Ricercatori australiani: “Scoperto il gene transex”

Uno studio condotto su 122 transessuali avrebbe rivelato la presenza di un ricettore androgeno più lungo rispetto a quello degli uomini eterosessuali. In programma altre sperimentazioni.

Questa è una di quelle notizie destinate ascatenare polemiche e a riaccendere il vecchio dibattito sul fatto che il proprio orientamento sessuale si scelga o sia, in qualche modo, imposto dalla natura. Secondo i ricercatori del Prince’s Henry Institute of Medical Research del Monash Medical Center sostengono di avere scoperto quale differenza genetica sta alla base del transessualismo. Non una scelta, quindi, stando allo studio australiano, ma una questione di geni. Per la precisione la scoperta si basa sulla presenza, in 112 uomini transessuali, di una versione più lunga del normale di un recettore androgeno. "E questa caratteristica – rivelano su Biological Psychiatry – determina un segnale più debole dell’ormone maschile, il testosterone". In ogni caso, aggiungono gli scienziati, "ci sono altri interruttori genetici sospettati di avere un ruolo nel transessualismo da uomo a donna".

Al di là di tutto, il risultato di questa ricerca pone l’accento su presunte cause biologiche e non psicosociali, di scelte personali o quant’altro. "Il recettore del testosterone meno efficiente – ipotizza la ricercatrice australiana Lauren Hare – potrebbe influire nello sviluppo cerebrale sin dal feto". E se così fosse, aggiunge Vincent Harley, "lo stigma sociale che addita l’identità transessuale come una scelta di vita verrebbe meno, lasciando il campo a una spiegazione biologica". Come se scegliere di vivere la propria vita in maniera più consona ai propri desideri fosse condannabile più che ritrovarsi a farlo per "cause di forza maggiore".

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In ogni caso, la sperimentazione continuerà su un campione più ampio di persone, sebbene questo sia già il più vasto studio condotto in questo campo, in termini di persone coinvolte ed esaminate.