La Repubblica Ceca scagiona 30 sieropositivi dall’accusa di aver diffuso l’infezione

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Il governo ceco punta sulla criminalizzazione dell'HIV come via per la prevenzione.

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La Repubblica Ceca ha ritirato le accuse che erano state mosse contro 30 uomini gay sieropositivi arrestati all’inizio del 2016 nell’ambito di un’inchiesta aperta dall’autorità di salute pubblica di Praga.

L’inchiesta era scattata dopo che gli uomini si era recati presso cliniche di salute sessuale con sintomi di malattie sessualmente trasmissibili diverse dall’HIV. Da qui gli ufficiali hanno dedotto che avevano avuto rapporto omosessuali non protetti, pur sapendo di essere sieropositivi.

Nella Repubblica Ceca è un crimine esporre intenzionalmente qualcuno al virus dell’HIV ma nessuno aveva sporto denuncia o comunque segnalato queste persone e, cosa ancora più grave, molte malattie a trasmissione sessuale possono essere contratte anche usando il preservativo. Gli inquirenti che hanno gestito la vicenda sono stati pubblicamente condannati dai difensori dei diritti umani e della salute sessuale.

Ora la notizia è che le autorità hanno lasciato cadere tutte le accuse contro gli uomini per mancanza di prove.

Questo tipo di approccio, ovvero la criminalizzazione dell’HIV, dovrebbe servire a prevenire le infezioni, in realtà è appurato ormai che questa via non funziona. La criminalizzazione anzi fa sì che la gente eviti di fare il test, stigmatizza le persone sieropositive e diffonde la convinzione (sbagliata) che sia la legge a tutelare dall’infezione, portando di fatto a proteggersi meno.

 

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