? Non solo è agli ultimi posti nella classifica dei paesi dell’UE, ma perde due posizioni rispetto allo scorso anno , nella classifica generale.

Per quanto riguarda i paesi membri dell’Unione, peggio dell’Italia, che non supera la 34esima posizione, sono state classificate solo la Lituania, la Lettonia e Cipro.

Guidano la classifica il Regno Unito, con l’86% di ranking, il Belgio, con l’83% e Malta, con il 79%. Il caso più rilevante è proprio quello di Malta, che è passata dall’undicesima posizione alla terza.

Ancora, meglio dell’Italia si classificano il Montenegro, l’Albania, la Grecia, la Georgia, l’Estonia, la Serbia, la Bosnia Erzegovina e la Romania, solo per citare i paesi che colpiscono di più.

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“Il fatto che nessun paese europeo raggiunga il 100% – si legge nel report, presentato ieri in Montenegro durante il 2015 European IDAHOT Forum – e che la media dei paesi europei sia appena il 42%, indica ai decisori dell’Europa che c’è ancora molto lavoro da fare nei prossimi mesi“.

Perché l’Italia sia così in basso nella classifica, è sotto gli occhi di tutti. I criteri usati dall’Ilga per assegnare il ranking sono la propensione ai discorsi di odio e discriminatori e alla violenza, la situazione del sistema educativo, le discriminazioni sul posto di lavoro, gli interventi in tema di uguaglianza e non discriminazione, il tema della famiglia, la politica estera, la libertà di espressione, la difesa dei diritti umani, il riconoscimento legale dell’identità di genere,la partecipazione alla vita pubblica, politica e culturale e, infine, l’opinione pubblica.

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Molti sindaci hanno ripetutamente cercato di riconoscere le unioni same-sex a livello locale – scrive l’Ilga a proposito dell’Italia – (sia riconoscendo quelle celebrate all’estero che permettendo ai residenti di registrarsi in registri civili), portando a lunghi scambi tra le amministrazioni locali e quelle giudiziarie sul riconoscimento dei matrimoni celebrati all’estero. Il governo ha promesso più volte che avrebbe proposto una legge nazionale sulle unioni civili entro Gennaio 2015. Un tribunale regionale ha autorizzato la trascrizione del certificato di nascita di un bambino nato all’estero da due madri e due sentenze contraddittorie sono state emesse sulle stepchild adoption. L’educazione alle differenze è risultata molto divisiva ed ha portato il ministro responsabile a rivedere le linee guida attuali”.

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Il report elenca poi una serie di fatti di cronaca che rappresentano il modo in cui in Italia vengono affrontati e vissuti ognuno degli ambiti usati come parametri per il ranking, a partire dalle difficoltà ad avviare progetti di educazione alle differenze nelle scuole, per l’opposizione di associazioni di genitori cattolici, organizzazioni di destra e rappresentanti della Chiesa, passando per l’ormai famigerata circolare del Ministro Alfano contro le trascrizioni dei matrimoni same-sex contratti all’estero, fino al caso degli attivisti di Perugia denunciati per un bacio scambiatosi durante una veglia delle Sentinelle in Piedi.

Il report completo può essere letto qui .

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