Riapre L’After Line, lo storico disco bar gay di Milano

Nella “gay street” milanese, riapre il locale che fece da apripista alla “gayzzazione” della strada. Il racconto di cosa è successo direttamente dalla penna del suo proprietario, Felix Cossolo.

Una scommessa. Molto difficile certo ma a me piace mettermi in gioco. Dopo la chiusura delle mie "creature" Clubbing.

Ma non sempre si può essere fortunati. In questi ultimi anni il locale e la sua gay street si è "sputtanata". Le colpe? Cattiva gestione, disinteresse dell’amministrazione comunale e delle istituzioni, degrado e mancanza di solidarietà del movimento gay. Oltre al fatto che un locale è di tendenza per alcuni anni, non può reggere dal 1993, data di apertura dello storico disco bar.

Facciamo una breve cronistoria. Il locale nasce il 4 aprile come proseguo del successo riscosso dall’Hot Line club in Via Sammartini (a pochi passi dalla Stazione Centrale) e dalle ceneri della discoteca After Dark. All’epoca fece scalpore: per la prima volta go go boys ballavano sul bancone e sia il ristorante che il disco bar erano talmente affollati che il locale aggiunse degli spazi quali la sala Oasi rosa e la sala  Metro. Lo stesso giorno dell’apertura scritte naziste antigay  comparvero sulle saracinesche del locale. Il sottoscritto e Franco Grillini non rinunciammo ad apporre una targa ‘gay street’ simbolica. Era una provocazione ma ebbe il suo effetto, interessando i media che fecero una grande battage pubblicitario all’evento. Nel corso degli anni l’After Line ha aperto le porte a trasmissioni televisive e a personaggi pubblici (Loredana Bertè, Jimmy Sommerville, Platinette, Amanda Lear, Alessia Marcuzzi, Daria Bignardi, Luciano Soprani, Fabio Canino, Egon von Furstemberg, Imma Battaglia, Vladimir Luxuria,  Aldo Busi, Arturo Brachetti,  Paolo Limiti, Gianni Vattimo, David Leavitt) diventando molto conosciuto a livello nazionale. L’After Line alternava serate di vario genere: da quella di musica revival e disco, a quella coi go go boys e musica commerciale, fino ai momenti hot con spettacoli di strip integrale e al famoso single party (il 16 agosto del 1995, mentre Milano era deserta, l’After poteva contare oltre 800 clienti paganti alla "ricerca dell’anima gemella" guidati dal memorabile Dario Enriquez).

Frequentato in 15 anni da circa 1 milione di persone era un locale unico nel suo genere assolutamente di tendenza. Il mio sogno si stava realizzando: nella gay street ci sono bar, locali notturni, club privati, saune, libreria e redazione di un giornale. Un successo. Eppure c’è un "ma". La via resta comunque squallida e qui il nostro compito termina e dovrebbe intervenire l’amministrazione comunale più volte sollecitata e sempre latitante (1993-2004). Al nuovo sindaco di destra o di sinistra chiediamo che ci venga a trovare per rendersene conto. L’After Line ogni sera accoglie centinaia di ospiti e molti turisti stranieri rimangono amareggiati per l’assenza di decoro della gay street milanese. Non una panchina, non un albero, nemmeno un cestino portarifiuti, solo auto, sporcizia e rifugio di sbandati. Che dire? Aspettiamo che qualcuno ci interpelli, sollecito un incontro. E per finire chiedo agli organizzatori del Gay Pride milanese di mettere tra i punti all’ordine del giorno della manifestazione quella della richiesta di valorizzare la prima e unica gay street italiana. Tutto inutile, orecchi da mercante, non siamo mica a Barcellona, purtroppo.

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Ecco cosa scrivevo nel 2001 in una lettera aperta : «A giugno si terrà a Milano il gay pride nazionale. Erano anni che non si organizzavano iniziative di un certo spessore. Ricordo le serate in discoteca promosse da Babilonia, il "matrimonio" in piazza Scala, qualche sporadico corteo con presenza gay ma questa volta deve essere un’altra cosa. E quindi il mio impegno è incondizionato per sostenere questo appuntamento. Ho già incontrato i promotori e alcuni rappresentanti del Coordinamento Arcobaleno e tra le altre proposte mi piacerebbe che il 16 giugno sia una giornata dedicata a via Sammartini, la gay street milanese, con una festa a tema all’aperto nel pomeriggio di sabato, un happy drink, banda musicale, ragazzi pon pon, attività ricreative e culturali con la partecipazione di tutte le realtà nazionali gay, dei residenti e dei clienti dei locali. La serata dovrebbe proseguire nei vari punti di incontro della via. A questa iniziativa sarebbe interessante invitare il nuovo Sindaco di Milano. Nello stesso tempo partirebbe una raccolta di firme per procedere alla pratica di "adozione" della via stessa…». In effetti stavo solo sognando, nessuna risposta pervenne. Intanto altri locali di tendenza iniziarono a farci concorrenza, il Ricci e L’Elephant e una parte della clientela si spostò: quella più fashion, meno impegnata politicamente preferiva situazioni non apertamente dichiarate, gli stessi gestori si rifiutavano di mettere a disposizione la nostra free press e i flyer marcatamente gay (si fa ma non si dice, la politica di questi locali trendy).

Risposi con una strategia pubblicitaria insolita ma produttiva, investii in un anno 100 milioni di lire in budget pubblicitario sul Corriere della Sera e 50 milioni su Repubblica (era la prima volta che i due maggiori quotidiani nell’inserto milanese pubblicavano settimanalmente la pubblicità di un locale gay). Fu di nuovo un successo di pubblico.

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Nel 2004 decisi di ritirarmi e di consegnare chiavi in mano il locale in gestione ai miei dipendenti. Iniziò il declino. Nel 2008 subentrò la gestione di quelli del Trap di Brescia e qui non faccio commenti perché rischio una  denuncia per diffamazione se esprimo il mio sconsolato parere. Poi ci si è messo anche il Comune con il vice-sindaco De Corato che con la sua ordinanza di chiusura anticipata alle 22.00 determinò la chiusura forzata del locale. Da non dimenticare anche l’atteggiamento ostile della questura e del suo ispettore di via Schiaparelli che al posto di intervenire per tutelare i nostri diritti ha sempre avuto un atteggiamento omofobo nei nostri confronti.

Tra corsi e ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato siamo arrivati al 2009, dopo una fase in cui l’After è stato costretto a rinunciare alla sua licenza pubblica per divenire un club privato Arcigay. Con l’ultima sentenza del Tar della Lombardia ora possiamo riaprire come locale pubblico. Io e Grillini siamo riusciti ad avere un colloquio con il vice-sindaco e lo abbiamo pregato di chiudere le ostilità e le incomprensioni per iniziare un periodo di dialogo e collaborazione. Staremo a vedere.

Il 29 maggio l’After riapre. Non sarà facile ritornare ai vecchi gloriosi tempi, tra l’altro la crisi economica minaccia molte attività imprenditoriali. Tutto dipenderà dalla solidarietà del popolo gay. Io ci credo, non merito un insuccesso, dopo 33 anni di militanza nel movimento, Se mi va male mi ritirerò definitivamente ma confido in tutti coloro che hanno avuto fiducia in me in tutti questi anni e li ringrazio. Buona fortuna After!