RETATE NEI BATTUAGE

Gay e Crusing: a Genova la polizia avrebbe schedato chi batteva. In qualche caso ha fatto scattare le manette. E’ illegale. E si può denunciare il fatto alla magistratura. Ecco come.

Si ritrovano in luoghi bui ed equivoci, si aggirano loscamente scrutando con avidità, non rivelano quasi mai il loro vero nome al primo incontro, ma vogliono conoscere il tuo. Vogliono una sola cosa. Sesso? No, schedarti.

Non stiamo parlando dei normali frequentatori dei battuage, infatti, ma della polizia che – pare – in alcuni casi si apposta per cogliere sul fatto gay più o meno occasionali, alla caccia di un incontro proibito. E’ successo in questi giorni a Genova: già qualche anno fa alcuni poliziotti in borghese si sono messi a battere nella zona delle Mura delle Cappuccine, storico ritrovo di omosessuali in cerca di effusioni.

Hanno finto di voler anche loro "concludere" l’incontro, ma al momento in cui l’altro si calava le brache, scattavano le manette per atti osceni in luogo pubblico. La faccenda è andata avanti per un po’ e ha messo nei casini più di 150 persone, fino al processo che ha però sconfessato la Polizia del tutto, facendo fare al Questore che aveva avuto la bella idea di intraprendere questa losca iniziativa una figuraccia da non dimenticare: tutti assolti, perché, a fronte di una provocazione, non si poteva parlare né di atti osceni né di violenze sessuali.

Ma la Polizia genovese non molla ed è di questi ignori la notizia che nuovi appostamenti sarebbero stati condotti da alcuni uomini in borghese. Risultato: assolutamente niente. "Non abbiamo riscontrato reati – ha dichiarato un portavoce della Questura – La zona è risultata essere utilizzata da chi esercita la prostituzione maschile solo per stabilire dei contatti. Poi, per gli incontri, le coppie appena formate salivano in auto e si allontanavano". Nonostante l’assenza di reato, pare che i nominativi di diciotto frequentatori della zona, tutti omosessuali, prostituti o clienti, siano stati registrati, creando tutte le condizioni per lasciar pensare a un atto di intimidazione lesivo anche della privacy dei cittadini. Ezio Menzione, avvocato del Foro di Pisa, attivista del movimento omosessuale e politico, oltre che esperto della rubrica Leo di Gay.it, ha seguito il caso e lo inquadra senza possibilità di fraintendimenti: "È una schedatura, non c’è altra parola per definirla. L’ammissione che questi ragazzi non stavano facendo proprio nulla non lascia dubbi: sono stati schedati soltanto perché sono omosessuali. È questo è un fatto estremamente grave, soprattutto dopo che la magistratura ha già stigmatizzato certi episodi del passato coprendo di ridicolo le forze dell’ordine".

La Questura, sentita sul fatto si prodiga in rassicurazioni: "non perseguiamo gli omosessuali, ma tutti coloro che commettono reato o disturbano la quiete pubblica". Secondo la Questura, che conferma che nessuno è stato sorpreso mente commetteva reato, gli accertamenti svolti non hanno condotto ad alcun tipo di schedatura, ma rientrano nella normale prassi di controllo dei documenti dei cittadini.

"Leggere che la Polizia scheda gli omosessuali è un titolo offensivo del nostro lavoro e delle finalità perseguite dal nostro servizio", protestano in Questura, assicurando che nessuna traccia è rimasta delle identificazioni compiute presso le Mura delle Cappuccine. La zona, secondo la Questura, è luogo di prostituzione non solo maschile, e di spaccio di droga, oltre che di schiamazzi ed episodi di vandalismo notturni. Per questo il Questore, in un incontro con la circoscrizione, si è impegnato a sorvegliarla costantemente.

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Ma Genova non è un caso isolato: anche a Bolzano, la notte tra il 10 e l’11 agosto scorso, ben sette auto dei Carabinieri si sono appostate nei pressi del Parco Petrarca, hanno rastrellato otto persone che lì passeggiavano protetti dalla penombra, li hanno radunati in piazza e si sono fatti consegnare i documenti per registrare i loro nominativi. E si potrebbe continuare a raccontare di episodi di questo tipo per pagine e pagine: basti solo rimandare al caso di un nostro lettore di Milano (vedi articolo) che è stato addirittura trattenuto per una notte in prigione, senza nessuna accusa.

Insomma, sembra quasi che il cruising, cioè gironzolare in una zona frequentata da gay per cercare compagnia, sia un reato. Ma non è così. Menzione ci spiega chiaramente cosa dice la legge in proposito: "Che un luogo possa costituire punto di ritrovo e di incontro, non costituisce certo un problema. Il problema è: che cosa concretamente si fa nel luogo di incontro. Siamo chiari: non è consentito all’aperto commettere atti osceni, vale a dire, per essere espliciti, niente atti che implichino esposizione degli organi sessuali in azione (insomma, niente masturbazione, né rapporti orali o anali). Lo si può fare all’aperto solo se si è in luogo assolutamente appartato e sostanzialmente irraggiungibile. Si può, invece, baciarsi e esprimersi con tenerezze". E se questi limiti vengono superati, "si rischia una denuncia e poi un procedimento che può portare ad una semplice multa (salata!), o addirittura ad un processo che può finire con una condanna eventualmente anche a mesi di prigione".

Però, anche se si affolla una strada o un parco scambiando quattro chiacchiere e magari dandosi un bacio, non si corre nessun rischio: ma qualche problema può sorgere, ad esempio, se qualche vicino perbenista fa una denuncia alla Polizia. E’ quello che è successo a Genova, dove i recenti controlli sono stati sollecitati dalle segnalazioni degli abitanti della zona. Ma, anche in questo caso, cosa dice la legge? I cittadini che vivono in vicinanza di una zona di cruising, non hanno nessun diritto di protestare, "a meno che il luogo di incontro non sia anche luogo di schiamazzi o di intralcio al traffico – ci spiega Menzione – Hanno il diritto (al pari di chiunque) di sporgere denuncia se vedono commettere dei reati, ma debbono farlo con un esposto, chiaro e sottoscritto".

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Con queste precisazioni riguardo ciò che dice la legge, è lecito chiedersi perché allora le Forze dell’Ordine compiano ancora atti così evidentemente lesivi del diritto del cittadino, anche del cittadino gay. Fino a che punto possono spingersi, quindi? "La polizia (e i CC e i VV.UU.) – precisa Menzione – hanno diritto di chiedere la carta di identità a chiunque in qualunque momento. Non di accompagnare in Questura, a meno che non vi siano dei dubbi sull’identità e si sia in presenza di un reato. Ogni altra forma di identificazione, individuale o collettiva, è una vera e propria "schedatura", come tale illegittima, anche se poi la polizia giura di aver buttato via i dati raccolti. E’ la schedatura in sé che è vietata. E’ successo giorni fa a Genova, ma succede assai di frequente un po’ in tutta Italia, all’aperto come nei locali".

Siamo davanti a dei veri e propri soprusi: che cosa si può fare per evitare di subirli? "Non si può fare nulla, individualmente. Non è neanche giusto astenersi da andare in un certo posto perché c’è rischio di controlli. Se uno non commette e non intende commettere reati, ha diritto di andare dove vuole. Cambiare posto è già dare ragione a chi vuole limitare i diritti degli omosessuali".

Allora cosa manca per far sì che finalmente anche il "diritto al cruising", se così vogliamo chiamarlo, ci venga riconosciuto? "Si tratta di trovare il coraggio e denunciare questi episodi alla magistratura – conclude senza mezzi termini Menzione – I diritti bisogna saperseli anche conquistare e mantenere. Quanti fra i 18 "schedati" ieri l’altro a Genova sono disposti a denunciare alla magistratura il comportamento della Polizia? Se qualcuno lo facesse, la prossima volta questa ci penserebbe due volte prima di fare un’ennesima operazione di aperta intimidazione".